‘Ndrangheta, tentato omicidio per faida tra famiglie calabresi: due donne tra i 7 arrestati [NOMI e DETTAGLI]

Gli arrestati sono accusati di aver concorso nel tentato omicidio di Giovanni Nesci, di 28 anni, e del fratello minore (affetto dalla sindrome di down) il 28 luglio 2017 mentre si trovavano a piedi in una via di Sorianello

Sono tutti di Sorianello, centro delle Preserre vibonesi, i fermati nell’ambito dell’operazione antimafia odierna denominata “Black Widows” della Squadra Mobile di Vibo Valentia, coordinata dalla Dda di Catanzaro, nell’ambito della guerra di mafia che da alcuni anni sta insanguinando tale zona del Vibonese. Due i gruppi rivali contrapposti: i Loielo di Ariola di Gerocarne e gli Emanuele di Sorianello.

I fermati, fra cui due donne, sono:

  1. Vincenzo Cocciolo;
  2. Domenico Inzillo, 63 anni,
  3. Michele Nardo, 37 anni;
  4. Antonio Farina, 43 anni,
  5. Giuseppe Muller, 21 anni;
  6. Viola Inzillo, 52 anni;
  7. Rosa Inzillo, 49 anni;

Sono tutti accusati di aver concorso nel tentato omicidio di Giovanni Nesci, di 28 anni, e del fratello minore (affetto dalla sindrome di down) il 28 luglio 2017 mentre si trovavano a piedi in una via di Sorianello. Giovanni Nesci era rimasto ferito anche in un altro agguato il 2 aprile 2017 mentre viaggiava a bordo della sua auto. In passato era stato al centro di una vicenda giudiziaria che l’ha visto condannato con l’accusa di tentata estorsione. La Polizia di Stato e in particolare gli uomini della Squadra Mobile di Vibo Valentia e del Commissariato di Serra San Bruno, con il supporto del Servizio Centrale Operativo di Roma e del Reparto Prevenzione Crimine di Vibo Valentia, hanno eseguito nella notte un decreto di fermo, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. I sette indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi – provento di furto o comunque alterate per aumentarne la potenzialita’ offensiva oltre che di ricettazione: reati tutti aggravati dal metodo mafioso. Le indagini avrebbero rivelato i complessi equilibri che portarono all’agguato ai fratelli Nesci, e le trame ordite dagli Inzillo, contigui agli Emanuele, per colpire gli avversari, espressione ella famiglia Loielo. Sullo sfondo l’operato delle donne della famiglia Inzillo per la determinazione evidenziata nei propositi delittuosi, per il supporto all’azione assicurato in favore degli uomini della famiglia, in particolare garantendo la custodia delle armi, perfino coinvolgendo l’anziana madre, indotta dalle figlie a nascondere una pistola nella sua biancheria intima, al fine di fugare eventuali controlli da parte delle forze dell’ordine.