Sicilia, Sgarbi lancia gli “Stati Generali dei beni culturali” a Gangi

Sgarbi: “lasciare alla Sicilia gli strumenti utili alla predisposizione di un atto di indirizzo della politica culturale perché la gestione del patrimonio artistico produca concretamente benefici economici e occupazionali”

Si  è tenuta il 4 aprile nell’Ufficio di Gabinetto dell’assessore regionale dei beni culturali, Vittorio Sgarbi, la prima riunione operativa preliminare agli “Stati Generali dei Beni culturali” in programma nei prossimi mesi a Gangi (Palermo) “ovvero la seconda conferenza regionale, dopo quella del 1991 – sottolinea Sgarbi – con la quale s’intende avviare un processo di riforma del settore. Un progetto ampiamente partecipato (soprintendenze, poli museali, parchi archeologici, università, fondazioni, associazioni ambientaliste, ICOM, CESi, Carabinieri Tutela Patrimonio, ANCI, Distretti turistici, Federalberghi, etc.) in grado di dare una risposta alla complessità e molteplicità dei problemi strutturali del settore”. Nella convinzione che le politiche culturali devono raccordarsi con gli orientamenti programmatici degli altri ambiti dell’amministrazione regionale, i delegati degli assessorati coinvolti (Infrastrutture, Territorio, Turismo, Istruzione , Attività produttive, Agricoltura ed Economia) si sono confrontati nella definizione dei contenuti della Conferenza con Silvia Mazza, storica dell’arte e giornalista, componente dell’Ufficio di Gabinetto dell’assessorato dei beni culturali, che ha materialmente redatto il progetto degli Stati Generali.

È’ stata fissata per il 24 aprile – spiega Silvia Mazza – la prossima riunione in cui acquisire i singoli contributi e insediare il Comitato Direttivo degli “Stati Generali dei beni culturali”, le le cui date, per correttezza istituzionale, saranno lasciate alla discrezionalità del nuovo assessore” “Con gli Stati Generali dei beni culturali – conclude Sgarbi –  s’intende lasciare alla Sicilia gli strumenti utili alla predisposizione di un atto di indirizzo della politica culturale perché la gestione del patrimonio artistico produca concretamente benefici economici e occupazionali”.