Mafia e scommesse: clan Santapaola e Cappello in gioco, fatturati 20 mln l’anno

Provvedimenti di fermo anche nei confronti di esponenti dei clan mafiosi Santapaola-Ercolano e Cappello, per il controllo del mercato delle scommesse sportive

Cosa nostra in gioco con un volume d’affari da 20 milioni di euro in un solo anno. Ventotto i provvedimenti di fermo eseguiti su ordine della procura distrettuale di Catania, da Guardia di finanza, polizia di Stato e carabinieri del Nucleo investigativo, con il concorso del Raggruppamento operativo speciale, anche nei confronti di esponenti dei clan mafiosi Santapaola-Ercolano e Cappello, per il controllo del mercato delle scommesse sportive. I reati contestati, nell’ambito dell’operazione “Revoluntionbet”, sono quelli di associazione mafiosa, associazione a delinquere, a carattere transnazionale, finalizzata all’illecito esercizio sul territorio nazionale di giochi e scommesse sportive, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, truffa a danno dello Stato, omessa e infedele dichiarazione dei redditi, reati aggravati dalla finalita’ di agevolazione dell’associazione di stampo mafioso, per avere consentito ai due clan l’infiltrazione e la connessa espansione nel settore dei giochi e delle scommesse on line, nonche’ l’autoriciclaggio dei proventi. Eseguiti in via d’urgenza sequestri preventivi di beni per un valore di circa 70 milioni di euro localizzati in Italia e all’estero, nonche’ di quarantasei agenzie di scommesse/internet point, nelle province di Catania, Messina, Siracusa, Caltanissetta e Ragusa. Individuati un centinaio di rapporti bancari e conti correnti accesi in Italia e nelle Isole di Man, mentre altrettanti conti correnti e depositi bancari sono stati individuati in altri Paesi. Monitorata l’attvita’ di esponenti di spicco dei catanesi Carmelo, Giuseppe e Vincenzo Placenti, la cui attivita’ criminale per conto dei Santapaola Ercolano anche in settori diversi da quello del gaming on line era gia’ ben nota. Le indagini si sono avvalse tutte, oltre che di attivita’ tecniche e dinamiche, del contributo di un collaboratore di giustizia che era stato, grazie alle proprie competenze tecniche specifiche, l’ideatore della struttura organizzativa del sistema in grado di fatturare, solo per il sito web revolutionbet365.com, circa venti milioni di euro tra ottobre 2016 e giugno 2017, volume di scommesse del tutto sconosciuto all’Erario. Un’attivita’ che ha assicurato alle cosche un profitto complessivo di oltre 50 milioni di euro tra il 2011 e il 2017. Le agenzie di scommesse simulavano un’attivita’ di trasmissione dati per la raccolta on line di scommesse, ma in realta’ operavano la tradizionale raccolta da banco per contanti. Un’attivita’ schermata attraverso un reticolo di societa’ estere (localizzate principalmente nelle Antille Olandesi a Curacao) amministrate da prestanome e che permetteva ai clan di riciclare, anche attraverso il passaggio di denaro sui conti correnti accesi in Paesi non cooperativi, i guadagni conseguiti. Il gruppo Placenti, attraverso il sito revolutionbet, aveva compiuto un autentico salto imprenditoriale assurgendo al primario ruolo di bookmaker in grado di imporsi nel mercato regionale del gaming con una rete commerciale di 8 master sotto i quali hanno operato 28 commerciali, 7 sub-commerciali e 20 presentatori. I Placenti avevano cosi’ messo a frutto il ruolo di master ricoperto negli anni 2011 -2015 nell’area catanese per conto del marchio Planetwin365. Nello specifico, Carlo Paolo Tavarelli e Ivana Ivanovich, negli anni pre-sanatoria dal 2011 al 2015, responsabili dei settori vendita e marketing, nonche’ titolari di quote societarie della holding SKS365, attiva in Italia con il brand Planetwin365, promuovevano e alimentavano una parallela rete Planet per l’esercizio abusivo di giochi e scommesse che avveniva sia attraverso la raccolta da banco, non consentita ai punti di commercializzazione, che mediante la creazione e il funzionamento di siti web paralleli (quelli con estensione .com) affidati alla gestione di un esperto informatico (ora collaboratore di Giustizia), quale master per la Sicilia, e ai fratelli Placenti, quali master per l’area catanese. Gli ingenti guadagni sono stati reintrodotti nel circuito economico legale mediante l’acquisizione di svariate attivita’ commerciali, la maggior parte delle quali operative nel gaming in Italia ma anche all’estero. Emessi provvedimenti di sequestro per 42 unita’ immobiliari e 36 societa’ commerciali (tra le quali oltre a societa’ nazionali ed estere attive nel gaming anche un autosalone, una societa’ di rimessaggio di barche e noleggio di moto d’acqua, una palestra, una squadra di calcio militante nel campionato di promozione). Tra i beni di particolare pregio, una villa sul mare e un lussuoso appartamento di 11 vani sita a Castelnuovo di Porto a Roma, nonche’ 5 appartamenti in Austria (Vienna e Innsbruck). Gli interessi del clan Cappello venivano curati, sul versante catanese, da Giovanni Orazio Castiglia, legato da rapporti di parentela a Salvatore Massimiliano Salvo, esponente di vertice del clan, attraverso giochi e scommesse a distanza, riconducibili a societa’ operanti in Albania, Romania e Malta; mentre sul versante siracusano emergeva la figura dell’imprenditore Antonino Iacono, residente a Pachino. Queste le persone fermate: Anna Aurigemma, Salvatore Barretta, Orazio Bonaccorso, Antonio Chille’, Federico Di Cio’, Cristian Di Mauro, Carmelo Di Salvo, Danilo Mario Giuffrida, Simone Insanguine, Gaetano Liottasio, Angelo Fabio Mazzerbo, Riccardo Tamiro, e i fratelli Carmelo, Giuseppe Gabriele e Vincenzo Placenti. Giovanni Orazio Castiglia, Davide Cioffi, Giovanni, Conte, Santo D’Agata, Gino D’Anna. Andrea Di Bella, Giovanni Di Pasquale, Antonino Iacono, Francesco Nania, Antonino Russo, Pietro Salvaggio, Angelo Susino e Salvatore Truglio.