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Pontida non è più il covo del Nord, tanti dalla Calabria con una bancarella zeppa di ‘nduja, peperoncino e cipolla di Tropea per “osannare” Salvini

Oggi a Pontida lo storico raduno della Lega, trasformato da Salvini in un grande appuntamento nazionale con presenze da tutte le Regioni

Urla, cori, tanti selfie e grande entusiasmo per Matteo Salvini: così il leader leghista ha trasformato Pontida nel covo del Nord anti-terrone nel centro dell’Italia populista e sovranista, con tante presenze da tutto il Paese. Il vice-premier e Ministro dell’Interno è stato accolto dal suo popolo come un vero e proprio divo: erano migliaia oggi con bandiere, magliette e cappellini, arrivati in autobus da tutto il Paese. Il raduno della Lega va in scena sul ‘sacro suolo’ dove il Carroccio raduna i suoi dal 1990, con un’inedita dimensione nazionale. Intuibile dal mix di accenti non solo ‘padani’, fotografata dal colpo d’occhio sui gazebo con i prodotti tipici di tutte le regioni, celebrata sul palco dalla presenza dei governatori di centrodestra: non solo i leghisti Attilio Fontana (Lombardia), Luca Zaia (Veneto) e Massimiliano Fedriga (Friulia Venezia Giulia). Ci sono anche Giovanni Toti (Liguria), Nello Musumeci (Sicilia), Donato Toma (Molise) e Nicoletta Spelgatti (Valle D’Aosta).

E ieri notte qui ragazzi da Sicilia, Puglia, Calabria, Veneto, Emilia e Toscana ballavano e si divertivano“, dice Salvini dal palco. Secondo gli organizzatori c’erano oltre 75 mila persone, tutte per Salvini che non si è fatto attendere e ha concesso un lungo bagno di folla. Un giro per gli stand condito da selfie tra i cori dei sostenitori. Il lungo viaggio e il sole impietoso costano anche qualche malore, con lo stesso vicepremier costretto dal palco a coordinare i soccorsi del 118 – “da questa parte, non voglio dire a sinistra del palco, diciamo non a destra” – per poi spiegare “ho fatto il corso di pronto soccorso a 18 anni ma non ricordo più nulla“. In oltre un’ora di comizio il leader leghista regala uno show tra citazioni (da Walt Disney a Simone Weil), invettive contro i giornalisti Gad Lerner, Eugenio Scalfari e Michele Santororosiconi e menagramo” e preghiere per il “compagno di viaggio” scomparso, Gianluca Buonanno. Per concludere con il giuramento, stretto con il suo popolo, “di non mollare finché non avremo liberato i popoli di questa Europa“.

La liturgia leghista è nel pieno della sua mutazione. Lo conferma il contrasto cromatico tra il blu, colore ufficiale che campeggia sul palco con lo slogan ‘Il buonsenso al governo‘, e il verde che ancora prevale nell’abbigliamento dei presenti, che non rinunciano a maglie e cappellini con la scritta ‘Padania’. Lo stesso dualismo è esposto sul versante del colle che fronteggia il palco, dove sono spiegati gli striscioni ‘flat tax subito‘ e ‘Salvini liberaci dai clandestini‘, ma anche lo storico ‘secessione‘. A confermare la tradizione resta il Va’ Pensiero del Nabucco di Giuseppe Verdi in apertura e l’omaggio del segretario ai fondatori: “Non smetterò mai di ringraziare chi mi ha dato la voglia, l’entusiasmo e la passione per cominciare. Si chiamano Umberto Bossi e Roberto Maroni“. I due ex leader, però, non si fanno vedere. Il Senatur è stato fermato da un dolore alla schiena, l’ex governatore lombardo, invece, ha da tempo preso le distanze dalla nuova Lega.