Zes, Imbalzano: “Ma che c’entra l’area del Porto di Gioia Tauro con la Sibartide, Crotone, Vibo e aeroporto Lamezia Terme?”

Piano strategico Zes, Imbalzano: “la Sibaritide, il Crotonese,Vibo e l’Aeroporto di Lametia Terme sono zone che non hanno alcun nesso economico funzionale”

Porto Gioia TauroVa ribadito preliminarmente – anche se al Presidente Oliviero non va giù – che il processo legislativo della Zona Economica Speciale di Gioia Tauro è nato politicamente l’8 giugno 2013, quando il Consiglio Regionale della Calabria ha approvato all’unanimità – quindi anche con i voti del PD – la proposta di legge istitutiva della ZES  della G.R. datata 7.9.2012 , licenziata, dopo ampio dibattito, sempre all’unanimità, dalla Commissione da noi presieduta il 29.5.2013. All’inizio della presente legislatura, invece di impegnarsi sul Governo  a  definire l’iter della legge in corso di discussione in Parlamento, anche con eventuali modifiche,  l’attuale maggioranza ha preferito varare una legge pressocché fotocopia, col risultato che solo a distanza di altri tre   anni la stessa è approdata al risultato finale, peraltro da tutti  auspicato”. E’ quanto afferma Candeloro Imbalzano, gia’ Presidente della Commissione “Bilancio, Attività Produttive e Fondi Comunitari” del Consiglio Regionale. “Il Piano Strategico oggi presentato schematicamente a S. Ferdinando non fa che confermare le discutibili scelte fatte in questi mesi e contestate peraltro nelle settimane scorse dallo stesso Sindaco Metropolitano, con la nota lettera al Governo. Abbiamo preso atto che,  mentre la legge 91/2017 specifica espressamente che “la ZES deve sorgere su una zona geografica chiaramente delimitata e identificata” come avevamo originariamente previsto nell’ambito del Porto e del retroporto di Gioia Tauro, tra i comuni di S. Ferdinando, Rosarno e la stessa Gioia, il territorio di circa 2400 ettari di pertinenza della ZES comprende oggi anche una parte importante della Sibaritide, del Crotonese, di Vibo e l’Aeroporto di Lametia Terme. Zone che non hanno alcun “nesso economico funzionale”,  per giustificare il loro inserimento visto  che  non sono direttamente adiacenti  all’Area del Porto di Gioia Tauro”, continua Candeloro Imbalzano. “Di contro, non si riesce ancora  a capire,  a parte forse  l’aeroporto di Reggio, per quali motivi non sono state inserite le aree industriali, queste sì di fatto  adiacenti, di Campo Calabro – Arghillà (quest’ultima già Zona Franca), di S. Gregorio, di Saline – ove ancora insiste il   manufatto delle Officine di Grandi Riparazioni – e della Locride”, aggiunge ancora Candeloro Imbalzano. “Queste scelte, altamente penalizzanti della Piana e della Metrocity, determineranno inevitabilmente un  forte  ridimensionamento delle risorse economiche previste per la ZES di Gioia Tauro,  nonchè il concreto rischio di compromettere sul nascere le enormi potenzialità insite nel processo di sviluppo originariamente previsto, che doveva  necessariamente interessare solo la Piana e l’ex Provincia di Reggio Calabria. E  soprattutto, di provocare una netta  riduzione dei livelli occupazionali direttamente ed indirettamente possibilii, oggi annunciati genericamente  tra le  sette e le diecimila unità entro dieci anni, a fronte delle decine di migliaia di posti di lavoro prodotti  nelle ZES dell’Est Europeo,  fin qui realizzate”, continua  Candeloro Imbalzano.   “In definitiva, mentre il Porto del Pireo in pochi anni è diventato il crocevia strategico della “Via della Seta” e la Grecia sia avvia ad accogliere, dopo il raddoppio del Canale di Suez,  una parte imponente del mega investimento previsto a breve termine dal gigante cinese  per  circa cinquanta miliardi di dollari, a qualche centinaio di chilometri  il Porto e la ZES di Gioia Tauro,   per miopia politica ed il solito  campanilismo nostrano, rischiano, per ridotta capacità competitiva nel Mediterraneo,   di veder  seriamente  frustrate  le attese che da tanto tempo i calabresi tutti avevano in essi riposte”, conclude Candeloro Imbalzano.