Il Ponte sullo Stretto e l’ossessione del Ministro Toninelli

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Il Ministro Toninelli e il Ponte sullo Stretto: un’ossessione “governativa”

Toninelli non ci dorme la notte. Quella del Ponte sullo Stretto è la più grande ossessione del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture del governo Cont… ehm… scusate, SalvinGrillino. Già a Febbraio, in piena campagna elettorale, con una diretta facebook da una barca sul fiume Po lanciava il suo slogan di grande Statista: “Sì al Ponte di Casalmaggiore-Colorno, No al Ponte sullo Stretto di Messina“. Da lì in poi è stata un’escalation di attacchi all’idea della grande opera dello Stretto con tanto qualunquismo, frasi ad effetto figlie della cultura complottista e bufalara che ha portato il M5S al Governo e posizioni emblematiche di un preconcetto ideologico. Così per Toninelli il Ponte sullo Stretto sarebbe “utile solo ai lobbisti“, lobbisti che ovviamente il Ministro non indica con nome e cognome. Meglio rimanere sul generico, mentre i lobbisti (quelli veri) del traghettamento sullo Stretto, brindano all’idea che il Ponte sullo Stretto non si farà e quindi tutto rimarrà così com’è adesso.

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Questo governo“, ha detto Toninelli in un’altra occasione, “pensa che tantissime piccole opere diffuse sul territorio siano quelle che miglioreranno la qualità della vita alla gente e rilanceranno l’economia del nostro Paese. Non stiamo certamente parlando del Ponte sullo Stretto, che è una cattedrale nel deserto, ma di piccole opere che faranno vivere serenamente le persone nella quotidianità“. E ancora: “Continueremo a lavorare su queste piccole opere diffuse sul territorio da cui dipende strettamente e direttamente la qualità della vita delle persone”.

Due giorni fa, a Reggio Calabria, durante una passerella per una finta “inaugurazione” di nuove carrozze ferroviarie che in realtà sono vecchie, arrugginite e ripitturate, il Ministro s’è lasciato andare all’ennesima frecciata senza vergogna: “il Ponte sullo Stretto è la rappresentazione plastica del fallimento della vecchia politica. La presenza del ponte nelle vecchie leggi obiettivo ha portato al fallimento di ogni impegno. In un Paese con una vetustà infrastrutturale come quella dell’Italia penso che la più grande opera sia quella di mettere in sicurezza tutte le piccole e grandi opere che abbiamo. È questa la vera priorità, non il Ponte sullo Stretto“. Ma quale politica è più vecchia di quella democristiana e tipica della prima Repubblica che il Movimento 5 Stelle e questo Governo stanno interpretando in modo totale?

LaPresse / Roberto Monaldo

Parla, sparla, straparla Toninelli che addossa a qualcosa che non c’è come il Ponte, tutte le colpe del disastro di un Paese allo sbando. Se le infrastrutture sono vetuste, forse, è proprio perchè questo Paese non si sviluppa da tempo, e soprattutto corre a due velocità tra Nord e Sud. Le dichiarazioni di Toninelli nei confronti delle “priorità” a volte ci fanno pensare che in realtà sia al Governo per conto della Lega Nord di Salvini, anzichè per quel Movimento 5 Stelle che ha costruito tutto il suo successo nelle Regioni del Sud. Perchè l’approccio di Toninelli è ben diverso tra le opere del Nord e quelle del Sud. Oggi, appena qualche ora dopo la visita di Reggio Calabria, il Ministro ci ha regalato l’ennesima perla No-Ponte gratuita e non richiesta. Parlando del Terzo Valico dei Giovi, Toninelli ha spiegato che “un pool di esperti ha avuto incarico di valutare alcune opere strategiche, fra cui il Terzo Valico dei Giovi, con l’obiettivo di predisporre una analisi basata su dati aggiornati e anche di effettuare una ricognizione degli obblighi giuridici contrattuali, sempre tenendo conto del preminente interesse pubblico. In particolare per questa opera, contiamo di concludere questo importante lavoro di analisi e valutazione già entro il mese corrente“. Perchè non fare lo stesso per il Ponte sullo Stretto? 

LaPresse / Roberto Monaldo

Eppure Toninelli, non contento, ha fatto partire l’ennesima sferzata al Ponte, stavolta in aula, alla Camera, rispondendo a un’interrogazione di Forza Italia: “Ricordo che lo sforzo da parte del Governo nell’analisi costi-benefici è teso a evitare che si ripetano casi di immani sprechi di denaro pubblico, come ad esempio avvenuto con il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, fortemente avallato e voluto da un Governo dello stesso colore politico degli onorevoli interroganti e successivamente rilanciato anche dal Governo Renzi. Stiamo parlando solo per quest’opera dell’incredibile cifra di 960 milioni di euro di soldi pubblici sprecati, in base alle rilevazioni della Corte dei conti, che avremmo potuto risparmiare se si fosse utilizzato lo stesso rigoroso metodo di analisi portato avanti da questo Governo“.

Stefano Cavicchi/LaPresse

Il Ministro mente, in realtà, perchè quei soldi sono stati sprecati per l’infausta scelta di non fare il Ponte (si tratta delle penali che lo Stato dovrà pagare per la mancata realizzazione dell’opera!), mentre rappresentavano un brillante investimento per realizzare la più grande opera infrastrutturale che avrebbe rilanciato l’economia e lo sviluppo di tutto il Sud. Perchè Toninelli non si impegna per realizzare una seria analisi costi-benefici sul Ponte dello Stretto? Saremmo molto interessati a valutarne il risultato: quando parlano i fatti, rispetto alla demagogia di questo governo così qualunquista, è difficile dare spazio a opinioni. E lo Stretto dovrebbe rappresentare più che una priorità per un esecutivo che intende rilanciare il Mezzogiorno: l’isolamento di Calabria e Sicilia dal resto d’Italia è il più grande problema del sottosviluppo e dell’arretratezza in cui oggi versa il profondo Sud. Soltanto collegando le più grandi città calabro-siciliane (Palermo, Catania, Messina e Reggio) con l’alta velocità ferroviaria e il Ponte sullo Stretto, al sistema dei trasporti veloci del resto d’Italia e d’Europa, si potrà guardare al futuro con fiducia.

LaPresse/Vincenzo Livieri

Ma il Ministro No-Ponte continua nella sua ossessiva battaglia ideologica: non è certo il primo amministratore pubblico che fa del “No Ponte” una bandiera. Il suo predecessore Alessandro Bianchi, Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture per due anni dal 2006 al 2008 durante il governo Prodi, non ha avuto grande fortuna. Come l’ex Sindaco di Messina Renato Accorinti: hanno pagato a caro prezzo la politica delle “piccole opere”, che si è palesata come la “politica del nulla”. Perchè al Ponte sullo Stretto un’alternativa reale non c’è. Lo stesso Toninelli non ci propone nulla di alternativo al Ponte. Eppure non è che così come siano oggi, le cose vadano molto bene…