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Migranti: oltre 400 i bambini morti sulle rotte del Mediterraneo

Il Manifesto della Rete delle grandi Macchine Patrimonio UNESCO, di cui fanno parte la Varia di Palmi, i Gigli di Nola, La Macchina di Santa Rosa di Viterbo e i Candelieri di Sassari

Lo scorso anno – dice Patrizia Nardi, responsabile tecnico-scientifico del Progetto UNESCO della Rete delle grandi Macchine a spalla italiane – sono stati più di 400 i bambini morti sulle rotte dei migranti nel Mediterraneo. In migliaia sono vittime di abusi, schiavitù, sfruttamento e detenzione nei campi di transito in Africa. Cinquanta milioni sono i bambini in movimento nel mondo sulle rotte migratorie, 28 milioni i bambini allontanati dalle loro case e dai loro affetti a causa di conflitti. Moltissimi sono minori non accompagnati. Ce lo dice con forza l’UNICEF. Una tragedia immane alla quale la Rete delle grandi Macchine Patrimonio UNESCO, modello e fonte di ispirazione, vuole dare voce nei momenti che sono di festa per altri bambini più fortunati. Lo fa con un Manifesto che è un appello ai decisori politici, alle agenzie internazionali ma anche un’assunzione di responsabilità da parte di una grande comunità, quella della Rete che coinvolge diverse città di altrettante Regioni italiane, che chiama a raccolta le comunità d’eredità del patrimonio culturale immateriale italiano UNESCO che basano la loro esistenza sul concetto di dialogo e di rispetto della diversità culturale, per dare un contributo concreto alla divulgazione e alla conoscenza di questa aberrazione in un mondo in cui la mancanza di attenzione verso i bambini è davvero una seria ipoteca alla sopravvivenza civile dell’Umanità. L’iniziativa verrà declinata ed implementata già nel corso dei prossimi mesi in occasione della Faradda dei Candelieri a Sassari, per il Trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo e a Palmi, l’ultima settimana di agosto, canonicamente dedicata alla Varia nella cittadina della Costa Viola. L’obiettivo, creare ponti di condivisione dando un contributo fattivo, così come le comunità della Rete hanno imparato a fare , lavorando insieme e in sinergia, da molti anni”.

PER UN MARE DI VITA
Manifesto della Festa dei Gigli di Nola e della Rete delle grandi Macchine a spalla Patrimonio dell’Umanità per i bambini delle traiettorie mediterranee.

Nel corso dell’ultimo decennio, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Europa ha registrato un drammatico aumento del numero di persone provenienti dai fronti “caldi” del mondo, dell’Africa in particolare. Profughi di zone in guerra o in calamità naturale permanente provenienti dal Congo, Sudan, Nigeria, Mali e Costa d’Avorio, Etiopia, Siria, Iraq, Afghanistan, Libia hanno generato e generano un movimento continuo che non è più emergenziale e che produce flussi costanti di migranti verso l’Europa che accedono soprattutto dall’Italia, dalla Grecia, dalla Turchia, dalla Macedonia.

I viaggi della speranza, che gli italiani conoscono molto bene per il loro passato di emigranti globali, si riassumono sostanzialmente nella ricerca della salvezza per chi è costantemente in pericolo di vita e nella possibilità di costruirsi un futuro migliore oltremare, a costo di lasciare affetti, famiglia, identità, storia, paesaggi e soprattutto il “senso” dei luoghi di provenienza, che forgiano l’essere e l’esistenza di ognuno di noi.

I Paesi di prima accoglienza, di transito e di destinazione sono moralmente chiamati a rispondere alla tutela di diritti umani che questo doloroso fenomeno impone. I bambini, soprattutto i minori non accompagnati, sono particolarmente a rischio di discriminazione ed esclusione. Troppi sono i bambini che hanno perso la vita nel nostro Mar Mediterraneo, che è un mare circolare che dovrebbe includere e non dividere. La solidarietà è ancora una scelta di valore.

Le comunità della Festa dei Gigli di Nola e della la Rete delle grandi Macchine a spalla italiane Patrimonio UNESCO

– nella piena consapevolezza che la diversità culturale sia un valore da salvaguardare a beneficio dell’identità dell’uno che si completa e si arricchisce nella relazione con l’altro, nel pieno rispetto delle peculiarità di comunità, gruppi e individui;
– sulla base dei principi che hanno animato ed animano l’essenza stessa della Rete, che vedono nel dialogo e nell’apertura i suoi elementi portanti;
– nel pieno svolgimento del Piano di salvaguardia condiviso della stessa Rete che individua un obiettivo importante nella divulgazione dei principi e delle politiche dell’UNESCO finalizzate a tutelare i diritti umani anche attraverso i valori che si ricollegano alla forza del patrimonio culturale per dirimere i conflitti e le contrapposizioni tra comunità, gruppi, Nazioni;
– nella convinzione che il Mediterraneo sia un unico contesto di straordinaria vitalità, in cui non una civiltà ma una serie di civiltà hanno trovato la loro sintesi che contraddistingue il nostro essere oggi “Popolo del Mediterraneo”
si dichiarano contro ogni forma di ostilità, sfruttamento, abuso, violenza che abbia come destinatari bambini inermi che da soli o con i loro genitori solcano le acque del Mediterraneo, vittime inconsapevoli di un’immane tragedia sociale ed umana;
esortano le comunità d’eredità del patrimonio culturale immateriale italiano riconosciuto Patrimonio dell’Umanità, che ben capiscono il valore della relazione e del dialogo, ad individuare insieme e condividere una comune linea di attenzione a questo delicato problema;

richiamano i decisori politici, così come le grandi agenzie e organizzazioni internazionali – l’ONU, l’UNESCO-Comitato Intergovernativo per il Patrimonio Immateriale, l’ICCAR- International Coalition of Inclusive and Sustainable Cities e la Fondazione Marianna V. Vardinoyannis, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l’UNICEF, Save the Children, Amnesty International, ICRC, Medici senza Frontiere, il Consiglio d’Europa, la Commissione Cultura del Parlamento Europeo- a riservare attenzione massima ai bambini degli esodi moderni che spesso pagano con la vita scelte obbligate, ciò che che si configura comune grave crimine contro l’umanità ed ipoteca al futuro della stessa; dedicano il Giglio dell’Ortolano -Albero della Vita- e la Festa Eterna tutta alla purezza dei bambini e dei ragazzi che hanno perso la loro vita in mare o che si trovano in difficoltà lontani dai loro affetti, alla ricerca di acque calme e porti sicuri. Il Giglio della Corporazione degli Ortolani vuole essere simbolo di pace, unione e fratellanza contro ogni guerra, violenza, povertà. Ricordando l’epopea di San Paolino che libera i nolani dalla schiavitù esprime, nella sua simbologia, l’esigenza umana del porto tranquillo raffigurata nelle mani che si protendono e che molto richiamano le braccia dei migranti che incontrano quelle dei soccorritori. Il girotondo che abbraccia un mondo circolare nel secondo pezzo della complessa Macchina è l’emblema del gioco per eccellenza di un’infanzia povera e, in questo caso, negata, come metafora della follia della guerra e di tutto ciò che improvvisamente e tragicamente ferma la vita e il gioco dei nostri bambini. Gli arabeschi che adornano l’intera struttura sono il collegamento plastico con una cultura solo geograficamente distante, che ridisegna il Mediterraneo come luogo di incontro di Civiltà, di scambio culturale tra persone, spazio comune tra i Popoli.