Reggio Calabria: applausi per “La veglia” e Agricantus in concerto electro akoustikòs

  • Foto di Marco Costantino
    Foto di Marco Costantino
  • Foto di Marco Costantino
    Foto di Marco Costantino
  • Foto di Marco Costantino
    Foto di Marco Costantino
  • Foto di Marco Costantino
    Foto di Marco Costantino
/

Reggio Calabria: un pubblico attento e partecipe per i due appuntamenti live dell’Horcynus Festival primaverile

La Veglia (71)Un pubblico attento e partecipe, risate spontanee e momenti di riflessione per nulla scontati nei due appuntamenti live dell’Horcynus Festival primaverile a Reggio Calabria. Martedì sera all’auditorium Zanotti Bianco e ieri al Miramare, l’evento organizzato dalla Fondazione Horcynus Orca ha proposto due riflessioni molto diverse sul concetto di periferie esistenziali, geografiche e delle arti.

Volete il sangue? Volete il fuoco? Volete il miracolo in mondovisione? E la “televìscion” ve lo porta a casa, grazie a “Piero Angelo”. Su questo sotto testo, interpretato con ironia beffarda e straniante da un eccezionale Filippo Luna, il regista e autore Rosario Palazzolo ha costruito “La veglia”, terza parte della trilogia Santa Samantha Vs – sciagura in tre mosse. Uno spettacolo congegnato alla perfezione (scene di Luca Mannino, luci di Alice Colla, musiche ed effetti di Francesco Di Fiore, produzione Teatro Biondo di Palermo) in cui la televisione del dolore, del reality show e della credulità popolare trova sfogo in un’ora densa di parole storpiate ed episodi grotteschi, in cui santi si nasce e non si diventa, ma sempre per investitura popolare, e una ragazza dotata di poteri taumaturgici può trasformarsi in una televenditrice di ciotole riscuotendo il medesimo successo. Perché in entrambi i casi non è cosa la santa regala o vende ma quello che il postulante pretende che si ottiene. E in questo mondo, in cui deflagrano i temi della tv verità, della religione e dell’umanità, una madre, maschera di se stessa, reinterpreta tutto a favore di telecamera per contendere al “mondivisione” il corpo della figlia morta. Ma per farlo deve uscire dal suo mutismo e parlare, convincere il pubblico attore, presenza muta e irritante che riesce solo a ridere delle sue sgrammaticature. Storpiature figlie di una lingua spuria, scaturita dal silenzio, masticata dalla rabbia e infarcita di jingle televisivi. Una scrittura teatrale così credibile da avere la certezza di averla già sentita, non troppo lontano da noi, solo un po’ più in là, nelle periferie esistenziali che proiettano la loro solitudine sul piccolo schermo.

Ieri sera, invece, sono saliti sul palco dell’Horcynus Festival gli Agricantus, che hanno presentato al Miramare il loro nuovo progetto electro akoùstikòs. Le sonorità del mondo, il meticciato musicale di una delle band più interessanti sulla scena della world music italiana, ha regalato al pubblico reggino un viaggio musicale nel tempo e nello spazio. Tra fiati antichi e strumenti etnici ricreati in pvc a partire da originali degli aborigeni australiani, Anita Vitale (voce e pianoforte), Mario Crispi (strumenti a fiato etnici e arcaici, voce), Mario Rivera (basso acustico, voce), Giovanni Lo Cascio (percussioni etniche e drum set) e lo special guest Enzo Rao (violino elettrico) hanno reinterpretato i brani che li hanno resi celebri tra gli anni Ottanta e Novanta in Italia e in Europa: Azalai, ‘Nsunnai, Ciavula, Cantu errani dedicato a tutti i migranti costretti a lasciare le loro terre, ma anche Manu su manu, Vuci dill’omini e Istanbul Uyurken, omaggi rispettivamente al poeta palermitano Ignazio Buttitta e ai compositori Pivio e De Scalzi, autori insieme agli Agricantus della colonna sonora del film Hamam di Ferzan Ozpetek. Poi il concerto è continuato con Sentimentu, ‘Nzemmula con cui la band ha fatto cantare il pubblico, Qanat, Carizzi d’amuri e a richiesta Turnari, il singolo del 2014 con cui la band siciliana è tornata sulle scene. Anche quello a Reggio è stato un ritorno per gli Agricantus, a più di 12 anni dal loro ultimo concerto in città. E chissà che al prossimo live non trasformino la loro hit ‘Nzemmula in Aniti, su suggerimento del pubblico calabrese che non smetteva di applaudirli.

L’Horcynus Festival Periferie (sostenuto dalla Regione Calabria tramite l’avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di interventi per la valorizzazione del sistema dei beni culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale) continua fino al 31 marzo nel Foyer del Teatro Cilea, con la mostra fotografica Oltre mare / Stesso mondo dell’artista egiziana Nermine Hammam e della fotografa palestinese Ahlam Shibli.