Mafie e scommesse online, la regia di tutto era dei clan di Bari [NOMI e DETTAGLI]

Questa indagine certifica la radicale evoluzione in chiave economico finanziaria di quelli che sono, sul piano strategico, i nuovi ambiziosi obbiettivi della criminalità organizzata barese

Precedenti importanti operazioni antimafia hanno già dimostrato la capacità di settori della criminalità mafiosa barese, storicamente legati al clan Capriati e al clan Parisi di aver saputo compiere, attraverso la pratica del riciclaggio, i primi passi nel passaggio da un modello tradizionale di “mafia militare” a quello più evoluto di “mafia degli affari”.
Ora questo percorso evolutivo segna un svolta epocale, il suo più clamoroso salto di qualità. E’ infatti questa l’indagine che, per la prima volta, certifica la radicale evoluzione in chiave economico finanziaria di quelli che sono, sul piano strategico, i nuovi ambiziosi obbiettivi della criminalità organizzata barese. Non più semplice attività di riciclaggio, ora si entra in maniera prepotente e spregiudicata nei settori di avanguardia del mercato economico globale e lo si fa da protagonisti, con investimenti diretti verso un settore altamente strategico quale quello delle scommesse e del gioco d’azzardo: un ambito che, proprio grazie alle nuove tecnologie e alla globalizzazione, è oggi capace di generare profitti straordinariamente significativi. La mafia degli affari ha ora assunto, stabilmente, una sua specifica identità imprenditoriale e “cerca i nuovi adepti nelle migliori Università”.
La regia è sempre riconducibile a quelle componenti legate ai clan Capriati e dei Parisi, che nel tempo hanno mostrato una particolare attenzione ai processi di infiltrazione nel sistema economico: ora più che mai “gli indici” non tirano più i grilletti delle armi ma “cliccano” sulle tastiere dei personal computer e sugli smartphone di ultima generazione per gestire in rete il gioco d’azzardo e “per movimentare” il denaro ricavato.
Un mercato, quello delle scommesse illegali, che, soprattutto attraverso il settore “on line”, attira milioni di utenti/scommettitori con possibilità di enormi profitti “non tracciabili”.
Da Malta a Curacao passando per le Isole Vergini e le Seychelles: oltre 1 miliardo di euro sono stati movimentati a colpi di “clic” da questa associazione criminale che si è strutturata come una vera e propria “multinazionale” delle scommesse, pur mantenendo il suo cuore pulsante e il suo centro di potere all’interno di un contesto familiare direttamente riconducibile ai Martiradonna.
E’ questa la nuova mafia: la mafia del “clic”, la mafia del “punto. com”.
Promotore di questa vasta organizzazione è senza dubbio Vito Martiradonna, più noto alle cronache giudiziarie con il nomignolo di “Vitin lEnèl”, già condannato per il delitto di associazione di tipo mafioso insieme al boss ergastolano al 41 bis Tonino Capriati nel processo “Borgo Antico”, significativamente definito in quella sentenza come “cassiere” del clan, dotato di “mente raffinata”. Da cassiere a bookmaker: questo è oggi il grande salto di qualità di Martiradonna, reso possibile dal decisivo contributo della nuova generazione di famiglia e, in particolare, dalle straordinarie competenze tecniche acquisite nel settore delle scommesse da Francesco Martiradonna, supportato dai suoi fratelli Michele e Mariano: sono i figli di Vito Martiradonna.
E’ proprio la sinergia di conoscenza tecnica e fama criminale il binomio vincente su cui i Martiradonna hanno fondato il successo economico e la rapida ascesa imprenditoriale, diventando un vero e proprio punto di riferimento anche per le organizzazioni mafiose interessate a questo lucroso business.
Ciò, in particolare, è avvenuto non solo in ambito locale, dove i Martiradonna hanno proficuamente interagito con autorevoli esponenti del clan Capriati e del clan Parisi, ma anche in Sicilia, Calabria e Campania, regioni notoriamente dominati dalle cd. mafie storiche, perché anche per Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra “Martiradonna è un nome pesante”. Il processo di espansione territoriale di questa impresa criminale ha portato alla costruzione di una complessa e articolata rete associativa, strutturata attraverso una rete “capillare” di società ubicate nei paradisi fiscali, a loro volta schermate da trust e fiduciarie, con un assetto piramidale che vede saldi al vertice i Martiradonna e che si sviluppa in linea discendente attraverso la vasta filiera dei master, degli agenti e sub-agenti: sono loro quella vasta “zona grigia” di figure intermodali che hanno il compito di acquisire “pezzi di territorio” e fidelizzare il cliente/scommettitore proponendo delle quote più favorevoli.
Un sistema completamente illegale e sconosciuto al fisco che, proprio grazie alla complessa articolazione degli assetti societari, ha oramai assunto una proiezione transnazionale, conseguendo importanti spazi commerciali anche in altre nazioni come Brasile, Colombia, Nigeria, Romania, Vietnam, Panama, Paraguay Argentina, Russia, solo per citarne alcune, in cui il rischio, anche a causa di una legislazione poco incisiva sotto il profilo punitivo, è nullo se confrontato con gli enormi profitti, ammontanti a centinaia di milioni di euro.
Ed è proprio il tema dei profitti l’altro importante capitolo sviluppato e approfondito nell’ambito di questa indagine: si è riusciti, grazie a mirate indagini economico-patrimoniali, ad individuare e a porre sotto sequestro i significativi investimenti economico-patrimoniali effettuati, nel corso del tempo, dai Martiradonna e dai Parisi attraverso un’articolata trama di intestazioni fittizie. Nell’ambito dell’attività di contrasto patrimoniale sono stati messi in campo i molteplici strumenti di intervento offerti dalla normativa vigente, con particolare riferimento al sequestro finalizzato alla confisca per sproporzione del rapporto fonti-impieghi e al sequestro finalizzato alla confisca per equivalente nonché alle misure di cautela reale specificatamente previste per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da reato.

I numeri:

167 soggetti monitorati
300 mila progressivi di intercettazioni telematiche.
190 mila progressivi di intercettazioni telefoniche;
40 mila ore di intercettazioni video
13 mila ore di intercettazioni ambientali

La Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Bari, in sinergia con gli specialisti della Guardia di Finanza del GICO di Bari e dello SCICO di Roma, a seguito di una attività investigativa iniziata nel luglio 2015, sta eseguendo 22 misure cautelari personali nei confronti di:

misura della custodia cautelare in carcere

1. Antonio Buontempo, nato a Bari il 25.5 1976;
2. Francesco Martiradonna, nato a Bari il 27.3 1973;
3. Mariano Martiradonna, nato a Bari il 14.5 1981;
4. Michele Martiradonna, nato a Bari il 16.7 1969;
5. Vito Martiradonna, nato a Bari il 14.5 1948;
6. Giovanni Paolo Memola, nato a Bari il 23.7 1979;
7. Tommaso Parisi, nato a Bari l’11.8 1983;

misura degli arresti domiciliari

8. Michele Buontempo, nato a Bari il 4.1 1979;
9. Francesco Catacchio, nato a Bari il 30.9 1980;
10. Michele Cinquepalmi, nato a Bari il 28.8 1971;
11. Santino Concu, nato a Cagliari il 21.1 1957;
12. Giuseppe Decandia cl. ’75, nato ad Altamura (BA) il 13.4 1975;
13. Alessandro Di Bello, nato a Foggia il 21.5 1978;
14. Mariella Franchini, nata a Bari l’8.1 1961;
15. Andrea Gaiti, nato a Gazzaniga (BG) il 2.6 1974;
16. Fabrizio Gerolla, nato a Torino il 2.3 1964;
17. Giuseppe La Gala, nato a Foggia il 21.7 1959;
18. Luigi Lucarelli, nato a Bari il 20.2 1969;
19. Gianpaolo Mapelli, nato a Calcinate (BG) il 30.6 1970;
20. Raffaele Tagliente, nato a Taranto il 18.10 1980;
21. Dante Taranto, nato a Napoli il 3.4 1983;
22. Paolo Carlo Tavarelli, nato a Napoli il 28.4 1970;

Il sequestro preventivo di beni, anche per equivalente, fino a concorrenza di circa 200 milioni di euro nei confronti degli indagati, sia con riferimento alle persone fisiche che alle persone giuridiche coinvolte.