Elezioni Messina, è boom di candidature per Palazzo Zanca. Ma quanti voti servono per essere eletti? Facciamo un po’ di chiarezza

elezioni comunali messina giugno 2018

Elezioni Messina, l’esito di queste amministrative è  “solo una questione di numeri”, ecco perché

elezioni comunali messina giugno 2018Il 10 giugno i cittadini di Messina saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco, rinnovare il Consiglio comunale ed eleggere i consiglieri delle Circoscrizioni. Intanto, nella città dello Stretto si infiamma il dibattito politico tra i potenziali candidati in corsa per Palazzo Zanca, ed è quasi scontato che nessuno dei papabili otterrà maggioranze bulgare al primo turno: in questa tornata elettorale il centrodestra si presenta estremamente frammentato, né il sindaco uscente, né i cinquestelle con Sciacca e né il centrosinistra con Saitta sembra abbiano i consensi necessari per vincere al primo turno. Sebbene per essere eletto occorrano solo il 40% dei voti, il sindaco di Messina, con molta probabilità, sarà eletto al ballottaggio e la partita si giocherà tutta sui numeri che i candidati in corsa riusciranno ad ottenere. Ma esattamente quanti voti ci vogliono per essere eletti sindaco o consigliere comunale? Riportiamo di seguito l’attenta e puntuale analisi di Andrea Parisi, con cui cercheremo di chiarire, anche per i non addetti ai lavori, quanti voti dovranno ottenere il prossimo sindaco della città dello Stretto e i futuri consiglieri comunali. L’esito di queste amministrative è appunto “solo una questione di numeri”, ecco cosa ci spiega Andrea al riguardo:  

“Ogni giorno che passa sento parlare di percentuali, di possibili ballottaggi e di risultati impensabili, come la vittoria di un candidato a sindaco che si presenta con una sola lista. Va tenuto conto che il voto alle elezioni amministrative  è totalmente diverso dal voto regionale e delle politiche e che alle prossime elezioni a contendersi la fascia di primo cittadino ci sono ben 7 candidati e una marea di aspiranti consiglieri comunali. Perché tutti si candidano? Questa domanda dovrebbe essere cambiata in “Perché li fanno candidare?” Vi spiego perché:

Per essere inserito in una  lista devi avere l’ok da qualcuno, ovvero dal segretario del partito o movimento, che deve accettare la tua candidatura. È normale che chiunque voglia candidarsi abbia un suo piccolo numero di votanti di riferimento (generalmente si tratta del voto di amici e della famiglia). Questo pacchetto di voti fa gola a molti specie se il candidato in questione gode di popolarità, perché sottraggono consensi agli altri contendenti in corsa. Ecco quindi che si creano liste a supporto di candidati Sindaco altamente improbabili, ma il dubbio resta: quanti voti ci vogliono per diventare Consigliere Comunale? Un dato di cui occorre tener conto è che a queste elezioni il centrodestra si presenta assolutamente spaccato: per tali ragioni ritengo che che la partita sarà aperta fino all’ultimo giorno e perfino al ballottaggio che, come 5 anni fa, ha sancito la vittoria del Professore di educazione fisica Renato Accorinti. La partita si giocherà tutta su una questione di numeri. Perché è una questione di numeri? Semplice, basta ricordare quello che accadde cinque anni fa quando Felice Calabrò non vinse al primo turno per soli 69 voti anche se, le liste collegate a lui, ottennero un risultato stratosferico, con circa 82mila voti. Ma, andiamo con ordine e iniziamo dal principio. I votanti di Messina sono 186.085 e sappiamo bene che l’elettorato attivo si riduce all’80%, quindi poco più di 148mila votanti, ma io che sono ottimista, farò il conto sui 150.000 elettori.

Perché quindi è una questione di numeri?

Innanzitutto diciamo che per far scattare il seggio alla lista sono necessari ben 7.500 voti, ovvero il 5% dei 150.000 che scrivevamo prima. Tenuto conto che ogni lista ha 32 candidati, la media dei voti ai quali può aspirare un candidato si aggira sui 250. Ma si tratta di un risultato utopistico, considerato l’andamento delle candidature e le relative liste a sostegno per ogni sindaco. Consensi così alti sono difficili da raggiungere dal momento che in quasi ogni condominio di Messina c’è più di un candidato in corsa per il consiglio comunale.  Un altro dato di cui tener conto è che in questa tornata elettorale, per effetto del calo demografico a cui ha assistito la città, il numero dei consiglieri che saranno eletti in Consiglio Comunale scende da 40 a 32 e al Quartiere arriva a 8: questo significa che prenderanno possesso degli scranni di Palazzo Zanca e delle varie circoscrizioni, solo coloro che veramente godono di un vasto consenso dell’elettorato; sarà necessario superare i 1.000 voti per il Comune e i 700 per il Quartiere. Si tratta di numeri altissimi e di consensi impossibili per le liste che all’interno non hanno “cavalli vincenti”.  Scendiamo nel dettaglio: ogni lista che verrà presentata contiene 32 candidati ma, all’interno di solito ce n’è uno capace a trainare la percentuale di voto ad oltre il 5%, questo significa che i restanti 31 devono cercare di avere il giusto consenso per poter far entrare “il cavallo vincente” in Consiglio. Prendiamo ad esempio la lista di 5 anni fa  di Cambiamo Messina dal Basso: questa lista era composta da personaggi nuovi nella scena politica messinese e il consenso gli permise di ottenere ben 4 consiglieri. Ma vediamo come sono riusciti a ottenere questo consenso. Innanzitutto, il candidato a Sindaco Accorinti era candidato anche al Consiglio Comunale e infatti riuscì ad ottenere ben 2.012 voti, ovvero il consenso di 2.012 elettori che alle urne sulla scheda elettorale scrissero accanto al simbolo il nome di Accorinti. Dopo Renato in realtà gli altri candidati presenti nella lista ottennero risultati modesti: Fenech arrivò in consiglio con soli 567 voti, Lo Presti e Sturniolo con rispettivamente 502 e 467 voti. Pensate che la Risitano, Rella e Caccamo che oggi siedono al Consiglio Comunale hanno preso rispettivamente 422, 395, 392 voti. Per darvi un metro di paragone, il Presidente del Consiglio Comunale Emilia Barrile, prese più di 2.500 voti, più dei voti che ottenne il sindaco Accorinti al Consiglio comunale. Questo dimostra che un candidato Sindaco (Vedi la stessa Barrile con il suo movimento a queste Amministrative) tira maggiormente la lista rispetto ad altro. Le liste che non hanno candidati forti devono quanto meno avere dei personaggi che riescano a portare dai 500 ai 700 voti e, almeno 2 candidati, capaci di portare a casa un bacino elettorale superiore ai 1.000. Tutto questo perché devono sopperire ai pochi voti che arriveranno da chi si candida con la speranza di fare un buon risultato, ma che si fermerà sotto i 200. Questa situazione potrebbe essere l’ideale per assicurarsi in Consiglio Comunale ben 2 seggi. Tutto quello che ho cercato di spiegarvi è orientato a dirvi il motivo per cui si fanno tante liste e il perché dentro qualche lista c’è il consigliere uscente o l’amico del parlamentare di turno. In pratica le liste devono essere forti, ma è necessario puntare tutto sul candidato che deve entrare in consiglio; deve essere il più forte e questo è il motivo per cui alcuni consiglieri uscenti e candidati non hanno ancora il simbolo ma hanno già stampato il manifesto, stanno cercando la sicurezza e il posto giusto. Abbiamo detto che per poter avere uno scranno al Consiglio Comunale ci vogliono ben 7.500 voti di lista e quindi si ottiene il 5%… Sembra che uno dei candidati a Sindaco abbia già 10 liste a sostegno e ben 15 consiglieri uscenti schierati con lui. Se osserviamo la situazione di 5 anni fa, ben 82.000 Voti (il 66%) sono stati assegnati alle liste che hanno vinto il premio di maggioranza, superando abbondantemente il 50%, ma questi non sono bastati ad avere il Sindaco al primo turno mandando Calabrò allo scontro diretto con Accorinti, che poi al ballottaggio ha stravinto a mani basse. Quest’anno però è diverso perché la legge elettorale reintroduce il “trascinamento” ovvero, se voti il consigliere Comunale nella lista che appoggia il Sindaco X, il voto arriva in automatico anche a sostegno della candidatura del Primo Cittadino. Un po’ com’è accaduto con le politiche dove si poteva mettere la X solo sul simbolo che avrebbe garantito il consenso al nome scritto al collegio uninominaleIl 10 giugno l’elettore dovrà indicare sulla scheda il cognome di un uomo e di una donna. Ma qui mi preme fare alcune precisazioni sulle donne che vengono inserite nelle liste: queste, ahimè, vengono utilizzate per creare consenso al vero candidato e vi spiego come… La percezione è che in questa tornata elettorale le donne in campo avranno un ruolo determinante, ma purtroppo fine a se stesso, nel senso che serviranno a dare supporto agli uomini presenti nella loro stessa lista, ma di fatto quindi non saranno elette: prendiamo ad esempio un candidato X, che pensa di poter contare su un consenso di 800 voti, che naturalmente non bastano per poter essere il primo nella lista che dovrebbe ottenere almeno 1 seggio. Per questo gli sarà utile introdurre nella sua lista 5 donne. Immaginiamo che tutte le candidate riescano ad avere un consenso in media dai 100 ai 300 voti. Con questi numeri le candidate saranno fuori dai giochi, ma va tenuto presente che l’elettore alle urne oltre al nome della candidata donna scriverà anche quello del candidato uomo X, perché “camminano a coppia”…  Anche nell’ipotesi in cui la candidata donna ottenga pochissimi voti, questi saranno comunque a beneficio del candidato uomo X. Paradossalmente anche solo dalle famiglie delle 5 donne che lui ha introdotto in lista. Come ad ogni competizione elettorale il candidato sindaco con più liste ha più opportunità di raggiungere quella soglia del 40% e vincere al primo turno tirandosi dietro anche il Premio di Maggioranza, ovvero ben 18 Consiglieri della sua coalizione in più! Capite benissimo che la coalizione che supera il 40%, vince il Sindaco, vince il Premio di maggioranza e cancella gli avversari! Questo significa che in un Consiglio Comunale a 32, ben 18 sarebbero della coalizione vincente. Nel panorama attuale di Messina, ci sono già ben 20 consiglieri uscenti che si sono ricandidati e, di questi, ben 15 corrono a supporto del candidato di centrodestra. Ritengo che a Messina, con questa legge elettorale, Bramanti e Saitta partano molto più avvantaggiati rispetto a chi, come il M5S con Sciacca, sta per presentare una sola lista. Personalmente credoche Saitta possa puntare seriamente al ballottaggio, certo è anche vero che se Bramanti riuscisse a convincere Trischitta, Barrile e Zuccarello ad appoggiarlo, il centrodestra potrebbe fare scacco matto al primo turno”.