Sicilia: intercettazione Borsellino, l’Espresso condannato a risarcire Crocetta

Palermo, 4 apr. (AdnKronos) – Cinquantamila euro. A tanto ammonta il risarcimento danni che il settimanale l’Espresso, l’ex direttore Luigi Vicinanza e i giornalisti Maurizio Zoppi e Pietro Messina, dovranno pagare ‘in solido’ all’ex governatore siciliano, Rosario Crocetta. Al centro della vicenda la frase che sarebbe stata pronunciata da Matteo Tutino, medico personale dell’ex presidente della Regione siciliana (“Lucia Borsellino va fatta fuori. Come suo padre”), durante una telefonata con lo stesso Crocetta. Un’intercettazione smentita dalle Procure e contenuta in un articolo di luglio del 2015 del giornale, di cui adesso il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Palermo, Cinzia Ferreri, sottolinea la natura diffamatoria.
“La sentenza accoglie la tesi della difesa – dicono i legali di Crocetta, Vincenzo Lo Re e Michele Romano -, in particolare del grave danno fisico e psichico subito dell’ex presidente della Regione”. “L’attività istruttoria – dice il giudice – ha confermato che la diffusione della notizia falsa aveva turbato la serenità dell’attore, provocando delle sofferenze morali”. Da qui il risarcimento danni “tenuto conto della falsità della notizia, del ruolo istituzionale ricoperto dall’attore (che rivestiva la carica di presidente della Regione) e della circostanza che l’attore nella sua carriera politica è sempre stato impegnato nella lotta alla mafia, della portata dell’offesa, della diffusione su tutto il territorio nazionale del periodico L’Espresso”.
Altri duemila euro ciascuno dovranno essere pagati da ciascuno dei tre giornalisti quale pena pecunaria risarcitoria prevista dall’articolo 12 della legge sulla stampa. Crocetta, subito dopo la pubblicazione dell’intercettazione fantasma, aveva annunciato in conferenza stampa la richiesta di un risarcimento di 10 milioni di euro.

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