Piccinni: “è necessario studiare la psicologia e la psicopatologia dei migranti per comprendere il fenomeno”

Il Prof. Armando Piccinni, Presidente della Fondazione BRF Onlus: “E’ necessario studiare la psicologia e la psicopatologia dei migranti per comprendere il fenomeno”

“Studiare il fenomeno da nuove ottiche, per avere nuovi sguardi”. E’ questo il suggerimento del Presidente della Fondazione BRF Onlus – Istituto per la Ricerca Scientifica in Psichiatria e Neuroscienze. Secondo un’indagine condotta dalla Fondazione BRF e basata su studi internazionali focalizzati su campioni di migranti, si rivela infatti come questi soggetti abbiano un’incidenza di psicopatologia più elevata rispetto a quanto si rilevi nella popolazione definita standard nei luoghi d’arrivo. “Sono presenti – nota il Prof. Armando Piccinni – maggiori disturbi d’ansia, depressione e psicosi. Fenomeni psichiatrici legati alle condizioni di stress che i migranti vivono, ma anche allo sforzo di adattamento che devono compiere”. Diventa allora necessario mettere a fuoco attraverso la psicologia e la psichiatria l’indole di chi arriva. “Esiste attualmente – prosegue Piccinni – un grande interesse per i migranti da un punto di vista politico, sociale, economico e finanziario. Tutto è centrato sulle relazioni del migrante con la società accettante e con le nazioni di provenienza. Esiste però uno scarso interesse per quelli che sono i vissuti del migrante, le motivazioni interiori che spingono questi uomini a tentare la fortuna, e quelle che sono le condizioni psichiche di queste persone all’arrivo nelle Nazioni di destinazione. Una conoscenza migliore di questi elementi psicologici e psicopatoloci ci aiuteranno a comprendere meglio quali siano le possibilità di adattamento e di inserimento nella nostra società. Le motivazioni che spingono il soggetto a migrare sono legate al temperamento. Alcuni partono, altri restano e questo non è giustificato dalla gravità della condizione, ma dalle spinte interne che rendono impossibile la partenza o inderogabile la fuga. Diventa necessario però ridefinire la credenza relativa alla capacità di inserimento. Non è infatti possibile prescindere dalla struttura di questi uomini, che è stata condizionata dall’interazione tra il loro patrimonio genetico e l’ambiente che hanno vissuto fino a prima di raggiungere il nuovo Paese”.