Asp Messina: la replica di Sirna alle accuse del Nursind

Il Commissario dell’Asp di Messina replica alle dichiarazioni rilasciate dal Nursind

Riceviamo e pubblichiamo la nota del Commissario dell’Asp di Messina Gaetano Sirna, in merito alle dichiarazioni da noi riportate e rilasciate dal sindacato Nursind su un presunto debito, pari a 1350 euro, in carico all’Azienda:

Rispettivamente in data 9 aprile ed oggi, 10 aprile, Strettoweb e Gazzetta del Sud, hanno dato risalto alle “rivelazioni” del sindacato Nursind relativamente ad un presunto debito complessivo di 1350 euro in carico all’Azienda che non avrebbe deliberatamente remunerato il servizio prestato da alcuni propri dipendenti nell’anno 2013 nonostante il notevole lasso di tempo trascorso. Quanto affermato dal sindacato e i titoli degli articoli in questione inducono il lettore ad avere un immagine dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina distorta, inducendolo sia a dare per certo il debito in capo all’ASP, sia ad avere l’idea di un’Amministrazione “tiranna” con chi opera a discapito anche dell’economicità dell’azione amministrativa. I fatti invece sono veri esclusivamente sull’ammontare del credito vantato, pari a circa 1350 euro, ma che, per il resto, sono amministrativamente più complessi e che non interessando unicamente questa ASP. Infatti le attività oggetto del credito sono frutto della collaborazione tra l’ASP di Messina e l’Università degli Studi di Messina di cui al protocollo d’intesa sottoscritto in data 12/2/2013 e concordato al fine di effettuare “uno screening sulla popolazione residente nella Valle del Mela a causa della presenza di raffinerie che lo espongono a sostanze irritanti, tossiche e nocive per la salute come i metalli pesanti che possono concentrarsi nella catena alimentare”. Tali somme non sono però ad oggi esigibili in quanto il pagamento degli operatori è subordinato alle rimesse dei relativi fondi da parte dell’Università degli Studi di Messina in favore di questa Azienda. Le prestazioni sono già state fatturate e sollecitate ma ancora non è pervenuta la relativa rimessa da parte dell’Università. In sua assenza, contrariamente a quanto “rivelato” dal sindacato, essendo il relativo capitolo di bilancio del tutto incapiente, proprio in quanto finanziato con le somme pervenute dal partner Università, non è possibile procedere ad alcun pagamento. L’art. 5 del protocollo d’intesa prevede infatti che “l’Università degli Studi di Messina si impegna a rendere disponibili parte delle somme previste dall’Ufficio  2 Speciale, per la corresponsione all’ASP di quanto dovuto per le attività esercitate nell’ambito del progetto, come risulteranno definite dai Responsabili Scientifici”. E la circostanza che nessuna somma poteva venire pagata se prima non versata dall’Università, se sconosciuta al sindacato, era ben nota ai nostri dipendenti i quali, in sede di ricorso per decreto ingiuntivo hanno richiesto che il Tribunale ordinasse tale pagamento non solo a questa Azienda, ma anche all’Università. L’ammontare del debito poi, non assume alcun valore rispetto ad un’azione amministrativa che deve essere costituzionalmente orientata in termini di efficienza ed efficacia. E cioè se un debito esiste, ma deve esistere davvero ed incidere sull’Azienda effettivamente ed esclusivamente, deve trovare soddisfazione, ancorpiù se trattasi di un credito di lavoro. Questo perchè non solo l’Azienda non intende in alcun modo, come si ritiene sia giusto e legittimo, pagare somme pubbliche, ancorchè minime, a chi non ne abbia diritto o, come nel caso di specie, senza averne la concreta disponibilità perchè subordinate all’adempimento di altro soggetto, ma anche perché questa Direzione intende i propri collaboratori, di ogni ordine e grado, non come meri dipendenti, ma vere e proprie risorse umane, il suo cuore pulsante. Se sino ad oggi non si è inteso addivenire ad un accordo transattivo, non lo si deve ad un capriccio, ma perché la transazione in se richiederebbe al dipendente che ha diritto ad alcune somme, lavorate, di rinunciare a parte di esse. E l’Azienda non intende chiedere alcun sacrifico a chi ha lavorato. Se il sindacato avesse avuto cognizione del contenuto dell’opposizione, avrebbe potuto constatare che in tutte l’ASP ha dato lealmente atto della situazione, rappresentando anche al Giudicante l’ammontare specifico delle ore lavorate da ciascun dipendente nel progetto in questione”.
IL COMMISSARIO
Dott. Gaetano Sirna