Terrorismo: imam Palermo, sicurezza priorità ma no a crociate contro fedeli

Palermo, 29 mar. (AdnKronos) – “Indubbiamente le esigenze di sicurezza del Paese hanno la precedenza su tutto, ma il rischio è che sulla base di una nuova crociata contro il fanatismo si danneggi l’intera comunità islamica che usa quei luoghi solo per pregare”. Ahamad Abd al Majid, all’anagrafe Francesco Macaluso, imam palermitano, è scettico. La proposta di Davide Romano, portavoce della sinagoga milanese Beth Shlomo di confiscare le moschee dei fanatici è “una buona idea ma è difficilmente gestibile”. Il passaggio dal cristianesimo all’Islam per Macaluso, figlio di genitori cattolici, è avvenuto una ventina di anni fa. E oggi per lui Palermo resta “un’oasi felice perché non esistono problemi di contrapposizione e ciascuno si sente a casa”.
Tuttavia, soprattutto nei media, l’integrazione è resa difficile anche per un uso distorto delle parole. “L’Islam, una religione di pace, è spesso confuso con il fanatismo jihadista – dice all’Adnkronos -. In tv, nei giornali si usa l’aggettivo ‘islamico’, che significa ‘sottomesso alla volontà di Dio’, per indicare i terroristi. Si può dire che è ‘islamico’ un musulmano, ma non certo un terrorista, che, anzi, islamico non lo è più. Quando si parla di un mafioso nessuno mai si sognerebbe di dire che è un cristiano. Così un uso scorretto delle parole, anche a livello mediatico, impedisce alla gente di capire di cosa si parla”.
Una similitudine, quella con il cristianesimo, che l’imam Macaluso usa anche per spiegare il suo scetticismo riguardo all’ipotesi della confisca delle moschee. “Se dovessimo chiudere tutte le chiese solo perché un mafioso vi è stato visto entrare o uscire – spiega – ci andrebbero di mezzo centinaia di fedeli che non hanno colpe. Cosa diversa è dire che la chiesa è gestita dal mafioso”.

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