Decreto dignità, i primi effetti sul gioco non sono positivi

Tra i primi provvedimenti del governo Conte, è spiccato con particolare insistenza il c.d. “Decreto Dignità”

Approvato in estate con l’obiettivo – tra gli altri – di bloccare la pubblicità al gioco d’azzardo, e oggi in grado di contabilizzare i primi effetti, non troppo positivi. Ma cosa ha previsto il decreto? E che cosa sta succedendo in questo scorcio di autunno?

Iniziamo con il rammentare che il decreto vuole scoraggiare il ricorso al gioco d’azzardo (anche) attraverso l’abolizione della pubblicità del gioco, andando a impattare su un comparto in cui le aziende titolari dei migliori siti scommesse, e non solo, hanno versato tributi per 249 milioni di euro nei primi 7 mesi del 2018.

Ora, il rischio sostenuto da molti operatori del settore è che con questo provvedimento si vada a produrre una consistente e duratura riduzione delle entrate erariali, con un buco determinato da tale riduzione che potrebbe essere pari a 200 milioni di euro per il 2019 (in verità, alcuni operatori affermano che il peso sarà ancora maggiore per le casse statali).

A niente (o a poco) servirebbero le misure ideate dal governo per poter controbilanciare le previste mancate entrate. Ci riferiamo in questo caso all’aumento del Preu sugli apparecchi slot machine e videolottery: il prelievo unico erariale è stato rincarato dallo scorso 1 settembre, quando la tassazione è stata portata al 19,25% sulle somme giocate e al 6,25% sulle videolottery, e sarà ritoccato ulteriormente a maggio 2019, quando la tassazione salirà al 19,50% e al 6,50%, rispettivamente.

Attenzione, però, a che i volumi su cui andranno applicati i prelievi rimarranno identici. Il comparto dei giochi slot tradizionali nel 2017 ha favorito entrate erariali per 6,1 miliardi di euro, ma già nel 2018 il dato potrebbe essere rivisto in forte decremento. Basti considerare, in questo ambito, che nel 2018 il parco macchine sul territorio è stato ridotto notevolmente, con gli esercizi pubblici che oggi hanno 260 mila apparecchi contro i 400 mila dell’anno scorso.

Dunque, che considerazioni di massima è possibile trarre da quanto sopra? Sicuramente, se le intenzioni dell’esecutivo erano quelle di ridurre il gioco d’azzardo sul territorio tricolore, l’obiettivo sembra essere in grado di essere raggiunto. Tuttavia, una simile valutazione non può che essere effettuata in maniera più ampia, anche al fine di ricomprendere gli effetti che il Decreto Dignità produrrà sulle casse statali e sulla società.

In particolar modo, molti esperti ritengono che con tali misure ad essere danneggiato sarà solamente il gioco legale, che dovrebbe invece essere favorito, mentre si assisterà purtroppo a una proliferazione di agenzie di scommesse clandestine e illegali. Peraltro, simili preoccupazioni sembrano concernere anche il gioco online, che in assenza di presenza fisica sul territorio (come avviene invece per le agenzie di scommesse su strada), basano la propria attività sulla promozione e sulla pubblicità al fine di rendersi visibile al pubblico.

Dunque, con l’abolizione totale della pubblicità, il pericolo è quello di portare in eliminazione definitiva quelle realtà che per anni hanno supportato e favorito il gioco legale, e che di contro questi spazi di mercato vengano invece occupati da operatori illegali.

Infine, attenzione al dirottamento degli investimenti. Molti operatori stranieri stanno abbandonando il mercato italiano, ritenendolo non più interessante anche a causa del nuovo quadro normativo, e spostando i propri investimenti – spesso, già programmati… – verso altri mercati più accoglienti. Insomma, il rischio è che un meritevole obiettivo (come quello del contenimento della ludopatia, ad esempio) sia stato affrontato con uno strumento incongruo. Non ci rimane che attendere ancora, e valutare quali saranno gli effettivi riscontri alla fine del corrente esercizio.