Imprese: in Italia 33% contratti prevede forme di welfare

Milano, 4 apr. (AdnKronos) – Gli accordi aziendali con contenuto di welfare sono il 33% del totale a livello italiano, mentre tra le imprese di Assolombarda nell’area di Milano, Lodi, Monza e Brianza la percentuale supera il 60%. è quanto emerge dall’Osservatorio sul Welfare, promosso dal Centro Studi di Assolombarda e nove operatori del settore. I dati più recenti dell’Ocse che offrono un confronto a livello internazionale si fermano al 2013 e registrano una crescita generalizzata della spesa sociale privata, che include il welfare aziendale, ma a velocità diverse. L’Italia con un aumento del 45% tra il 1990 e il 2013 è agli ultimi posti in termini di crescita. Se la Svezia, che ha visto più che triplicare (+282%) la spesa sociale privata, rappresenta un’eccezione. Davanti all’Italia si posizionano anche a Paesi con una minore tradizione di welfare come Francia (+146%), Regno Unito (+61%) e Germania (+60%).
Guardando alla contrattazione decentrata, 6 accordi su 10 tra quelli stipulati in Assolombarda nel 2016 e 2017 contengono aspetti di welfare: un fenomeno che interessa 25mila lavoratori e le loro famiglie. La maggior parte (43%) prevedono la possibilità di convertire in welfare parte del premio di risultato. Nel 31% dei casi, invece, l’accordo determina un importo fisso che varia tra i 300 e i 450 euro. La combinazione di entrambe le soluzioni copre il restante 26%.
Rispetto alla fonte di finanziamento del welfare nel 51% dei casi è il ‘budget on top’, ovvero quanto il datore di lavoro eroga sotto forma di welfare oltre alla retribuzione. Dalla conversione del premio di risultato proviene il 30% e il Contratto Nazionale provvede al 29%. Le diverse fonti di finanziamento in alcune realtà vengono utilizzate contemporaneamente. Ancora del tutto assente il finanziamento pubblico diretto.

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