Reggio Calabria, la fondazione Italo Falcomatà in cattive acque: like e follower non bastano a sostenere la struttura [FOTO]

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Le attività e la conduzione fondazione Italo Falcomatà a Reggio Calabra hanno subito una brutta battuta d’arresto: situazione indignitosa per la memoria del sindaco e per il decoro di tutti coloro i quali si lasciano andare al nostalgico ricordo dei “bei tempi andati della primavera reggina”

fondazione falcomata ok“La fondazione “Italo Falcomatà” istituita nel 2002 dai familiari del primo cittadino non naviga in buone acque. Dopo le delicate questioni di salute della presidentessa Rosa Neto, vedova del sindaco Italo Falcomatà, le attività e la conduzione stessa dell’organizzazione hanno subito una battuta d’arresto. Il locale, disposto su tre piani, richiede uno sforzo gestionale e manutentivo non più fronteggiabile dai pochi e coriacei volontari lì impegnati. La Fondazione ospita una collezione d’arte notevole, una cinquantina di opere dei più quotati artisti contemporanei del reggino, tra cui alcune tele Luigi Malice, dei bassorilievi Michele De Raco, degli Ugo D’Amborsi ed altri Rodolfo Chirico, più una serie di composizioni di Giorgio Musarella, in acquisizione. Questo museo d’arte figurativa ha raggiunto delle dimensioni tali da assumere un ruolo complementare alla Pinacoteca Civica del Comune di Reggio, la quale di per se soffre la carenza di nuove acquisizioni, e di leadership sulle gallerie private aperte al grande pubblico, come quella curata dall’associazione “Le Muse” e quella condotta dalla libreria “Culture”.

fondazione falcomatà 2okEppure il limitato apporto dei volontari della Fondazione ne vanifica il potenziale, tant’è che diversi quadri sono accastellati ancora in attesa di una prima collocazione, mentre molti di quelli esposti sono privi di descrizione. Migliore è la situazione della biblioteca, la quale negli anni di miglior salute della presidentessa, era stata utilmente sistemata ed è ben fruibile. Tragiche sono infine le condizioni in cui versa l’archivio di Italo Falcomatà, ancora privo della più basilare inventario, conservato male e compromesso dall’umidità e dalle infiltrazioni d’acqua che gravano sul tetto e sugli ultimi piani dei locali che ospitano la Fondazione. L’emblema di ciò è dato dalla visione di un fascio di incartamenti autografi del compianto sindaco, ammucchiati alla meno peggio alla base di una finestra, nell’ultimo tentativo di salvarle facendole asciugare al sole. Tutto ciò è indignitoso per la memoria del sindaco Italo Falcomatà e per il decoro di tutti quei reggini, i quali si lasciano andare al nostalgico ricordo dei “bei tempi andati della primavera reggina” ben restando con le mani in mano. Un esercito di like e follower da social network incapace di coagularsi ed apportare anche un singolo e nuovo volontario alla Fondazione in tutto il suo ultimo triennio di non vita. Unica consolazione ed ancor fiore all’occhiello è la stanza riproducente lo studiolo del sindaco, con la falce e martello ben esposta accanto a testi di critica letteraria, la matita rossa e blu assieme le bretelle e gli occhiali, poco distanti dalla scrivania su cui Italo Falcomatà batteva a macchina appunti, note, circolari ed in sostanza la storia di un decennio reggino. Quale futuro per la Fondazione? Sarà accorpata al Museo Civico previsto presso il Monastero della Visitazione? Andrà ridimensionandosi? Oppure sparirà, disciogliendosi ed erodendosi lentamente, nel silenzio in cui si è affievolita sino ad oggi? La presidentessa Neto non accetta alcuno di questi scenari, per lei la Fondazione deve vivere, ma le braccia non possono più quel che il cuor suo vuole”. Lo scrive in una nota Francesco Ventura.