L’appello del Biotech al Governo che verrà

Milano, 4 apr. (AdnKronos Salute) – “Non vogliamo aiuti. Toglieteci soltanto i sassi dallo zaino” per far sì che la scalata verso la vetta sia più agile e veloce. Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec, prende in prestito una frase di Alberto Mantovani, top scientist italiano direttore scientifico di Humanitas e appassionato di montagna, per lanciare il suo appello al futuro Governo: “Ci auguriamo che, qualsiasi sarà la compagine che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riuscirà a mettere insieme, questa non dimentichi che occupazione e Pil non nascono con gli aiuti di Stato, ma con le imprese che crescono”, dichiara all’AdnKronos Salute, oggi a Milano, a margine della prima giornata dell’11esimo ‘BioInItaly Investment Forum & Intesa Sanpaolo StartUp Initiative’, promosso dall’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie-Federchimica e da Intesa Sanpaolo per favorire il dialogo fra ricerca e finanza.
“Noi non facciamo politica – premette Palmisano – ma abbiamo due auspici fondamentali e il primo è che non venga disperso ciò che gli ultimi Governi hanno fatto”. Perché “magari senza grande clamore”, dal Patent Box al credito d’imposta e al riconoscimento dello status di Piccola media impresa innovativa, da Industria 4.0 a super ammortamento e iper ammortamento, ci sono state “iniziative che hanno dato ossigeno e gambe per correre alle piccole aziende italiane decise a entrare in un agone internazionale”. La seconda speranza è che “su quanto fatto si costruisca ancora, cercando di avere una visione più olistica e globale, che copra tutto il percorso del biofarmaco dalla scoperta all’accesso al mercato”.
Non bisogna inventarsi niente, osserva il manager: basta “guardare a quello che fanno i nostri vicini di casa, Paesi partiti prima di noi”. Perché se è vero che “quando sento parlare di ‘Silicon Valley italiana’ sono sempre un po’ scettico – dice Palmisano nel suo intervento – i nostri competitor europei sono un target che possiamo e dobbiamo raggiungere”. E siccome “nel mondo ci sono più soldi che buone idee”, e l’importante è puntare su quelle giuste, “con iniziative come questa noi facciamo incontrare idee e capitale. In questi anni – ricorda – sono stati oltre 500 i progetti valutati, più di 140 i finalisti arrivati all’Investment Forum e una ventina i casi di successo. In tutto sono stati raccolti 43 milioni di euro, che possono sembrare pochi e invece sono un’importante iniezione di benzina nelle casse di piccole aziende che vogliono diventare grandi”.
Fra i “sassi da togliere dallo zaino” dell’Italia del biotech, Palmisano cita “la burocrazia” che “certamente non aiuta moltissimo, e anche la fiscalità” che “non è così attraente per gli investitori, visto che i capitali non hanno confini – ribadisce – e vanno esattamente dove ci sono delle buone idee. Ma l’elemento su cui stiamo puntando di più è il trasferimento tecnologico – insiste il numero uno di Assobiotec – Mettere in contatto la buona scienza con chi può sostenerla, laddove invece i centri di trasferimento tecnologico degli enti di ricerca universitari, pubblici ma anche privati, non sono spesso all’altezza di quelli del resto del mondo”.
Anche per Stefania Trenti, responsabile Industry, Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, “sicuramente i decisori pubblici dovranno tenere conto dell’importanza dell’innovazione tecnologica. Soprattutto – spiega all’AdnKronos Salute – considerando che spesso la relazione tra costi e introduzione dell’innovazione non è così immediata e chiara. Occorre potenziare la nostra capacità di capire quali sono gli effetti complessivi dell’innovazione tecnologica, senza fermarsi ai soli costi immediati perché spesso si traducono in futuri risparmi”. In sanità “ci sono Regioni che in tal senso hanno fatto passi avanti molto importanti. L’invito è a guardare alle esperienze positive che nel nostro Paese esistono”.
Dal mondo della sanità arriva anche un’altra lezione: la sfida di un Belpaese che invecchia. “Entro il 2050 si calcola che la popolazione italiana sarà diminuita e che avremo un 20% di over 75 e un 34% di over 65”, avverte Trenti. In questo scenario, è convinta, “l’innovazione può e deve giocare un ruolo molto importante”.
Telemedicina, telecura, nuovi farmaci, sensori per monitorare i parametri vitali, software e riabilitazione hi-tech sono il terreno sul quale si incontrano la necessità di gestire un esercito di ‘tempie grigie’ e l’universo giovane delle startup. “In un censimento ancora preliminare e da completare, abbiamo contato almeno 412 startup innovative iscritte nell’apposito Registro presente alla Camera di Commercio e attive nel settore Life Sciences”, riferisce Trenti.
“E’ un risultato già molto incoraggiante – assicura – che si inserisce all’interno di un contesto in cui le scienze della vita hanno vissuto negli ultimi anni in Italia sviluppi straordinari. Basti pensare che le esportazioni sono raddoppiate tra il 2008 e il 2017, e che in termini assoluti il settore Life Sciences è quello che ha fatto meglio sui mercati internazionali. Molto meglio di altri campioni del made in Italy come ad esempio alimentare e bevande, mezzi di trasporto, moda e meccanica”.
Le scienze della vita sono “uno dei nostri nuovi punti di forza, uno dei nuovi campi in cui il Paese sta dimostrando di avere una forte competitività e questo anche grazie al mondo delle startup. Oggi – conclude Trenti – abbiamo un tessuto produttivo fatto di grandi multinazionali a capitale estero che hanno scelto l’Italia come base produttiva, di straordinarie imprese multinazionali a capitale italiano, di tanti e sempre nuovi operatori di nicchia e di grandi istituzioni scientifiche”. Vere e proprie “eccellenze della medicina”, capaci di alimentare un circuito virtuoso da sostenere quale motore di sviluppo.

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