Governo: Magi, chi giura fedeltà a M5S invece che a nazione, può fare ministro?

Roma, 16 mag. (AdnKronos) – “Può il Capo dello Stato nominare Ministro un parlamentare del Movimento 5 Stelle, vincolato da un ‘contratto privato’ in contrasto non solo con l’articolo 67 della costituzione sul divieto di mandato imperativo, ma anche con il giuramento prestato di fronte allo stesso Presidente della Repubblica di esercitare le proprie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione?”. Lo chiede il radicale Riccardo Magi che ha partecipato oggi alla tavola rotonda alla Camera dal titolo ‘Gli Statuti dei gruppi parlamentari alla prova dell’articolo 67 della Costituzione sul vincolo di mandato’.
“Su questo -annuncia Magi- scriverò al presidente Mattarella, per portare il problema alla sua attenzione nella sua qualità di garante della Costituzione”. All’incontro, promosso dallo stesso segretario dei Radicali, hanno partecipato numerosi costituzionali che si confrontati “a partire dal tema dell’incostituzionalità dello statuto dei gruppi parlamentari del M5s che, prevedendo una sanzione di 100mila euro per chi lo abbandoni volontariamente o per espulsione, viola il divieto di vincolo di mandato: principio cardine del nostro ordinamento costituzionale e di ogni democrazia rappresentativa”.
“Il transfughismo parlamentare è un problema, per il quale bisogna però individuare soluzioni ragionevoli e rispettose della Costituzione”, osserva Magi. Tra i professori intervenuti, Roberta Calvano, Augusto Cerri, Beniamino Caravita, Raffaele Chiarelli, Francesco Clementi, Adriana Ciancio, Salvatore Curreri, Gianmario Demuro, Roberto Di Maria, Giorgio Grasso, Paola Marsocci, Claudio Martinelli, Cesare Pinelli, Ciro Sbailò e Alessandro Sterpa, che insieme ad altre decine di costituzionalisti, avevano accolto l’invito di Riccardo Magi a esprimersi sulla questione.

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