Lo squalo dello Stretto di Messina: è boom di avvistamenti e segnalazioni, ecco perché nei fondali tra Reggio Calabria e la Sicilia c’è un habitat ideale

Si susseguono di giorno in giorno gli avvistamenti e le segnalazioni di esemplari di Squalo nello Stretto di Messina: ieri, venerdì 6 luglio, numerosi bagnanti hanno riferito di aver avvistato uno Squalo sul litorale di Catona, nella periferia Nord di Reggio Calabria, mentre appena una settimana fa, Giovedì 28 Giugno, la Guardia Costiera di Messina riferiva di un’altra segnalazione da parte dell’equipaggio di bordo di una feluca dell’avvistamento di uno Squalo nello specchio acqueo antistante il confine tra le località di Ganzirri e Torre Faro, a nord di Messina e ad appena 60 metri dalla riva, nei pressi della piattaforma “kobold”. La stessa Guardia Costiera avvisava i bagnanti “ai fini della sicurezza balneare a non allontanarsi dalla costa nei prossimi giorni” garantendo di “pattugliare la zona in questione nei giorni a seguire per la sicurezza stessa dei bagnanti“.

Che gli Squali popolino lo Stretto di Messina non è certo una novità. Ogni anno nei mesi estivi, quando le spiagge e le acque del mare si popolano di bagnanti e imbarcazioni, molti avvistano questi esemplari che sono autoctoni e trovano proprio nei fondali dello Stretto il loro habitat naturale. In modo particolare i pescatori, conoscono molto bene la presenza degli Squali in quanto molto spesso non solo li vedono direttamente, ma trovano altri esemplari marini importanti (tonni, pesce spada di grandi dimensioni) letteralmente squartati e divorati dagli Squali dello Stretto.

Mentre i soliti scettici mettono in dubbio la veridicità di queste segnalazioni (gente che probabilmente con il mare non ha mai avuto nulla a che fare, abituata ad atteggiarsi a tuttologi dietro la tastiera di un computer), sappiamo bene con numerose evidenze scientifiche che lo Stretto di Messina (così come gran parte del Mediterraneo) è abitato sin dalla notte dei tempi da innumerevoli specie acquatiche tra cui gli Squali, che si radunano proprio nello Stretto più che in altre aree per la ricche di sostanze nutritive che si trova tra Messina e Reggio Calabria.

Tra gli Squali autoctoni dello Stretto troviamo la Verdesca o lo Squalo Capopiatto, meglio noto con il nome scientifico di Hexanchus griseus Bonnaterre. In dialetto conosciuto anche con il termine di “pisci vacca”, come viene più volte identificato dai pescatori che quotidianamente vivono lo Stretto di Messina, data la sua notevole mole. Quella del Capopiatto è la specie più grande della famiglia dei Hexanchidae. La caratteristica principale degli squali Capopiatti è quella di avere un’unica pinna dorsale. Le sue dimensioni variano tra 140 e 480cm: gli esemplari più grandi, quindi, sono enormi e nei casi più rari possono persino superare i 5 metri di lunghezza. Perciò non c’è da stupirsi se ogni tanto le feluche che solcano le acque dello Stretto di Messina si possano imbattere in esemplari di una taglia piuttosto consistente. Questi tipi di squali sono abituati a vivere a grandi profondità ma spesso risalgono fino in superficie per predare altri pesci come pesci Spada e Calamari.

Nelle acque dello Stretto di Messina, molto pescose e ricche di vita per via delle forti correnti di marea che producono un ricambio d‘acqua davvero unico al mondo, il Capopiatto è una specie molto comune, solitamente innocua per l’uomo. Inoltre, l’habitat abissale fornito dallo stretto, con i fondali che sprofondano fin sotto i 500 metri nella zona meridionale del Canale, è l’ideale per questa specie di animali che sovente sono abituati a vivere a grandi profondità. Lo squalo Capopiatto è una specie abbastanza nota in gran parte del mar Mediterraneo e solitamente innocua per l’uomo. Ma lo Stretto di Messina rimane l’unico luogo del Mediterraneo dove è più agevole osservalo, anche nei tratti sotto la costa, a profondità relativamente basse per questa specie. Sono innumerevoli gli incontri e le osservazioni effettuate dai tanti sub esperti (lo Stretto vanta anche le migliori squadre a livello nazionale) e appassionati di pesca subacquea fra la sponda siciliana e quella calabrese.

Come tutte le altre specie di squali il Capopiatto preferirebbe cacciare sullo Stretto, durante l’ingresso della corrente “Montante” che spinge enormi masse d’acqua dagli abissi dello Ionio fino all’imboccatura nord dello Stretto. Per la sua particolare batigrafia il fondo dello Stretto può essere paragonato ad un monte asimmetrico, con gli opposti versanti che presentano delle pendenze decisamente differenti. La cresta di questa sorta di imponente rilievo sottomarino è rappresentata da quella che i locali chiamano “sella”, ossia il punto meno profondo che si trova fra l’abitato di Ganzirri, lungo la riva siciliana, e Punta Pezzo, sull’opposta sponda calabrese.

Proprio dalla “sella”, localizzata lungo l’imboccatura nord del braccio di mare, dove il fondale tocca i 64 metri, i due versanti iniziano a degradare rispettivamente verso il basso Tirreno e il mar Ionio. Quello che immerge verso il Tirreno (a nord) degrada molto più dolcemente, fino a raggiungere i 1000 metri di profondità a largo del golfo di Milazzo, mentre per trovare la batimetrica dei 2.000 metri bisogna oltrepassare l’isola di Stromboli. Il versante meridionale, invece, degrada molto bruscamente in direzione del mar Ionio, con un pendio ripidissimo, tanto che ad appena 4-5 chilometri dalla “sella” il fondale sprofonda sotto i 400-500 metri.

Nel tratto compreso fra le città di Messina e Reggio, nella parte centrale dello Stretto, si scende sotto i 500 metri, fino a 1.200 metri poco a sud di Punta Pellaro. Valori sotto i 2000 metri si presentano a largo di Capo Taormina, dove il fondo sprofonda rapidamente sugli abissi dello Ionio, con una scarpata ripidissima a pochi chilometri dalla linea di costa. Questo profilo batimetrico, talmente aspro, favorisce l’insorgenza di frequenti e violente correnti marine di marea, fra le più forti osservate sul nostro pianeta, che tendono a risalire con particolare energia tale scalino, spingendo in superficie le acque molto fredde, pesanti e profonde provenienti dagli abissi dello Ionio.

Difatti, all’interno dello Stretto, esiste un perenne dislivello, di circa 27-28 cm, tra le acque dello Ionio e quelle del Tirreno, che diminuisce man mano che ci si avvicina al punto di contatto dei due bacini, ove naturalmente si annulla. Quando le acque del mar Tirreno, a nord di Capo Peloro, sono in fase di alta marea, quelle ioniche, a sud di Capo Ali, sono in fase di bassa marea. Lungo lo Stretto, cosi, si viene ad attivare un intenso “gradiente di marea” che tende ad essere colmato gradualmente, in media ogni 6 ore, con l’innesco di impetuose correnti di marea che possono raggiungere velocità davvero ragguardevoli in determinate occasioni.

Quando l’alta marea è in atto sul basso Tirreno le acque tirreniche si riversano in direzione dello Ionio colmando tale dislivello. La corrente che si origina, in direzione nord-sud (da Messina a Catania), prenderà il nome di “Scendente”. Il flusso della “Scendente”ribalta la situazione, innalzando la superficie del bacino ionico che, raggiunto un determinato livello, tende a riversarsi nuovamente nel Tirreno attraverso la linea di Ganzirri e Punta Pezzo.

In tal modo si inverte il processo e si viene a sviluppare una corrente contraria, definita “Montante”, che risalirà l’area dello stretto di Messina da sud a nord fino all’imboccatura nord di Capo Peloro, facendo straripare le acque ioniche sopra quelle tirreniche. Come è noto entrambi i flussi si manifestano gradualmente, non contemporaneamente in ogni punto, partendo dalle acque antistanti Capo Peloro ed estendendosi successivamente alle altre aree dello stretto, fino alla sua imboccatura più meridionale, lungo la costa ionica messinese, nel tratto che va fino a Capo Taormina.

Tali correnti sono attive lungo tutto lo strato d’acqua, dal fondo fino alla superficie. In tale contesto, nelle giornate di luna piena, in cui si raggiunge il massimo “gradiente di marea” fra Ionio e Tirreno, con un notevole rinforzo delle correnti, gli squali Capopiatti sembrano farsi cullare dalla corrente “Montante” (da sud verso nord) che dalle buie profondità del mar Ionio li spinge diretti fino in superficie nella parte centrale dello Stretto di Messina, dove vi trovano l’habitat ideale per la caccia di piccoli pesci e calamari, sempre abbondanti nelle acque di questo ricchissimo braccio di mare. Appena finita la caccia gli stessi attendono l’ingresso della corrente contraria, la “Scendente”, molto forte e violenta in superficie, che li riporta nelle profondità dello Ionio.

Quella degli Squali nello Stretto di Messina, quindi, non è ne’ una bufala ne’ una notizia da sottovalutare. Come confermano appunto le autorità competenti e le forze dell’ordine, bisogna sempre fare attenzione in modo particolare quando questi esemplari vengono avvistati in superficie. Solitamente non attaccano l’uomo, ma non augureremmo a nessuno di trovarsi a contatto con un gigante marino così imponente a meno che non si tratti di professionisti preparati a comportarsi in modo corretto. E in quel caso si potrebbe trattare soltanto di un’esperienza unica per fascino, suggestione e adrenalina. Per la gente comune, però, meglio evitare.


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