Sanità in Calabria: i sindacati chiedono a convocazione degli stati generali

Baldari (Fp Cgil), Giordano (Cisl Fp) e Bartoletti (Uil Fpl) chiedono la convocazione degli stati generali della sanità in Calabria

“Nel nostro paese e ancor più nella nostra regione esiste una vera emergenza sanità che ha molteplici cause e crea una profonda diseguaglianza nell’accesso ai servizi tanto da determinare una vera e propria messa in discussione dell’universalismo che la Riforma Sanitaria con la legge 833 del 1978 aveva con forza affermato. E’ per questo che il 19 settembre scorso, CGIL CISL e UIL hanno organizzato a Salerno una grande assemblea nazionale in cui hanno presentato la proposta di piattaforma per rafforzare il SSN, avviando una campagna di iniziative regionali per sostenere il pieno rispetto del diritto universale alla salute e con l’intento di recuperare il drammatico deficit nell’offerta di servizi e prestazioni nella sanità e nell’ambito socio – sanitario, soprattutto nel Mezzogiorno. In coerenza con quanto annunciato a Salerno e, soprattutto in ragione della profonda crisi in cui da anni è impantanata la Sanità calabrese, con grande coesione unitaria, la FP Calabria, la CISL FP e la UIL FPL, hanno concordato di organizzare nel solco della proposta confederale, a breve, gli Stati generali della Salute in Calabria, un evento che dovrà chiamare a confrontarsi tutti gli attori del sistema Regionale sanitario calabrese sulla proposta che le sigle sindacali presenteranno per provare a dare un contributo concreto alla soluzione dei problemi culturali, organizzativi e di sistema che hanno precipitato i servizi di assistenza e cura in un limbo decennale”, è quanto scrivono in una nota Baldari (Fp Cgil), Giordano (Cisl Fp) e Bartoletti (Uil Fpl). “Per contro -continua la nota- siamo altrettanto consapevoli, delle caratteristiche tutte calabresi che hanno aggravato la condizione dell’assistenza e che hanno radici affondate nell’intreccio mortale tra politica e gestione della sanità come luogo di radicamento degli affari di potere affatto trasparenti, che, negli anni, hanno condizionato sempre più il SSR, tanto da condurlo oggi, soprattutto in alcune province, in asfissia. Sono troppi i problemi che assillano la Sanità in Calabria, a partire da quelli legati alla mancanza di Strutture territoriali che possano costituire un idoneo filtro alla richiesta di assistenza sanitaria, che, soprattutto nei giorni festivi e prefestivi, aumenta in maniera esponenziale in tutti i Pronto Soccorso dell’intera Regione, determinando una attività emergenziale non adeguata agli Ospedale Hub e Spocke, destinati a un’assistenza di alta specializzazione.

Tali carenze, tra l’altro, sono da intestare ai pessimi Amministratori che si sono avvicendati negli anni, causando disordine nella gestione delle Asp calabresi, consegnando agli attuali manager una situazione di fatto ingovernabile. E’ chiaro a tutti che, date queste premesse, è impossibile recuperare una situazione di così grave disagio se non si programma una terapia d’urto adeguata alla crisi profonda che ormai da anni caratterizza la Sanita Calabrese. In un Paese civile -aggiune la nota-  il Sistema Sanitario è uno degli indicatori che dà lustro agli amministratori in funzione della loro capacità di raggiungere quei risultati di eccellenza previsti dalla legge 833 del 1978, che metteva al centro della riforma sanitaria tre cardini principali: prevenzione, riabilitazione e cura. Nel 1978 veniva introdotto in Italia un modello di sanità che la Calabria, regione da sempre restia ai cambiamenti, tardava ad accettare, ma che, dopo un primo momento di elaborazione ed adattamento, stava iniziando a dare i suoi frutti anche nella nostra Regione. A distanza di 40 anni, registriamo, però, un decadimento della Sanità Calabrese, le cui cause hanno radici profonde tra cui anche la natura dei cosiddetti Comitati di Gestione, costituiti sostanzialmente da rappresentanti nominati da tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, che avrebbero dovuto realizzare quel modello di Sanità delineato dalla legge n. 833/78 che tutti auspicavano, ma che di fatto si è tradotto solo ed esclusivamente in una bieca spartizione politica del potere economico ed elettorale che la Sanità rappresentava e continua a rappresentare. A seguire, ulteriori riforme, sancirono la nascita delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere governate dai manager.

L’aziendalizzazione del Sistema Sanitario non ha prodotto risultati soddisfacenti, a nostro avviso, per molti motivi, tra cui, ancora, lo stretto legame del management con la politica, che non ha consentito una gestione libera e finalizzata al conseguimento di risultati incentrati sull’erogazione di servizi rispondenti ai bisogni dei cittadini e di qualità. L’enorme debito accumulato, il mancato conseguimento dei LEA e quant’altro hanno condotto, secondo legge, al commissariamento della Sanità Calabrese. Le tante criticità, i disservizi e le mancate risposte hanno generato una rilevante emigrazione sanitaria, che si presenta devastante per il budget economico della Regione. L’enorme mole di danaro che la Calabria spende in mobilità passiva, piuttosto che in investimenti per migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie, si traduce in oro colato per le Regioni dove è più forte la migrazione sanitaria dei Calabresi. Questo è il quadro, a cui si aggiunge uno scontro di potere che vede contrapposte più istituzioni, da una parte il potere Regionale che rivendica il diritto a programmare la politica sanitaria del proprio territorio, ma non lo fa, dall’altra la Struttura commissariale, con il proprio rappresentante che ha piena delega nella gestione sanitaria, a cui si aggiunge un terzo attore che è rappresentato dai politici di maggioranza eletti nell’ultima tornata elettorale che, a loro volta, rivendicano una fetta di potere. Tutti accomunati dall’evidente difficoltà a dialogare tra di loro. In tale situazione, il sindacato Confederale non può rimanere insensibile di fronte alla pressante richiesta dei cittadini che rivendicano giustamente, quel diritto alla salute sancito dalla Costituzione italiana. Così come, il Sindacato non può rimanere insensibile di fronte al disagio forte del personale sanitario, ormai continuamente esposto ad ogni forma di aggressione. Operatori sanitari che nonostante l’età media avanzata, nonostante le carenza numerica, nonostante le difficoltà organizzative e operative, dovute all’assenza di una vera politica di programmazione sanitaria, continuano a far funzionare, con ogni mezzo, i vari Presidi sanitari calabresi “sfasciati” da nefasti giochi di potere.

Un Sanità calabrese che raccoglie il grido di allarme proveniente da ogni angolo della Regione, sotto varie forme ed espressioni. Adunate di sindaci e cittadini che gridano il loro dissenso ed il loro disperato bisogno di sanità, Direttori Generali costretti a dimettersi senza spiegazioni esaudienti, lo stesso Clero costretto a scendere in campo per richiamare l’attenzione del Governo nazionale su una situazione senza ritorno. Una situazione analizzata a fondo dalle Segreterie regionali di FP CGIL – CISL FP- UIL FPL, che riuniti gli Organismi unitari, hanno deliberato che in Calabria è arrivato il momento di convocare gli Stati Generali della Sanità, invitando tutti i livelli istituzionali che rappresentano il sistema governativo del territorio, primi fra tutti il Governatore della Calabria e il Commissario per il Piano di rientro, i Direttori Generali delle ASP e delle Aziende Ospedaliere calabresi, Operatori, Associazioni e singoli cittadini. Uno spazio aperto di confronto per realizzare una valutazione realistica sul Sistema sanitario calabrese, mettendo al centro della discussione un radicale progetto di riorganizzazione e rilancio del SSR, che dovrà finalmente soddisfare le aspettative ed i bisogni della popolazione Calabrese. FP CGIL – CISL FP- UIL FPL della Calabria invitano il Ministro della salute, Giulia Grillo, a partecipare alla riunione degli Stati Generali della Sanità calabrese”, concludono.