Clima, Italia si candida ad ospitare la Cop26 nel 2020: Messina e Reggio Calabria sede ideale, per lo Stretto è un’occasione d’oro

  • Foto di Stefania Vadalà
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  • Stefania Vadalà
    Stefania Vadalà
  • Foto StrettoWeb / Salvatore Dato
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Il Governo ha ufficialmente candidato l’Italia ad ospitare la Cop26 del 2020: si tratta della “Conference of the Parties” sui Cambiamenti Climatici e coinvolge 196 Paesi di tutto il Mondo. Sarebbe un’occasione straordinaria per Messina e Reggio Calabria

È di ieri la notizia della candidatura ufficiale dell’Italia ad ospitare la Cop26, la Conferenza Mondiale sui Cambiamenti Climatici che si terrà nel 2020 coinvolgendo tutti i Paesi del Mondo. La candidatura è stata formalizzata a Katowice, in Polonia, dove oggi si conclude la Cop24, dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, e dal premier Giuseppe Conte. Per Costal’educazione ecologica dovrebbe essere in grado di stimolare il pensiero critico sulle interconnessioni tra gli aspetti ambientali, economici, e sociali delle sfide globali che affrontiamo”. È importante dare la giusta educazione ambientale e climatica non solo ai bambini presso le scuole ma all’intera popolazione di qualsiasi fascia d’età, senza alcuna preferenza o restrizione. Si, perché un Paese civile ed evoluto sa dare ampio spazio e considerazione a queste tematiche di sostenibilità, perché bisogna valorizzare qualsiasi aspetto sociale e culturale affinché si possa avere, nel nostro caso, un Italia degna di nota ed attenzione a livello internazionale.

Ma ci staremo tutti domandando dove si terrà la grande reunion, a quale luogo si possa fare riferimento, a quale si possa dare l’importanza ed il valore di riscatto. O meglio, nessun valore di riscatto per le città che in realtà da sempre sono state considerate la ciliegina sulla torta. Perché purtroppo si ritiene sempre opportuno nascondere le bellezze che non sono quelle dell’antica Roma, o quelle di Firenze, o ancora quelle di Venezia o più in generale delle grandi metropoli del Nord.

Se l’Italia venisse scelta come Paese che può ospitare la conferenza Onu sul clima, vorremmo forse fare l’errore di centrarla in luoghi dove vi è costante presenza deleteria di inquinamento, dove bisogna addirittura stoppare la circolazione delle vetture affinché la “nube nera” possa celarsi più possibile? Perché invece non mettere in risalto il limpido panorama dello Stretto di Messina, dove le dolci brezze marine rendono l’aria pulita e sana ogni giorno? Perchè non mettere in evidenza le vie incantevoli della preziosa e suggestiva Taormina, la vista mozzafiato messinese, che si appoggia dolcemente in mezzo ad un porto degno di storia e grande valore, o ancora il lungomare di Reggio Calabria definito da Gabriele D’Annunzioil più bel chilometro d’Italia” con i suoi alberi secolari e la vista sull’Etna, e infine fare dei Bronzi di Riace il più bel testimonial della lotta ai cambiamenti climatici? Due guerrieri simbolo della civiltà dell’antica Grecia, storicamente contraddistinta per il rispetto della natura e dell’ambiente.

Se Messina e Reggio Calabria potessero ospitare la Cop26, sarebbero invase da Ministri, Delegati, Scienziati e Giornalisti di oltre 195 Paesi del Mondo, e avrebbero per 14 giorni consecutivi la straordinaria vetrina di tutti i mass-media planetari: sarebbe un indotto straordinario per l’economia del territorio e soprattutto uno spot turistico senza precedenti per far conoscere le bellezze messinesi e reggine a tutto il mondo. Sia nell’immediato che nel lungo termine: se dopo il “Protocollo di Kyoto” che dal 1997 in poi ha reso eternamente famosa la città giapponese prima conosciuta oltre il suo Paese, ci fosse un “Accordo” o un “Protocollo” dello Stretto di Messina ad influenzare le scelte ambientali e climatiche di tutto il Mondo per i decenni successivi? Tra l’altro in un luogo simbolicamente strategico per il clima viste le caratteristiche particolari e uniche proprio dello Stretto, e ad alto rischio idrogeologico e naturale quindi particolarmente avvezzo a testimoniare le gravi conseguenze dei cambiamenti climatici sui territori.

Le più importanti conferenze sul clima non si sono svolte in grandi capitali, ma in città come appunto Kyoto nel 1997 o Katowice in questo 2018, ma anche Bonn nel 2017 e Marrakech nel 2016.

E poi, parliamoci chiaramente: in posti come questi si può veramente dare valore e spiegazione al clima e alla sua educazione. Non bisognerebbe assolutamente discuterne lì dove per vedere la limpidità del cielo bisogna aspettare che la gente vada in vacanza e che la città dunque si spopoli. Milano ha già ospitato la Cop9 nel 2003 e riteniamo giusto che adesso questo onore tocchi a qualche altra realtà che fa dell’ambiente e del clima un proprio motivo di vanto.

Dopo il G7 a Taormina sarebbe un ulteriore motivo di orgoglio non solo per il territorio dello Stretto, ma per l’Italia intera che può gonfiarsi il petto delle bellezze del Sud e delle capacità organizzative già dimostrate in occasione del vertice internazionale del 2017.

Ci pensino, quindi, i Sindaci delle due città, Falcomatà e De Luca, i due Presidenti delle Regioni, Oliverio e Musumeci, e tutti i deputati che in parlamento si stanno impegnando per il territorio dello Stretto: è la più grande occasione che il nostro territorio non si dovrebbe lasciare sfuggire.


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