Riace, Mimmo Lucano si affaccia, mostra il pugno chiuso e si fa intervistare agli arresti domiciliari: adesso rischia il carcere

LaPresse/Domenico Notaro

Riace, Mimmo Lucano si affaccia alla finestra dagli arresti domiciliari e mostra il pugno chiuso. Poi l’intervista in cui si difende da tutte le accuse

Ieri durante la manifestazione di solidarietà, il Sindaco (sospeso dall’incarico) di Riace Mimmo Lucano si è affacciato dalla finestra della sua abitazione e ha mostrato il pugno chiuso salutando i manifestanti. Un gesto ai limiti della legalità: una persona ristretta agli arresti domiciliari, infatti, non potrebbe”comunicare con i terzi” anche se può affacciarsi alle finestre della propria abitazione. Evidentemente, però, il gesto di Lucano era rivolto ai manifestanti, un modo per comunicare con l’esterno. Ieri non s’è limitato ad affacciarsi dalla finestra e salutare i manifestanti col pugno chiuso: Lucano s’è fatto anche intervistare dall’agenzia AGI, seguita da un’altra oggi a GediVisual. Un gesto che nel 2017 ha portato al carcere l’ex Sindaco di Abano Terme, Luca Claudio: si ritrovava agli arresti domiciliari e si è fatto intervistare da un giornale locale violando l’obbligo di non “comunicare con terzi“. Così il GIP ha deciso di mandarlo in galera. Lo stesso provvedimento che adesso rischia Lucano., a meno che nell’ordinanza restrittiva non sia stata specificata la possibilità che potesse comunicare con terzi.

Riace, Mimmo Lucano e l’intervista all’AGI

Adriana Sapone/LaPresse

Nell’intervista all’AGI, Lucano – che ha parlato come se fosse ancora Sindaco nonostante dopo gli arresti sia stato sospeso dall’incarico – si è difeso a 360° da tutte le accuse: “Per quello che riguarda la mia famiglia, se io avessi avuto tutte queste possibilità non avrei lasciato i miei figli che vivono in condizioni non dico di indigenza ma forse poco manca. Riace non prende più soldi degli altri progetti, il budget e’ uguale. Quello che e’ stato visto anche in una maniera secondo me non approfondita e che ha dato spazio a delle interpretazioni che addirittura hanno avuto queste evoluzioni giudiziarie, in realtà e’ stata la chiave per Riace, la chiave del successo, se mi posso permettere. Perche’ l’accoglienza non puo’ essere un albergo dove entrano ed escono, non puo’ essere cosi’, soprattutto nelle nostre realta’, quando finiscono i progetti noi non ci possiamo permettere che le persone rimangano cosi’, in balia del nulla e che addirittura in alcune aree possano diventare manodopera per la criminalita’ organizzata che e’ il vero problema dei nostri territori. Allora abbiamo fatto accoglienza e integrazione, secondo le valutazioni che mi vedono in questa condizione oggi abbiamo distratto le somme, ma non e’ una distrazione di somme, quella e’ stata una coerenza, e da qui il successo di Riace“.

Adriana Sapone/LaPresse

Sul governo e su Salvini, Lucano è stato molto chiaro: “Non c’entra niente con il mio arresto, le elezioni sono state il 4 marzo 2018 e queste avversioni e questo spazio che si restringe e’ iniziato tanto prima. Sono alcuni anni che c’e’ questo livello di tensioni e di avversioni, e’ come un tiro incrociato. Questo pero’ non significa che nella mia valutazione politica dal 4 marzo in poi, da quando si e’ formato questo nuovo governo, non ci sia una preoccupazione in più, perché ovviamente le politiche dell’accoglienza oggi vanno in un’altra direzione, completamente all’opposto dell’orientamento politico di quello che e’ accaduto a Riace. Ci sono una visione della societa’ e del mondo diametralmente opposte. Noi a Riace Stiamo resistendo perché dopo tanti anni si era creato un certo processo che per un po’ di tempo e’ in grado di sopportare tutto questo caos che si e’ creato per via dei tagli ai contributi ma anche per via del blocco degli inserimenti per cui anche la mission dell’accoglienza e’ venuta meno se non fosse stato che abbiamo accettato delle persone che spontaneamente si sono presentate a Riace perche’ avevano necessita’ di essere accolte, allora in qualche modo io avevo capito queste difficoltà. Non e’ solo una partita economica ma se a Riace non ci fossero piu’ queste persone alcuni servizi verrebbero meno. Abbiamo l’asilo nido multietnico, l’ambulatorio medico che abbiamo costruito grazie alla collaborazione del centro radiologico di Siderno, abbiamo tantissime attivita’ artigianali, laboratori, stiamo ultimando la fattoria didattica, abbiamo un frantoio oleario che e’ un gioiello di tecnologia, abbiamo nel corso del tempo in qualche modo costruito i presupposti per creare non solo condizioni per l’accoglienza ma anche per l’integrazione. Accoglienza integrata, queste due parole racchiudono il senso di che cosa significa utilizzare queste risorse anche pubbliche per portare magari in maniera relativamente veloce i rifugiati nelle condizioni di avere un’autonomia“.

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Spero di tornare a essere una persona normale, libera, che non deve subire questi condizionamenti anche perche’ sul piano psicologico lasciano un segno. Voglio tornare a essere una persona libera come tutti” ha concluso Lucano, che si trova agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti, commentando l’annuncio dei suoi legali di ricorrere al Tribunale del riesame per chiedere l’annullamento della misura cautelare.

Riace, Mimmo Lucano e l’intervista a GediVisual

Non mi sono pentito, per niente… e vorrei solo che trionfi la giustizia, ma non solo per un aspetto giudiziario perche’ possono farmi quello che vogliono, ma come dignità. Voglio che vengono fuori le cose vere, ho visto tante ombre, io penso che la verità mi aiuti, ma la verità spesso e’ nascosta, questa storia sicuramente mi ha fatto conoscere meglio chi e’ vicino a me, la Calabria, ci sono cose di cui vorrei parlare ma non ho prove, mi fanno pensare veramente a una società che è mostruosa“. Cosi’, in un’intervista a GediVisual, Domenico Lucano, il sindaco – ora sospeso – di Riace che da qualche giorno è agli arresti domiciliari perché sospettato, in base a indagini della Guardia di Finanza e della procura di Locri, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Sono pronto a confrontarmi con tutti, a viso aperto – aggiunge -, non ho nulla da nascondere. Non ho più nulla da perdere, cosa mi rimane da perdere dopo che ho lottato per tutta la vita per la dignità, per i valori umani. Ma se dovevo approfittare dei soldi, non potevo aiutare i miei familiari che vivono in condizioni di indigenza? L’ho detto al Gip: ‘Signor giudice, mi state arrestando per questo in una regione dove ci sono i rifiuti tossici, e’ la pattumiera d’Europa dove arrivano rifiuti tossici, dove si giocano dei coinvolgimenti, dei controlli anche delle mafie, ecomafie, nave dei veleni..Devo pagare io? Quale guadagno ho avuto io da questo, se non la volontà di costruire una opportunità per il mio territorio e renderlo più pulito? Mi sembra tutto inverosimile“.

Adriana Sapone/LaPresse

Quello che amareggia di più Mimmo Lucano è il fatto che si continui a dire della distrazione di due milioni di euro..”ma i due milioni di euro sono per le associazioni, mica li ho toccati io. Ma perche’ tutti vengono a Riace, hanno fatto dei film degli studi, universita’, antropologi? E’ diventato un caso mondiale“, riferendosi al cosiddetto ‘modello Riace’ sul tema dell’accoglienza. “Ma se era cosi’ vuol dire che noi abbiamo valorizzato benissimo le risorse economiche. Avevo capito che quella gente (i migranti, ndr) poteva essere una risorsa per il nostro territorio ma anche per altre aree, soprattutto le aree cosiddette interne della Calabria dove si vivono i processi dello spopolamento, della forte rassegnazione sociale e dove si sente una sola voce, spesso quella delle famiglie di mafia. Noi abbiamo costruito un processo anche di una economia collettiva dove tutti partecipano e dove nessuno si puo’ fermare per chiedere delle estorsioni, anche da questo punto di vista una idea culturale differente di sviluppo per le nostre terre. E’ stato tutto spontaneo, probabilmente e’ stato il vento a far finire quelle navi verso Riace…“. Lucano dice inoltre che a fronte del “fiume di solidarietà” nei suoi confronti, “c’e’ una società che non tiene conto del valore assoluto primario degli esseri umani. Anche una sola vita umana mi gratifica e vale per cento anni. Perché pensare che dietro una tua azione ci dev’essere sempre un secondo fine, un lucro? Perché devono pensare che lo stati facendo per i soldi? Ma non si può invece pensare per una volta che non esiste questo?“.

Intanto il procuratore di Locri Luigi D’Alessio ha annunciato ricorso rispetto alla decisione del Gip perché“abbiamo un’idea fondata che siano stati commessi reati ben più gravi, tra cui la sottrazione di somme che lo Stato aveva erogato per quel progetto, almeno 2 milioni. Quei soldi non sono stati rendicontati, sono spariti. Riteniamo che Lucano li abbia utilizzati per fini personali. Abbiamo riscontri di grosse spese di viaggi e di beni per la compagna di Lucano, incompatibili con il suo stipendio da sindaco. E a volte il tornaconto personale può essere anche politico, d’immagine“. Ora “stiamo preparando ricorso al Riesame, ma nelle more andremo avanti con la richiesta di rinvio a giudizio per tutti i reati. Nessun accanimento, ma ritengo che gli elementi siano sufficienti”.