Ponte sullo Stretto, Filca Cisl: “struttura indispensabile e strategica per lo sviluppo di tutta la Sicilia”

Filca Cisl: “Il ponte sullo Stretto di Messina è il biglietto da visita per l’infrastrutturazione di tutta la Sicilia”

Il ponte sullo Stretto deve ritornare al centro del dibattito. Senza pregiudizi, ma con un’analisi seria perché è un’infrastruttura indispensabile per lo sviluppo di tutto il territorio“. L’appello arriva dal Consiglio generale della Filca Cisl di Messina che, alla presenza del segretario generale della Filca Cisl Sicilia Paolo D’Anca e del segretario generale della Cisl Messina Tonino Genovese, ha fatto il punto sullo stato del settore edile in provincia.

È una grande opera che porterebbe anche al potenziamento delle reti viarie e ferroviarie – ha detto il segretario generale della Filca Cisl Messina, Giuseppe Famianoma consentirebbe di attrarre investimenti verso il Mezzogiorno e ridurre il divario tra Nord e Sud. Il ponte sullo Stretto è sempre stato un ostaggio politico, la sua realizzazione discussa solo per propaganda elettorale. Le infrastrutture non sono di destra o di sinistra, servono per soddisfare i bisogni della collettività“.

A dare forza è stato il segretario generale della Filca Cisl Sicilia, Paolo D’Anca. “Il ponte sullo Stretto deve essere il biglietto da visita dell’opera di infrastrutturazione che si deve fare in Sicilia, l’opera simbolo che rilanci tutti i lavori nell’isola. Siamo pronti a scommetterci insieme alla Cisl e alla Filca regionali e territoriali siciliane e calabresi per una grande iniziativa che rimetta al centro dell’agenda politica la realizzazione della grande opera“.

Tonino Genovese, segretario generale della Cisl Messina, ha evidenziato come sia necessario incidere, anche come sindacato, sul lavoro nero e “pensare da Città Metropolitana”. “Lo siamo ma non agiamo sfruttando una tale opportunità – ha ricordato – Le risorse ci sono, disponibili grazie ai Patti per il Sud, per la Sicilia ma il problema è legato alle difficoltà per la loro spendibilità perché mancano i progetti, non c’è una programmazione vera degli interventi. La Zes, in questo senso, assume una rilevanza strategica perché può attrarre investimenti importanti ma si deve prevedere la possibilità per la Regione Sicilia di costituire la terza Zona Economica Speciale agganciata all’Autorità Portuale dello Stretto. Altrimenti rischiamo di non avere la Zes sul territorio, cosa gravissima per lo sviluppo o, peggio, di ritrovarci una Zes agganciata ad altra Autorità Portuale, Palermo o Augusta“.

Il segretario generale della Cisl Messina ha quindi sottolineato come lo “sviluppo del territorio passi dalla capacità di mettere a sistema tutti i settori della produzione e dell’accoglienza. Ma senza infrastrutture logistiche è impossibile renderlo attrattivo economicamente e socialmente”.

Lungo, come al solito, è stato l’elenco delle opere che restano incompiute in provincia di Messina e anche drammatico il resoconto dei dati provenienti dalla Cassa Edile sul lavoro nel settore. La massa salari è più che dimezzata in dieci anni (dai 103 milioni di euro del 2008 ai 42 milioni di euro del 2017) e il numero degli operai dichiarati è passato dai circa 14 mila del 2008 ai 6.166 del 2018.

“Nella nostra provincia il settore delle costruzioni sta pagando il prezzo più alto della crisi – ha detto Famiano – il futuro del nostro territorio dipende dal rilancio del settore edile e senza un intervento immediato e incisivo della classe politica rischia di scomparire“. Il numero delle gare, nei primi 10 mesi del 2018, è infatti sceso del 30% rispetto allo stesso periodo del 2017 e il valore degli importi ha registrato un calo del 73%.

Proprio quando partono i lavori per il porto di Tremestieri e la via Don Blasco, la Filca Cisl ricorda il protocollo d’intesa siglato nel 2014 tra sindacati e Comune di Messina per l’utilizzo della manodopera locale da parte delle imprese aggiudicatarie dei lavori. “Dobbiamo vigilare sul rispetto del protocollo – ha detto Famiano – perché serve dare ossigeno ai tanti lavoratori messinesi che oggi sono tagliati fuori dal mercato a causa della riduzione del lavoro”.