Scopelliti in carcere, il “Modello Reggio” e la fine di un mito

Finisce il mito del “Modello Reggio”, ma con Scopelliti in carcere non significa dover abbandonare tutte le opere pubbliche realizzate in quegli anni

di Kirieleyson – Giuseppe Scopelliti, ex sindaco di Reggio Calabria ed ex Governatore della Calabria è stato condannato in via definitiva, con sentenza della Cassazione, a 4 anni e sette mesi ed ora si trova in carcere. La  vicenda giudiziaria potrebbe rappresentare l’epilogo di quella che era sembrata l’inarrestabile carriera di un giovane che, emancipatosi dall’esordio giovanile nella destra post fascista, era riuscito rapidamente ad arrivare a ricoprire la massima carica cittadina prima e regionale subito dopo, facendo intravedere un proprio futuro ruolo anche a livello nazionale.

Ma ciò che invece si manifesta, con cruda  evidenza  e quindi senza il condizionale, è il drastico ridimensionamento del cosiddetto  “modello Reggio”, nato negli anni della parabola scopellitiana ed il cui mito resiste tuttora agli occhi di tanti.

Ciò che è venuto a galla durante l’iter giudiziario è infatti  la circostanza ricorrente che gran parte delle iniziative che, con gran ritorno di immagine ed al fine di creare consenso, avevano caratterizzato quel periodo al Comune, di fatto erano state realizzate attraverso una  gestione a dir poco “allegra” e, comunque, a scapito del pagamento di spese correnti.

Il Comune ha così accumulato debiti su debiti, fin quando si è venuta a creare una voragine finanziaria nei conti pubblici, cui all’epoca pare nessuno ci avesse fatto caso (nemmeno i revisori dei conti), voragine che i reggini stanno pagando e che dovranno pagare ancora per molti anni con le tariffe per servizi e tasse comunali tra le più alte  del Paese. In termini pratici, e senza entrare nel merito degli aspetti penalmente rilevanti, le iniziative che hanno caratterizzato il modello Reggio erano in tutta evidenza non sostenibili, cioè i loro costi erano al di sopra di ciò che la città ci si sarebbe potuto permettere.

C’è da dire che la ricerca del consenso con opere ed azioni che potessero fare presa sull’opinione pubblica è stata da sempre una pratica perseguita da tutti i governanti; per esempio, gli imperatori romani organizzavano spesso grandiosi giochi, con bestie feroci e gladiatori; per la verità c’è da aggiungere che, tuttavia, non ne facevano pagare i costi (nell’immediato e nel futuro) ai cittadini.

In  termini pratici,  oggi è lecito dedurre che  il “modello Reggio” è stata una bufala. Ma, ciò premesso, non significa comunque che si debbano lasciare il Tapis Roulant fermo e le statue di Rabarama senza manutenzione, solo per il fatto che le ha volute Scopelliti.