Tutto su ‘L’acqua del rubinetto’

Roma, 10 apr. (AdnKronos) – Qualità dell’acqua di rubinetto; controlli e analisi; nuove tecnologie; rapporto degli italiani con l’oro blu. Questi i temi trattati da Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, e Fondazione Lida, con il nuovo libro ‘L’acqua del rubinetto. Water Safety Plan: innovazione e sicurezza’, a cura di Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato dell’azienda pubblica, con la prefazione del sindaco Giuseppe Sala.
“Grazie ad azioni innovative e di sviluppo come il Water Safety Plan – scrive Giuseppe Sala, sindaco di Milano, nella prefazione del libro – l’area metropolitana di Milano può contare su un servizio idrico monitorato in ogni segmento della filiera, con criteri e pratiche tra le migliori al mondo. All’Italia servono con urgenza reti efficienti di distribuzione idrica: lo dimostrano i dati sulla dispersione o quelli sulla vetustà degli impianti. L’area metropolitana di Milano è una risorsa nazionale in questo campo ed è pronta a offrire al Paese strumenti e know-how per una svolta di civiltà ambientale non più rinviabile”.
“L’acqua che viene distribuita in Italia è di ottima qualità – prosegue Alessandro Russo – Nella Città metropolitana di Milano viene prelevata nella falda più profonda e per il circa il 50% non necessita di alcun trattamento di potabilizzazione. Ma a noi gestori non spetta solo il compito di rendere l’acqua buona e sicura. Una moderna gestione del servizio idrico integrato deve puntare su trasparenza e informazione al cittadino, avvalendosi delle ultime tecnologie come l’app Acca2o, che permette un aggiornamento continuo sul mondo dell’acqua. Solo così possiamo promuovere un consumo dell’acqua consapevole e sostenibile”.
Presto obbligatorio in ogni Stato dell’Ue, il Water Safety Plan (Wsp) è stato adottato per la prima volta in Italia a marzo del 2017 da Gruppo Cap che, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, prevede di implementarlo, entro il 2020, in tutti i Comuni dell’hinterland milanese.
L’Italia è al terzo posto della classifica dei Paesi che consumano più acqua in bottiglia dopo Messico e Thailandia. Con i suoi 241 litri di acqua consumata al giorno, il popolo italico è il più ‘sprecone’ in un continente che ne consuma già molta. Se i 780 metri cubi di acqua all’anno consumati da ogni europeo e gli oltre 1.280 degli statunitensi ci dicono poco, basta paragonarli ai 185 metri cubi usati da un africano per renderci conto dell’impatto idrico del nostro continente.
Gli europei acquistano anche una gran quantità di acqua in bottiglia, e gli italiani in particolare sono tra i primi al mondo con 200 litri a testa che, messi insieme, fanno poco più di 2 milioni di tonnellate all’anno di anidride carbonica.
“Tutelare il diritto all’acqua significa – scrivono Alessandro Russo e Célia Blauel, vicesindaco di Parigi e presidente di Acqua Pubblica Europea – attuare ogni sforzo per preservare l’acqua potabile e garantirne la massima qualità. Ciò che va ripensato in maniera radicale è lo stesso concetto di diritto all’acqua. Se non mettiamo urgentemente in campo investimenti in ricerca e sviluppo, in grado di mettere in sicurezza l’attuale scorta d’acqua, difficilmente potremmo lasciare in eredità un pianeta ospitale per le future generazioni”.
Edito da Guerini e Associati Editori, ‘L’acqua del rubinetto. Water Safety Plan: innovazione e sicurezza’ è il secondo volume della serie ‘Linee d’acqua’, la collana di studi e ricerche che ha l’obiettivo di contribuire al dibattito sulla gestione dell’acqua.

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