Centrale a San Filippo del Mela, no al termovalorizzatore: a rischio 300 posti di lavoro, allarme dei sindacati

Il no politico al termovalorizzatore proposto da A2A per la centrale di San Filippo del Mela crea forte nei quadri sindacali regionali e territoriali della Flaei Cisl per i 300 posti di lavoro in bilico

 
Sono 300 i posti di lavoro diretti e indotto appesi ad un filo dopo il No al termovalorizzatore che rischia anche di far perdere un investimento di 220 milioni che avrebbe dato anche respiro per 3 anni alla ferma economia del comprensorio.
È stata una scelta sbagliata il no al termovalorizzatore – gridano il segretario regionale Ammendolia e il segretario territoriale Lo Monte – un progetto conquistato dopo estenuanti lotte di tutto il sindacato di centrale, un progetto che avrebbe proiettato il sito per i prossimi 50 anni salvaguardando ambiente, occupazione ed investimenti nel territorio”.
Un progetto, ricorda ancora la Federazione dei lavoratori elettrici della CISL, che ha portato alla costituzione del polo energetico integrato che nel suo insieme garantiva il futuro.
Non si capisce perché puntare sempre verso l’interramento dei rifiuti e la minaccia di portarli fuori regione con costi elevati per il cittadino in entrambi i casi e nello stesso tempo si espone la Regione e gli Enti locali a sanzioni comunitarie perché si continua ad inquinare il suolo”.
Il sindacato ha già chiesto un incontro urgente alla società , ma ancora non è stata fissato la data dell’incontro. “Questo – aggiungono Lo Monte e Ammendolia – non fa altro che alzare il livello di attenzione del sindacato e dei lavoratori”.
La Flaei Cisl chiede di mantenere nel sito i 220 milioni di investimento già inseriti nei piani pluriennali di investimento di A2a.
La società – concludono i rappresentanti della Flaei – sfrutti la possibile interruzione e non continuità nel tempo del parco delle rinnovabili, per trovare una proposta industriale innovativa, che tenga insieme occupazione, ambiente e produzione. Ci vogliono soluzioni industriali credibili e sostenibili che garantiscano la piena occupazione dei lavoratori. E non siamo intenzionati a permettere – avverto Lo Monte e Ammendolia – nemmeno di diminuire le manutenzioni programmate nel sito per risparmiare con l’alibi del futuro incerto”.