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Reggio Calabria, cartone al posto del gesso in Ospedale: Falcomatà ancora a caccia di Squali mentre la città è infangata su tutti i media

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Reggio Calabria, che fine ha fatto Falcomatà? Dal sindaco un imbarazzante silenzio sul caso del cartone usato al posto del gesso in Ospedale

Dov’è finito il Sindaco Falcomatà? Reggio Calabria sembra una città senza Sindaco: quel primo cittadino così attento a preoccuparsi di accertare la veridicità di un video sugli Squali pubblicato da StrettoWeb, oggi si trincera dietro un imbarazzante silenzio mentre la sua città viene infangata sulle prime pagine di tutti i media cartacei, televisivi e online per la notizia del cartone utilizzato al posto del gesso al Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti. Una notizia controversa, poco chiara, forse addirittura falsa e in ogni caso posta nel modo scorretto perché ammesso e non concesso che qualche medico abbia utilizzato il cartone, il problema non è di Reggio Calabria ma di un sistema sanitario che impone ai medici l’arte dell’arrangiamento per l’assenza di risorse e strumenti adeguati. E la sanità calabrese è commissariata da anni dallo Stato.

La notizia del cartone utilizzato al posto del gesso è molto, molto, molto più grave rispetto alla presenza degli Squali nello Stretto: un’inefficienza della sanità contro una banalità della natura. Inoltre la cassa di risonanza di questa notizia, riportata da tutti i telegiornali, dalle radio e dai giornali in prima pagina con tanto di reazioni di parlamentari della Repubblica e del Ministro della Salute, non è minimamente paragonabile a quella dello Squalo che s’è limitata a qualche piccolo trafiletto sui giornali più attenti all’ambiente e alla natura, senza alcun tono catastrofico o polemico. Eppure Falcomatà, che allora s’era tanto impegnato a Palazzo San Giorgio, con schermate di computer e registrazioni video (quanto tempo sprecato!!!) per smontare una notizia che invece si era rivelata vera, minacciando denunce (alla faccia della libertà di stampa e delle matite rosse e blu!) perché la notizia dello Squalo avrebbe allontanato i turisti da Reggio Calabria (!!!!!!!!!!!), adesso non apre bocca su una questione molto più seria e molto più grave. Abbiamo già dimostrato che gli Squali il turismo possono soltanto attirarlo. Ma un Ospedale – ammesso che la notizia fosse vera – in cui si usa il cartone al posto del gesso, può dare al turista garanzie di essere in un posto sicuro?

E se la notizia non è vera, può il Sindaco rimanere in silenzio di fronte a tutto il fango che Reggio Calabria sta subendo per l’ennesima volta? Qual è il grado di senso d’appartenenza di Falcomatà alla sua città? Sui fatti dell’Ospedale Riuniti è già stato molto chiaro il direttore dell’Ospedale Frank Benedetto, che ha spiegato come un paziente s’è presentato al Pronto Soccorso già “ingessato” con il cartone fai-da-te, mentre un altro è stato momentaneamente immobilizzato con del cartone soltanto per esigenze radiografiche, rispetto a una situazione d’emergenza in cui i medici hanno enorme difficoltà nel fare il loro lavoro.

E che agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria i problemi siano enormi è già noto da tempo. E’ un altro discorso che meriterebbe ben altri approfondimenti. Così come più spazio dovrebbe essere concesso alle eccellenze mediche di una struttura tra le principali del meridione, almeno in alcuni settori e in alcuni reparti, assolutamente all’avanguardia.

Adesso il problema è un altro: il fango che per l’ennesima volta la città sta subendo per colpe non proprie. E il dato su questo tema è l’imbarazzante silenzio di Falcomatà, di cui si sono perse le tracce. Sarà ancora a caccia degli Squali, oppure sarà contento dell’utilizzo del cartone perché andrebbe ad esaltare le funzionalità della raccolta differenziata? Quale differenziazione migliore del riutilizzo per esigenze di salute al Pronto Soccorso? Proprio quei medici e operatori sono oggi le prime vittime di un sistema sanitario indegno, di una macchina del fango mediatica inevitabile e soprattutto (oltre al danno la beffa) del tradimento del proprio Sindaco che scambia le notizie vere per fake news e poi di fronte alle reali fake news abbassa la coda tra le gambe e rimane mestamente in silenzio.