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Una rete d’accoglienza lungo il sentiero del brigante

Per Sandro Casile, Presidente del GEA, il coinvolgimento e l’attenzione degli operatori turistici nella complessa gestione del sentiero è il chiaro segnale della presa di coscienza di chi nelle aree interne ha deciso di restare per lavorare e produrre, con lo sguardo rivolto alle opportunità offerte dalle nuove  tendenze culturali

Si chiama Frida, è nata e vive a Verona. Ha affrontato un lungo, costoso e in parte avventuroso viaggio per essere puntuale all’appuntamento con gli altri escursionisti, provenienti dall’Italia e dall’Europa, che percorreranno, in questi giorni, il “Sentiero del Brigante”, uno dei 41 “cammini” inseriti nell’Atlante dei Cammini d’Italia del MIBACT di concerto con le Regioni. E’ stato il nome del sentiero, particolarmente evocativo, l’idea di camminare in una montagna tanto discussa quanto sconosciuta, l’opportunità di visitare due Parchi, quello Naturale Regionale delle Serre e quello Nazionale dell’Aspromonte, la sensazione di potersi spingere fin nell’ultima frontiera dell’escursionismo continentale, a farle scegliere il “Sentiero del Brigante” piuttosto che uno delle centinaia di cammini disseminati per l’Italia. Le è stata già consegnata la “Carta del Camminante” ed è in attesa dell’apposizione del primo dei numerosi timbri che certificheranno il suo passaggio dalle località più interessanti e la sosta presso le strutture turistiche e d’accoglienza disseminate lungo il “cammino”. Quando avrà percorso i 120 km che da Gambarie la porteranno a Stilo, riceverà l’attestato che il G.E.A. – Gruppo Escursionisti d’Aspromonte –  rilascia a chi, camminando sulle orme dei briganti, percorre l’intero “cammino”. Sia che lo faccia singolarmente, sia che lo faccia in compagnia o in gruppo organizzato e guidato. E’ questa la grande e rivoluzionaria novità che offre il “Sentiero del Brigante”. Una rete d’accoglienza che si è formata, passo dopo passo, e si sta consolidando grazie alla sinergia con l’Associazione che, or sono trent’anni, ha individuato e recuperato fisicamente e culturalmente il sentiero,  ponendolo all’attenzione degli escursionisti italiani ed europei. Per Sandro Casile, Presidente del GEA, il coinvolgimento e l’attenzione degli operatori turistici nella complessa gestione del sentiero, che si sviluppa per oltre cento chilometri in ambiente rurale e montano, è il chiaro segnale della presa di coscienza di chi nelle aree interne ha deciso di restare per lavorare e produrre, con lo sguardo rivolto alle opportunità offerte dalle nuove  tendenze culturali. E’ anche il segnale dell’acquisita consapevolezza che la funzione dei sentieri è di ricostruire il paesaggio fisico e culturale delle aree attraversate e di creare le condizioni per lo sviluppo economico e sociale. Ecco perché il “Sentiero del Brigante”, che già dal nome sottende le vicende storiche e antropologiche dell’estrema montagna meridionale, è diventato l’asse lungo il quale si misurerà la capacità di Enti e Amministrazioni di costruire il futuro.