Reggio Calabria, baraccopoli ex Polveriera: positiva l’ordinanza di sgombero con le correzioni necessarie

Foto StrettoWeb / Simone Pizzi

Ordinanza di sgombero urgente di alcune famiglie dell’ex Polveriera di Ciccarello a Reggio Calabria

Foto StrettoWeb / Simone Pizzi

“Arriva quasi a sorpresa l’ordinanza del sindaco Falcomatà per lo sgombero urgente di alcune famiglie dell’ex Polveriera di Ciccarello. Dovrebbe essere un’ottima notizia per le persone che finalmente potranno lasciare la baraccopoli fatiscente esistente da circa 60 anni, dopo mesi di silenzio agli appelli lanciati dalle associazioni riunite nell’Osservatorio sul disagio abitativo (COSMI, CSOA A. Cartella, CSC Nuvola Rossa, ASIA-USB Reggio Calabria, Società dei Territorialisti e Un Mondo Di Mondi), il movimento Reggio non tace e la Collettiva AutonoMia, per il coinvolgimento delle famiglie dell’ex Polveriera nel percorso di dislocazione abitativa. Ma  l’ordinanza sindacale n. 27 del 6 aprile 2018 non può che  lasciare perplessi per svariate ragioni”. Lo affermano in una nota l’Osservatorio sul disagio Abitativo composto da, COSMI, CSOA  A. Cartella, CSC Nuvola Rossa, ASIA-USB Reggio Calabria , Società dei Territorialisti e Un Mondo Di Mondi, ASIA-USB Reggio Calabria, il Comitato Solidarietà Migranti, CSC Nuvola Rossa, CSOA  Angelina   Cartella, Società dei Territorialisti/e Onlus, Un Mondo Di Mondi  Cristina Delfino –  Giacomo Marino, Reggio Non Tace  – Avvocato Nicola Santostefano, Collettiva AutonoMia.

“In primo luogo, le famiglie individuate dall’ordinanza di sgombero, motivato dalle condizioni di grave pericolo per l’incolumità delle persone, sarebbero soltanto 7.  Due famiglie a rischio per l’eventuale crollo dell’edificio della vecchia  struttura militare sono state inspiegabilmente escluse e in due casi  famiglie che per necessità coabitano  nella stessa baracca sono stati considerati come un solo nucleo. L’ordinanza mette in evidenza i limiti del censimento che il Comune ha realizzato nelle settimane passate, rifiutando l’aiuto offerto dall’associazione Un Mondo Di Mondi    i cui attivisti da anni conoscono  le  famiglie dell’insediamento e sono in possesso di dati quantitativi e qualitativi”.

“Inoltre l’ordinanza prevede per le famiglie individuate per lo “sgombero” e prive di mezzi ed alternative alloggiative, la sistemazione abitativa in alloggi del Comune per un periodo di 6 mesi. Cosa ne sarà delle famiglie allo scadere di questo periodo di tempo? Non si comprende questa scelta che  deroga alla legge regionale 32/1996 sugli alloggi erp, e allo stesso regolamento comunale relativo all’art. 31 della legge regionale. Difatti  secondo l’articolo 31 della suddetta legge regionale ed il relativo regolamento, nei casi di emergenza abitativa, quali quelli di grave pericolo per l’incolumità delle persone e per i casi di alloggi impropri,  è prevista  l’assegnazione di alloggi, in deroga ai bandi ordinari,  per una durata fino a 2 anni.  Da considerare inoltre che una delle famiglie, individuate dall’ordinanza, è  vincitrice del bando 2005 e nel 2015 ha ricevuto  un decreto di assegnazione. Per la famiglia esclusa dall’assegnazione di un alloggio, in quanto residente in altro comune, non viene prevista alcuna azione per tutelare i due minori, neppure il semplice contatto tra i comuni e tra  i servizi sociali”.

“Per di più l’ordinanza, facendo riferimento all’etnia delle famiglie e pubblicandone all’albo pretorio i dati anagrafici, costituisce una violazione della privacy in riferimento ai dati sensibili delle persone coinvolte. Tutela che invece il Comune ha sostenuto in questi mesi di voler garantire agli assegnatari di alloggi popolari non in regola, decidendo di non rendere pubblici i dati delle verifiche, nonostante la delibera del Consiglio comunale n.3 del febbraio 2017 preveda la pubblicazione di una banca dati on line degli alloggi erp.

Ancora una volta, il problema di esclusione sociale di famiglie reggine  sembra venga affrontato nell’ottica dell’ordine pubblico e dell’emergenza,  prevedendo unicamente l’intervento delle forze dell’ordine  e non quelle di mediazione e di intervento sociale per coinvolgere le famiglie in modo tale da garantire una maggiore efficacia alla dislocazione abitativa. Ben venga quindi la decisione di assegnare alle famiglie dell’ex Polveriera degli alloggi adeguati ma i metodi prendano in considerazione i dati effettivi  e la storia di esclusione vissuta sulla pelle di persone che auspicano da sempre di poter vivere in condizioni migliori”.