Messina: un viaggio tra le antiche tradizioni di Natale

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Il Natale rivissuto dai tempi antichi ai giorni nostri: Messina ci racconta i preparativi alle feste natalizie e il trascorso di quei giorni

Il Natale a Messina è sempre stata per tutti una grande festa, ma è più vista come senso del riposo. Stiamo lì a spulciare l’agenda sul telefono, già da settimane prima, cercando di capire quanti giorni di pausa ci spettano dal lavoro. E forse non ci siamo mai soffermati a pensare a quanto bello sarebbe poter rivivere quel Natale in cui non si dava valore agli Alberi scintillati e carichi di addobbi, ma si prospettava la mente alle piccole cose: letizia, gioia, festa, armonia, serenità, tutti elementi che ci scaldavano il cuore. Allora si viveva di piccole cose, e nelle minute viuzze si potevano udire i dolci suoni del “ciaramiddaru”, il personaggio che si attingeva a suonare la zampogna soffermandosi casa per casa. Chiunque vi ci passava vicino poteva ne poteva riconoscere la melodia dolce e inconfondibile.

Il Natale era fatto di piccole grotte col Bambin Gesù allestite nelle case, per le strade e dentro le botteghe.

Nelle abitazioni più signorili, invece, si poteva già apprezzare la presenza dei primi Alberelli, anch’essi semplici ma gioiosi, arricchiti con addobbi unici e rari; ognuno realizzava l’oggetto che più lo rappresentava, fatto di fili di lana, o pasta colorata, come ci insegnavano le maestre all’asilo. Altri invece si facevano a gara per chi realizzava il presepe più complesso e mistico.

Arrivava poi la volta della preparazione delle grandi cene. Banchetti semplici e ricchi di cose fatte in casa per il Natale: pane, biscotti, timballo di pasta, e carne di vario tipo. Pesce fresco acquistato di mattina presto al molo per il cenone di Capodanno, forse una delle poche tradizioni che a Messina sono rimaste nel tempo. Pezzo forte della serata di San Silvestro erano il piatto di lenticchie mangiato prima dello scoccare della mezzanotte. Come augurio per l’anno nuovo si pensava bene di mangiare un pò di lenticchie augurandoci un ricavato economico importante.

Finita la cena era la volta dei giochi, come il mercante in fiera o la tombola (si utilizzavano i ceci per coprire i numeri) o la “scopa” e la “briscola” per gli uomini, il tutto accompagnato dagli “scacci” che altro non sono che noci e noccioline che tutt’ora è d’abitudine portare in tavola.

E’ convincente il fatto che molte delle tradizioni di una volta stanno andando scomparendo, forse non si sente più il “ciaramiddaru“, anche se dominano ancora i presepi viventi che vengono realizzati ogni anno in molti paesi messinesi, e forse preferiamo illuminare le nostre case con il famoso albero anzichè con il presepe, ma l’importante è non perdere mai di vista i valori quali gioia, amore e serenità e che non importa se siano una grotta semplice o una giostra gigantesca a farci rivivere la magia del Natale, ciò che conta davvero è non dimenticare mai quello che è stato fatto prima di noi, ma ricordarlo nel corso del tempo.


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