Baracche a Messina, la città libera dalle favelas: l’impresa titanica di De Luca e lo stato di emergenza, ecco cosa succede adesso

Messina libera dalla baracche, ok dalla Giunta Musumeci per lo stato di emergenza: ecco cosa accadrà in città

2487 immobili da buttare giù, oltre 7000 abitanti da spostare in nuove case e sottoporre a controlli sanitari, decine e decine di metri quadri di amianto da smaltire. Sono questi i numeri della maxi operazione di risanamento a Messina messa il campo dal “sindaco rivoluzionario”  De Luca: numeri  di un’impresa titanica che non ha precedenti nella storia, e che, se tutto andrà in porto,  cancellerà con un colpo di spugna la vergogna centennale delle baracche nella città dello stretto.

L’operazione sbaraccamento è già iniziata sabato scorso, quando a seguito del sopralluogo del sindaco nelle casette di via Cacciola a Camaro, De Luca ha ordinato l’immediato sgombero di sei famiglie, alle quali nella giornata di ieri è stato assegnato un alloggio provvisorio, in attesa della definizione della graduatoria che dovrebbe essere completata entro il 24 settembre.

Per portare a termine l’opera di sbaraccamento l’amministrazione De Luca, oltre agli alloggi del Comune e dello Iacp, ha chiamato a raccolta i privati per reperire le abitazioni da destinare agli oltre 2000 nuclei familiari. Entro martedì 25 settembre 2018 le offerte e la documentazione richiesta possono essere presentate all’Urp di Palazzo Zanca. Entro il 31 ottobre 2018, tutti i nuclei familiari dovranno essere sgomberati. Lo sgombero dovrà riguardare tutte le persone e cose da tutte le strutture abitative che insistono negli ambiti di risanamento e la contestuale recinzione, messa insicurezza e vigilanza dei siti. Contestualmente l’ordinanza del sindaco ha previsto anche la demolizione, entro il 31 dicembre 2018, di qualsiasi manufatto che insiste negli ambiti individuati.

E dopo l’assist del consiglio comunale, che ha dato il via libera alla costituzione dell’Agenzia del Risanamento, ente unico che si occuperà di tutte le procedure, ieri sera la tanto attesa svolta:  la Giunta Musumeci ha dato l’ok per la dichiarazione dello stato di emergenza a Messina, passaggio essenziale per la delibera da parte del Consiglio dei Ministri.

Sui quanto accaduto di ieri sera si registra piena soddisfazione e l’invito al Governo da parte dei deputati di Forza Italia, Nino Germanà, Matilde Siracusano, Stefania Prestigiacomo, Giusi Bartolozzi, Nino Minardo, Francesco Scoma e Roberto Occhiuto, a varare lo stato di emergenza. I deputati hanno firmato di un’interrogazione urgente rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri. “Adesso– si legge nella nota- tocca al governo nazionale. Il Premier Conti proponga per Messina lo stato di emergenza nazionale. La situazione socio-sanitaria e ambientale che interessa alcune zone della città è gravissima, indegna di un Paese civile. Servono interventi urgenti e non più derogabili. Il governo dimostri di interessarsi concretamente alla Sicilia”.

A Messina sono sei in totale le zone da risanare e cioè: Annunziata, Giostra-Ritiro-Tremonti, Camaro, Fondo Saccà, Bordonaro-Gazzi-Taormina e Santa Lucia, rioni dove si trovano ancora le baracche sorte dopo il terribile sisma del 1908. Queste zone sono le favales della città, dove si trovano eternit, rifiuti abbandonati, esalazioni e scarichi fognari a cielo aperto, topi e blatte.

Se da Roma arriverà l’ok, a Messina sarà  quindi ufficialmente dichiarato lo stato di emergenza e De Luca avrà i poteri speciali per condurre questa battaglia per il risanamento dal costo complessivo, stimato dal Comune, di circa 35 milioni di euro.

Lo stato di emergenza viene adottato quando c’è un pericolo imminente e, nel caso di Messina, si tratta di un pericolo socio-sanitario e ambientale,  dal momento che centinaia di baracche sono ricoperte da lastre di eternit e che tra le famiglie baraccate c’è già il primo caso conclamato di asbestosi, gravissima malattia polmonare e mortale. La palla adesso passa al Consiglio dei Ministri. Palazzo Chigi deciderà se adottare il provvedimento.

Vediamo nel dettaglio cosa comporterà la dichiarazione dello stato di emergenza a Messina:

Nel nostro Paese, ai fini dell’attività di protezione civile, gli eventi calamitosi sono distinti  in tre diversi tipi, in base ad estensione, intensità e capacità di risposta del sistema di protezione civile: tipo a (direzione degli interventi a livello comunale), tipo b (livello provinciale e regionale) e tipo c (livello nazionale) e  la normativa di riferimento è il Decreto legge n. 93/2013, convertito dalla Legge n. 119/2013.

Per gli eventi “di tipo c”– scrive la Protezione Civile- il Consiglio dei Ministri delibera lo stato di emergenza, su proposta del Presidente del Consiglio, acquisita l’intesa della Regione interessata. Lo stato di emergenza viene dichiarato al verificarsi di calamità naturali o eventi  per intensità ed estensione devono essere fronteggiati con immediatezza di intervento con mezzi e poteri straordinari.  La durata dello stato di emergenza non può superare i 180 giorni e può essere prorogata di altri 180 giorni, con ulteriore deliberazione del Consiglio dei Ministri. Deliberato lo stato di emergenza, vengono stanziate le risorse necessarie con ordinanze emanate dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile. Allo scadere dello stato di emergenza viene emanata un’ordinanza “di chiusura” che disciplina e regola il subentro dell’amministrazione competente in via ordinaria e individua il soggetto responsabile, d’intesa con la stessa amministrazione”.