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Lieto epilogo in Cassazione per la vicenda giudiziaria del ristoratore reggino Giovanni Franco: una storia pazzesca!

Reggio Calabria, gli avvocati Aurelio e Steve Chizzoniti con una nota rendono noto l’epilogo in Cassazione della vicenda giudiziaria del ristoratore reggino Giovanni Franco

La IV Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione, in accoglimento dell’articolato ricorso elaborato dagli Avv.ti Aurelio e Steve Chizzoniti, presentato nell’interesse del condannato Giovanni Franco (71 anni), pregiudicato, ristoratore reggino, avverso il provvedimento pronunciato dalla Corte di Appello di Catanzaro, adita ex art. 11 c.p.p., per invocare la revisione della pregressa sentenza di condanna ad anni 11 di reclusione per associazione per delinquere, traffico di sostanze stupefacenti ed altro, allo stesso inflitta dai Giudici reggini, per fatti risalenti all’anno 2004, ha annullato senza rinvio l’ordinanza impugnata, che aveva dichiarato inammissibile l’istanza introduttiva. Disponendo, altresì, la trasmissione degli atti della Corte di Appello di Catanzaro per l’ulteriore corso nel merito dell’istanza ex ante depositata. “Trattasi di una storia processuale quanto mai complessa” – sostengono gli Avv.ti Chizzoniti – “nella cui cornice si staglia l’iniziale eloquente provvedimento di revoca della misura cautelare in carcere inflitta all’allora indagato Giovanni Franco, assunta dal TDL reggino, nel cui contesto, l’Organo di riesame, senza mezzi termini, evidenzia che “l’istante non compare mai quale diretto colloquiante nell’ambito delle conversazioni intercettate”, nella cui ottica, lo stesso Collegio, aggiunge di avere accertato “l’assoluta difficoltà di rinvenire un collegamento certo fra Giovanni Franco e l’attività illecita del gruppo cautelato, sicuramente estraneo all’illecito consumato da altri familiari dello stesso”. Il ricorrente, sentendosi abbondantemente tutelato dall’imponente provvedimento ultrafavorevole disposto dal TDL, aveva optato per il rito abbreviato visto che l’incarto processuale non aveva registrato alcuna novità. Il GUP però, entrando in conflitto con il TDL che aveva operato l’unica revoca fra i numerosi indagati arrestati, addebitò al Franco la responsabilità di non aver comunque fornito “una chiave di lettura alternativa all’elemento cardine dell’accusa”, che lo vedeva quale finanziatore dell’associazione per delinquere. Il Franco, però, aveva da sempre urlato di essere completamente estraneo ai fatti contestati, aggiungendo di aver dato circa quattromila euro ad un proprio congiunto perché pagasse per contanti una partita di pesce per il ristorante agli abituali fornitori che operavano nella città di Milazzo, però pagati con un assegno, non andato a buon fine che il familiare del Franco aveva monetizzato ad un altro coimputato dei fatti delittuosi. Determinando la legittima reazione dei fornitori di prodotti ittici“.

Tutte le circostanze che precedono – proseguono gli avvocati Chizzoniti nella nota inviata alla stampa – sono state da noi abbondantemente acclarate attraverso approfondite indagini difensive affidate al Dott. Carmelo Longo, che hanno confermato la condotta adamantina del condannato Franco. L’istanza di revisione, ultradocumentata, però è stata disattesa dalla Corte di Appello di Catanzaro, con riferimento all’esame di persone, ritenute erroneamente imputate in procedimenti connessi, chiedendosi, altresì, “per quale ragione tale dichiarazione siano state tardivamente rese”, aggiungendo la presunta, dubbia attendibilità dei testi escussi “uno dei quali è il figlio del condannato con sentenza definitiva”. Gli Avv.ti difensori insorgevano avverso detta pronuncia eccependo in Cassazione un clamoroso “errores in iudicando”, sfociato nella sostanziale “mancanza di motivazione, deducendo che il Supremo Collegio, versando in tema di “error in procedendo”, è anche giudice del fatto, per cui può accedere agli atti processuali, attesa la manifesta illogicità della motivazione, invocando il dovere della Corte regolatrice di osservanza all’obbligo di “fedeltà al processo”. Evidenziando, altresì, l’attualità devastante della pronuncia ex ante adottata dal TDL, fra l’altro, mai impugnata dalla Procura della Repubblica reggina. Stigmatizzando, ultra vires, quanto argomentato dalla Corte di Appello di Catanzaro che ha ritenuto che “la richiesta di assunzione di testimonianze avrebbe potuto essere avanzata nel corso del giudizio già svolto”, circostanza che gli Avv.ti Aurelio e Steve Chizzoniti hanno ritenuto in conflitto con la previsione di cui all’art. 24 della Costituzione, che resta un imponente “diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”, sicuramente sottratto a qualsivoglia step temporale volto a sterilizzarne la solenne previsione. La Corte Suprema di Cassazione ha condiviso queste ed altre censure tecniche, rispettosamente sollevate dagli Avv.ti Aurelio e Steve Chizzoniti, annullando senza rinvio l’ordinanza impugnata“.