La Fiera di Messina, la memoria della città smarrita sotto il fumo di salsicce e porchetta: mai cosi in basso, è peggio della sagra di un paesello di provincia

Per entrare e uscire dalla Fiera di Messina quest’anno bastano due minuti… fortuna che l’ingresso è gratis!

Carovane di famiglie deluse, che girano smarrite tra tristi stand dove comprare le “mappine”, qualche straccio rotante per pavimenti o qualche padella magica che promette miracoli in cucina. Una bolgia infernale di ragazzini  che a ritmo di musica psichedelica si aggira come zombie in attesa di salire sulle solite e vecchie attrazioni. Per entrare e uscire dalla Fiera quest’anno bastano due minuti. All’interno dell’area non c’è neanche una panchina e i servizi igienici sono da incubo. Inutile dire che anche quest’anno è un flop totale, la Fiera di Messina è l’ennesimo e inutile tentativo di custodire la memoria di una città, ormai perduta sotto la puzza di salsicce fumanti e porchetta arrosto. I cancelli all’ingresso principale, lato Passeggiata a mare, sono sbarrati e quindi anche quest’anno si accede dai cancelli ad angolo col viale Giostra. In molti, noncuranti della presenza delle strisce pedonali a qualche metro di distanza dal cancello di ingresso, “sfidano la sorte” attraversando i binari del tram e scavalcando la staccionata in metallo che costeggia la tranvia; qualcuno anche con al seguito bambini e passeggini. In zona neanche l’ombra di un vigile urbano.

Sono troppo lontani gli anni in cui a Messina la Fiera era una cosa seria, l’evento più atteso di ogni estate, l’angolo di paradiso per le famiglie, che attendevano con ansia di visitare le esposizioni, gli stand; il momento più atteso per fare acquisti. Ora al massimo è quel posto dove comprare una scopa o un mocio rotante e fortuna che l’ingresso è gratis! Ma ancor più imbarazzante è che a visitare questo desolante scenario  sono i croceristi. La Fiera di Messina è  quanto di più brutto possa esistere in una città che come la nostra nasce con una vocazione commerciale e ambisce anche a quella turistica. Questa è la fiera che non avremmo mai voluto vedere. È la fotografia di una città caduta in disgrazia, che ha perso la sua identità. E forse, proprio per amore di questa città, sarebbe il caso di  non continuare a mortificarla con iniziative del genere, che sono peggio delle sagre della porchetta di qualche paesello sperduto di provincia.