Lo Stretto di Messina e la caccia al pesce spada: una tradizione a rischio estinzione

Danilo Mancuso, foto Giuseppe Giannetto

La caccia del pesce spada nello Stretto di Messina: il fascino di una tradizione secolare a rischio estinzione

Avevo sentito parlare della “CACCIA” al pesce spada ma, sebbene mi senta «missinisi ca’ scoccia», non avevo ancora mai preso parte a questa indimenticabile esperienza (ripetutasi una seconda volta a distanza di una settimana) che non può lasciare indifferenti: in una sola espressione, spettacolo allo stato puro.

Giuseppe Giannetto

Lo spettacolo non comprende solo la lotta arcaica tre il pesce e l’uomo, ma un insieme di valori che si intersecano tra di loro come la storia, la tradizione, la vita e la morte. I paesaggi dello Stretto, che col passare delle ore in feluca solcando le acque sempre della stessa «posta», mutano senza sosta grazie al gioco dei colori che rende unico qualsiasi momento. Le foto scattate con un cellulare sicuramente non possono rappresentare al meglio questi panorami, ma neanche la migliore macchina fotografica sul mercato riuscirebbe a catturare certe cangianti sfumature. La cosa che più mi ha colpito è stata la composizione dell’equipaggio del Motopesca Nibbio (la feluca che mi ha ospitato) formata da anziani esperti del settore ma anche da giovani amanti del mare come Danilo Mancuso, appena ventunenne, che ci ha arricchito col suo sapere. Ci ha parlato delle differenze del passato tra Scilla e Messina, di feluca e di luntri, raccontandoci diversi aneddoti e di come oggi il tipo di caccia sia mutato con l’avvento del motore. Ho assistito al rito propiziatorio della «caddata» e conosciuto nuovi termini come la «paricchia», «u ferru» e a «traffinera». Ho riscontrato che la caccia al pesce spada con le feluche è un sistema di pesca selettivo, rispettoso delle risorse dei nostri mari, in quanto gli esemplari più giovani avvistati «dall‘ntinna» non vengono catturati, ma piuttosto lasciati liberi di crescere e riprodursi, garantendo la salvaguardia della specie. Una caccia che va avanti da secoli, con notevoli mutamenti.

Giuseppe Giannetto

Ma oltre al fascino di questo nuovo sapere, confrontandomi con i pescatori, emergono situazioni che minacciano la sopravvivenza di questa tradizione. Difatti, se in passato la pesca del pesce spada risultava sufficientemente remunerativa per i proprietari dell’imbarcazione, così da poter sostenere tutte le spese e riuscire nel mantenimento delle famiglie del peschereccio e dell’equipaggio, oggi a causa della depauperazione dello stock di pesce spada nel Mediterraneo, delle burocrazia e della pressione fiscale su queste piccole imprese, bisogna ritenersi fortunati se a fine stagione il bilancio non sia negativo.

Le spese sostenute da queste piccole realtà imprenditoriali sono infatti tutt’altro che irrisorie e possono esser stimate sui 20.000 euro l’anno. Le voci da tenere in considerazione sono: le spese relative al carburante (7000-8000 euro per stagione), la messa in regola del personale di bordo, l’IVA sul pescato (variabile in base all’entità del pescato) e l’alaggio dell’imbarcazione. Fuori da questa stima vi possono poi essere le spese impreviste relative alla manutenzione del peschereccio. Ma per i nostri pescatori messinesi le difficoltà non sono finite qui in quanto la nostra costa, a differenza di quella calabra, non dispone di strutture adeguate per il ricovero delle feluche. Infatti, al rientro dalla caccia il rischio di finire sugli scogli e danneggiare in modo ingente lo scafo è molto alto, rischiando di vanificare gli importanti investimenti economici effettuati dalle famiglie e mettendo a rischio la loro stessa possibilità di sostentamento.

Mi chiedo, e chiedo ai nostri politici, come si fa a parlare di caccia al pesce spada come patrimonio dell’Unesco o di Pescaturismo se mancano le condizioni basilari? E ancora, non sarebbe corretto intervenire con un piano spiagge che elimini l’anarchia sotto gli occhi di tutti e provvedere alla creazione di moli ad hoc che darebbero veramente vita e sviluppo turistico?

Credo sia necessario e fondamentale avere, più in generale, una visione della nostra città che metta al centro lo Stretto, le sue tradizioni, la sua cultura, che tutte insieme sono essenza della nostra storia.

Giuseppe Giannetto