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Reggio Calabria, Cisl: “per i giovani “restare” non deve essere un atto di coraggio”

Giovani a Reggio Calabria: per la Cisl ‘restare’ non deve essere un atto di coraggio

La Calabria fa registrare un trend negativo dl punto di vista demografico, in assoluta coerenza con i dati che caratterizzano il Mezzogiorno. In questa triste analisi, condotta dall’ Università della Calabria e dal portale ‘Open Calabria’, i numeri relativi alla provincia di Reggio Calabria non sono certo in controtendenza rispetto al regresso che la popolazione del sud sta attraversando. Un bilancio negativo nei rapporti nascite-decessi ed emigrazione-immigrazione lancia un segnale d’allarme per il futuro prossimo, per l’intera area della metrocity. La perdita di abitanti determina, in maniera quasi fisiologica, una flessione per quanto concerne l’economia locale e soprattutto, inibisce uno spirito vivace di imprenditorialità. A farne le spese sono le aree interne e montane della provincia, ma se non si riesce ad invertire la rotta, molto presto la crisi demografica investirà i centri urbani più importanti. Un’ emorragia demografica figlia di un ristagnamento economico, che non riesce ad essere arginato neanche con gli strumenti che la Città Metropolitana dovrebbe garantire. E’ improcrastinabile impiegare le leve che le vocazioni del territorio suggeriscono, con scelte forti e lungimiranti. I giovani reggini partono e non accettano la sfida di restare in un contesto che li priva di prospettive di futuro. Per loro, ad oggi, risulta più difficile rimanere nella propria terra piuttosto che partire, mettendo nella valigia incertezze e disagi“. Lo scrive in una nota stampa Rosy Perrone, Segretaria Generale della Cisl.

Investire in turismo non può essere un’utopia per un territorio che offre tra le più importanti bellezze paesaggistiche del Paese. Senza retorica e fingimenti, occorre incentivare imprese, tour operator e istituzioni centrali per mettere in piedi un piano di sviluppo che parta dai collegamenti e dalle infrastrutture. Ci vuole la voce grossa per affrontare le sfide più importanti, quelle che riguardano il futuro della nostra terra. E al contempo, occorrono misure urgenti per contrastare l’emigrazione che ha spopolato la provincia di Reggio Calabria. Come? Intanto, cercando di catalizzare l’attenzione di investitori in grado di stimolare il tessuto imprenditoriale e commerciale del territorio, sfruttando il settore enogastronomico che ha reso i prodotti reggini tra i più ricercati al mondo. E ancora, un altro strumento virtuoso potrebbe essere caratterizzato da un pacchetto di interventi di carattere sociale e culturale. Per esempio sostenere e valorizzare la maternità (e, più in generale, la genitorialità), potrebbe risultare una scelta ambiziosa e vincente, e poi, sostenere con fondi pubblici l’imprenditoria giovanile per arginare l’emigrazione dopo il percorso scolastico, e puntare al recupero economico, sociale ed architettonico delle aree marginali abbandonate e dei centri storici, per favorire un turismo culturale robusto e soprattutto credibile, coinvolgendo gli operatori economici in progetti di co-financing. Di questo, è capace la Metrocity? È scontato che l’abbassamento demografico blocchi lo sviluppo basato sull’equità intergenerazionale. Le comunità reggine soffrono di uno stato d’invecchiamento avanzato, in cui le conseguenze maggiori sono avvertite proprio nei contesti economicamente deboli, caratterizzati da sistemi di welfare locale inefficienti e inefficaci, talvolta inesistenti, come nei territori della provincia. Se i giovani emigrano, i piccoli comuni si spopolano e restano abitati prevalentemente da anziani. Tale spopolamento produce un forte disimpegno sociale ed istituzionale, contraddistinto da una riduzione dell’investimento pubblico e privato, che spesso si traduce in uno stato di abbandono e di degrado sociale ed ambientale, che causa ulteriore emigrazione. Il rischio di un lungo inverno demografico è tutt’altro che lontano. Il dramma della migrazione rischia di trasformare tradizioni, usi e costumi di una terra che per generazioni intere, ha saputo approfittare del suo valore identitario, come dispositivo di sostentamento e addirittura, di ricchezza“, conclude.