Mafia: legale De Donno, il ‘papello’? Solo un pezzo di carta

Palermo, 5 apr. (AdnKronos) – Il ‘papello’ e il ‘contropapello’, cioè la lista delle richieste che i corleonesi avrebbero fatto allo Stato per mettere fine alle stragi, consegnato ai magistrati da Massimo Ciancimino, sono “pezzi di carta che non sono assolutamente elementi di prova”. Lo ha detto l’avvocato Francesco Romito, legale del colonnello Giuseppe De Donno, durante l’arringa difensiva al processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso davanti alla Corte d’assise di Palermo. De Donno, insieme con il generale Mario Mori e il generale Antonio Subranni, è imputato di minaccia a corpo politico dello Stato.
Nel ‘papello’ Cosa nostra chiedeva allo Stato la revisione sentenza del maxiprocesso; l’annullamento decreto legge 41 bis; la revisione della legge Rognoni-La Torre; la Riforma della legge sui pentiti; il riconoscimento dei benefici dissociati (Brigate rosse) per condannati di mafia; gli arresti domiciliari dopo i 70 anni di età; la chiusura delle supercarceri; carcerazioni vicino le case dei familiari; niente censura posta familiari; misure di prevenzione e sequestro: non familiari; arresto solo in flagranza (“nel testo fragranza”, come sottolinea Romito) di reato; e togliere le tasse dei carburanti come in Svizzera. Secondo il figlio di Ciancimino, il documento sarebbe stato consegnato al colonnello dei carabinieri del Ros, Mario Mori. Che, però, ha sempre smentito.
Romito, durante il suo intervento, ha anche fatto riferimento a Massimo Ciancimino, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia. “Ciancimino cambia versione in relazione allo sviluppo del dibattimento”, dice l’avvocato.

Adnkronos