Archeologia: le immagini dell’importante villa romana scoperta a Bisignano, nel cosentino

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Sono stati presentati alla stampa i risultati preliminari della campagna di indagini archeologiche condotte nello scorso mese di giugno in località Squarcio di Bisignano

Nello scorso mese di giugno, in un terreno di proprietà privata lungo la Strada Comunale Soverano, a poche centinaia di metri dal corso del fiume Crati (località Squarcio di Bisignano – CS), si è svolta la prima campagna di indagini archeologiche, finanziate dal Segretariato Regionale del MiBACT per la Calabria, coordinate dalla dott.ssa Giovanna Verbicaro e dal dott. Giovanni Piccolo, funzionari della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro Cosenza e Crotone, e condotte sul campo dalla Geomed S.r.l. Geoarcheologia e Geologia Ambientale grazie alla fattiva collaborazione e al prezioso sostegno dell’Amministrazione Comunale che ha curato la logistica e sostenuto la campagna geognostica condotta dalla Geomeda & Engineering S.r.l.s., con attività di prospezione georadar e rilievo GPS, nonché alla gentile disponibilità della proprietaria del fondo, sig.ra Lucia Nicoletti.

L’avvio delle indagini si deve alla pronta segnalazione della presenza di materiale archeologico all’interno del terreno, effettuata dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, a sua volta attivato dai Carabinieri della locale stazione di Bisignano. Lo scavo di quattro trincee ha poi portato in luce i resti di una villa romana, con tracce di frequentazione dall’età repubblicana a quella imperiale (II secolo a.C. – II secolo d.C.). Nello specifico, sono stati documentati almeno quattro ambienti, anche con decorazioni pittoriche, pertinenti al settore abitativo della villa, insieme a parte delle strutture relative al settore produttivo, tra le quali si riconosce un vano, pavimentato in opus spicatum, destinato forse alla lavorazione delle olive.

Dell’edificio non si conoscono ancora con precisione l’estensione e lo sviluppo planimetrico, ma i materiali mobili rinvenuti consentono di datarne la frequentazione al periodo compreso tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C., nonché di ipotizzare l’esistenza di ulteriori ambienti produttivi (macine in pietra lavica) e ambienti residenziali di pregio (laterizi per suspensurae, utilizzati nella costruzione di ambienti termali o comunque riscaldati), gettando quindi luce sulla potenzialità e la ricchezza di quanto ancora sepolto. A tutela del contesto indagato e in attesa di finanziamenti per nuove e più estese campagne di scavo, la Soprintendenza ha avviato il procedimento di vincolo dell’area.

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