Casinò sullo stretto? Ipotesi Taormina, Reggio Calabria o Montebello Jonico: si riapre il dibattito

la realizzazione di un casinò è tra le iniziative del Presidente del Comitato “Democrazia e Libertà” Fabio Giuseppe Zampaglione per il rilancio dell’economia del Comune di Montebello Ionico (Reggio Calabria)

Fa di nuovo capolino l’idea di aprire un casinò a Taormina: lanciata dal vicepresidente della Regione e Assessore all’Economia Gaetano Armao, la proposta punta all’apertura di una sala da gioco tradizionale in Sicilia.

Allo stesso modo, la realizzazione di un casinò è tra le iniziative del Presidente del Comitato “Democrazia e Libertà” Fabio Giuseppe Zampaglione per il rilancio dell’economia del Comune di Montebello Ionico (Reggio Calabria). Due strutture che si andrebbero ad aggiungere a quelle già presenti nel nostro paese e che, lo ricordiamo, si trovano tutte nel nord Italia: a Sanremo, a Venezia – dove è in attività il casinò più antico del mondo, fondato nel 1638 – e a Saint-Vincent, mentre quello di Campione d’Italia è stato dichiarato fallito.

Iniziative che strizzano l’occhio al successo che il gioco d’azzardo ha raggiunto in questi ultimi anni – tanto da essere considerato oggi il terzo settore economico più importante in Italia – e che puntano a questo tipo di attività per il rilancio dell’economia di alcuni territori. Difficile dire se si tratti di strade percorribili facilmente, tanto più che non è chiaro se possano contribuire allo scopo per il quale sono state pensate. Una cosa, però, è certa: l’apertura di casinò legali potrebbe aiutare ad arginare la piaga del gioco d’azzardo illegale, che può sforare i termini di legge in diversi modi, per esempio superando le soglie massime di tempo previste per l’accesso alle slot oppure la distanza minima dei luoghi di gioco da luoghi sensibili, come le scuole. Certo, riguardo alla possibilità di riuscita del piano bisogna anche tenere in considerazione che, per quanto riguarda l’ipotetico casinò di Reggio Calabria, la proposta proviene attualmente da un assessore – quindi realisticamente di poco peso – mentre, tempo fa, la possibilità di un casinò in quel di Taormina fu valutata anche dall’ex premier Silvio Berlusconi.

Non si deve comunque dimenticare che quest’ultima eventualità ha raccolto consensi ma anche parecchie critiche, mosse da chi crede non così improbabile l’infiltrazione della malavita in questo tipo di attività. A questo si aggiunge una realtà dei fatti innegabile: i casinò sono in crisi nel nostro Paese, tanto che gli incassi sono scesi da 515 a 285 milioni di euro lo scorso anno, con un calo del 2,7% rispetto al 2016. Anche gli ingressi alle strutture risultano in diminuzione, con un decremento del 4,9% secondo i dati raccolti da Federgioco, l’associazione che riunisce i casinò italiani.

Insomma, non è chiaro se queste proposte si concretizzeranno, ma quello che è certo è che – alle soglie del 2019 – probabilmente si tratta di un investimento destinato a rendere poco o addirittura niente: viviamo nell’epoca del “gioco dovunque e in qualsiasi momento”, reso possibile dalla realtà dei casinò online, e considerare l’inaugurazione di nuove case da gioco come un mezzo per rivalutare economicamente un determinato territorio è, con tutta probabilità, un progetto destinato a fallire.