La Varia di Palmi (RC) protagonista a Roma dell’incontro “Un Patrimonio sulle spalle: tutelare, comunicare, valorizzare”

La Varia di Palmi (RC) sarà al centro dell’incontro “Un patrimonio sulle spalle” che si svolgerà a Roma

La Varia di PalmiL’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia in collaborazione con la Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane decretata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità presenta “Un patrimonio sulle spalle: tutelare, comunicare, valorizzare”. Le macchine a spalla sono quelle grandi strutture processionali trasportate da centinaia di portatori nel corso di feste religiose che si esprimono attraverso straordinarie performances collettive. Quattro tra le più spettacolari di esse, i Gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari e La Macchina di Santa Rosa di Viterbo, si sono consorziate in “rete”, la Rete delle grandi macchine a spalla italiane che nel 2013 è stata decretata dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Per far conoscere a un pubblico più vasto questa straordinaria eredità, martedì 27 marzo alle ore 17, ai Musei Capitolini in piazza del Campidoglio a Roma, alla presenza del Consigliere UNESCO Francisco Javier López Morales verrà presentato il “Piano di comunicazione Integrata per la valorizzazione della Rete delle Grandi Macchine a Spalla“. Interverranno Leandro Ventura per la Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio, il Focal Point Unesco della Rete Patrizia Nardi, Maria Sica della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, Luisa Montevecchi per l’Ufficio Patrimonio Unesco del Mibact, Antonia Pasqua Recchia per il Mibact, Francesco Scoppola per la Direzione Generale Educazione e Ricerca, Stefania Baldinotti per l’ICDEA-Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, gli onorevoli Paolo Russo, Massimiliano Manfredi e Alessandro Mazzoli del gruppo parlamentare sostenitore dell’emendamento alla Legge 77/2006, il Digilab dell’Università La Sapienza, Claudio Bocci di Federculture e Maurizio Di Stefano per Icomos, insieme aI Sindaci e a numerosi integranti delle quattro Comunità Festive nei loro costumi tradizionali.

In occasione dell’evento sarà presentata l’anteprima del film sperimentale “Un patrimonio sulle spalle” realizzato nell’ambito del progetto per la regia di Francesco De Melis. Girato “dall’interno” nel corso delle quattro feste, il film è un’incessante contrappunto di immagini e suoni prelevati dal cuore delle feste nel corso della ricerca sul campo effettuata allo scopo. I Gigli di Nola sono otto strutture, una per ogni antica corporazione di mestiere. Ogni macchina è trasportata a spalla da circa 120 uomini, detti Cullatori, che si muovono danzando al ritmo incessante di musicisti e cantanti collocati sulla base quadrangolare di ognuna delle altissime piramidi. Questa processione musicale, aperta dalla barca di San Paolino, coinvolge centinaia di migliaia di persone: una “festa felice” semplicemente travolgente. La Varia di Palmi è una complessa macchina processionale che celebra l’ascensione della Vergine Maria. Il carro votivo, una immensa nuvola con astri rotanti che rappresentano l’universo, ha un’altezza di sedici metri e viene trascinata e sospinta da duecento ‘Mbuttaturi (portatori). Su di esso trovano posto figuranti che rappresentano il Padreterno, gli Apostoli e gli Angeli: li sovrasta l’Animella, una bambina collocata ardita-mente sull’estrema sommità della Varia, scelta per rappresentare la Madonna Assunta in Cielo. I Candelieri di Sassari sono dieci grandi colonne di legno dipinto ornate di nastri e stendardi, che rappresentano altrettanti ceri votivi in onore della Madonna Assunta. La Faradda, cioè la discesa, dei Candelieri ad opera dei Gremianti, avviene al suo-no e al ritmo di tamburi e pifferi, con coinvolgenti coreografie a passo di danza. Il dieci candelieri dopo aver fatto il giro di tutta la città, si ritrovano sul sagrato della Chiesa di Santa Maria di Betlem per le ultime giravolte danzanti, prima di entrare a rendere omaggio alla vergine.

 La Macchina di Santa Rosa di Viterbo è una imponente torre illuminata da fiammelle e luci elettriche, alta circa trenta metri e pesante cinque tonnellate. Nella città medioevale, totalmente oscurata per dar risalto alla sua luminescenza, la macchina viene portata a spalle da centotredici uomini detti “Facchini di Santa Rosa” lungo un percorso di oltre un chilometro tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro storico.