Sicilia, corsi professionali bloccati da burocrazia e barricate dagli enti. Impala: “Non si giochi sulla vita dei lavoratori”

Cettina Impala denuncia un’asfissiante burocrazia nelle procedure di riavvio dei corsi professionali in Sicilia: “promuovere uno snellimento delle procedure, una maggiore collaborazione con le sigle sindacali ed una riforma organica da parte dell’assessorato regionale”

Dopo un lungo periodo di stallo, il settore della Formazione in Sicilia riparte, ma la procedura finisce per incepparsi alla sua apertura. Se in passato si sono create situazioni al limite della legalità che hanno svilito gli sforzi di tanti operatori onesti, ora non si può non sottolineare da un lato le difficoltà burocratiche dinnanzi alle quali proprio i dipendenti sono stati posti e dall’altro l’atteggiamento ostile che stanno dimostrando alcuni enti di formazione”. Cettina Impala, candidata al Consiglio comunale con la lista civica #ScegliMe denuncia un’asfissiante burocrazia nelle procedure di riavvio dei corsi professionali in Sicilia, e promuovere uno snellimento delle procedure, una maggiore collaborazione con le sigle sindacali ed una riforma organica da parte dell’assessorato regionale, per garantire l’occupazione di tutti i formatori.  “Oggi tali operatori  – chiarisce ancora Cettina Impala – devono affrontare una problematica in più: il modello che deve essere compilato per rinnovare l’iscrizione all’Albo dei formatori è talmente complesso che anche gli studi legali e commerciali hanno avuto difficoltà nel compilarlo. Si tratta di una problema non di poco conto, perché in questi casi anche un piccolo errore può decretare l’esclusione dalla procedura per dichiarazione mendace. L’assessore regionale Roberto Lagalla ha assicurato che questo nuovo bando è stato pensato per impedire la formazione di “oligopoli”, inserendo un tetto massimo di 8 milioni di euro, oltre il quale un ente non potrà avere ulteriori risorse, ma se impediamo fin da ora la pluralità, rendendo la modulistica indecifrabile, non si farà altro che aumentare il rischio dell’imporsi delle dinamiche dei “soliti noti”. “È proprio a tale proposito  – conclude – non può che essere stigmatizzata la condotta degli enti storici che non hanno voluto partecipare  all’incontro parasociale per il riassorbimento del personale in esubero. Questo comportamento, assieme alla rinunzia degli effetti della legge 24/76, che i lavoratori, a suo tempo, hanno dovuto firmare per accedere alla mobilità orizzontale (rinuncia che ha determinato l’azzeramento dei requisiti di anzianità), non farà altro che favorire, di nuovo, la discrezionalità di tali enti nel decidere chi assumere e chi no”.