A Reggio Calabria l’incontro “Ifigenia, la prima vittima di una guerra non ancora incominciata. Da Euripide a Ritsos”

Reggio Calabria, presso il Museo Archeologico l’incontro “Ifigenia, la prima vittima di una guerra non ancora incominciata. Da Euripide a Ritsos”

Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, giovedì 11 ottobre alle ore 17:30, per il ciclo di conferenze organizzate dallo stesso Museo e dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria si svolgerà l’incontro “Ifigenia, la prima vittima di una guerra non ancora incominciata. Da Euripide a Ritsos”. Intervengono il Direttore del Museo, dott. Carmelo Malacrino, Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis. Con il supporto di video proiezione relaziona Paola Radici Colace, prof. Ordinario di Filologia classica, Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis. La conferenza “Ifigenia, la prima vittima di una guerra non ancora incominciata. Da Euripide a Ritsos” apre il ciclo dedicato a “Le donne e la guerra nel teatro greco”.  Se è vero che in nessuna società le donne vanno alla guerra, è pur vero che esse della guerra piangono non poche angosce. Le lacrime delle madri, delle vedove e degli orfani cadono parimenti tra vinti e vincitori, perché tutte le guerre hanno vittime, e da tutte e due le parti. Ma in questo drammatico rapporto tra il femminile e la guerra la storia di Ifigenia è singolare: in una maniera che rimane un unicum, Ifigenia è la prima vittima -in senso proprio e diretto-, di una guerra non ancora combattuta. Infatti non ha figli né mariti, data la sua giovane età, né perde il padre Agamennone, comandante della spedizione, che proprio grazie alla sua morte, invece, si conquisterà i venti favorevoli per dare inizio alla sua impresa. Per un disegno divino, Ifigenia è sostituita sull’altare da una cerbiatta e, rapita da Artemide, viene portata come sua sacerdotessa nel lontano paese dei Tauri. I drammaturghi greci non hanno mai raccontato il ritorno. Dopo 25 secoli lo scrive Ghiannis Ritsos, schiacciando l’ansia ed il desiderio di Ifigenia contro il muro del tempo, che è passato per lei, ormai donna matura e sfiorita. Per Ritsos Ifigenia diventa il simbolo della sorte che rende amaro ed estraneo il ritorno del reduce.