Pd: dem a opposizione, Renzi incassa ‘sua’ linea ma sui caminetti è tensione

Roma, 24 mar. (AdnKronos) – La nuova condizione del Pd, almeno in questo primissimo avvio di legislatura, diventa plastica in Transatlantico. La folla davanti alla porta dell’emiciclo in cui escono i deputati del centrodestra e 5 Stelle. Larghi spazi vuoti di fronte a quella da cui escono i dem. Il Pd è all’opposizione. Almeno in questa fase di elezione delle cariche istituzionali. Nessun accordo. Come voleva Matteo Renzi. “Ha vinto lo schema del ‘tocca a loro’, l’unico possibile -rivendica l’ex segretario- perché rispettoso della volontà popolare. Immaginate cosa sarebbe successo se avessimo fatto l’accordo con il centrodestra o con i Cinque stelle…”.
Non tutti la pensavano esattamente così tra i dem. Qualcuno lo ha detto anche in chiaro. Nei conciliaboli renziani il dito è puntato su Dario Franceschini, Andrea Orlando e anche su Paolo Gentiloni. Comunque sia, i parlamentari dem hanno votato uniti. “Il Pd ha mostrato grande compatezza”, si è compiaciuto a fine seduta al Senato Renzi, che poi con i suoi ha sottolineato: “Abbiamo bloccato strane manovre…”. Nessuna divisione tra i dem nello scrutinio segreto: 54 voti su 52 senatori per Valeria Fedeli, 102 su 112 per Roberto Giachetti alla Camera. Nonostante la decisione di votare per dei candidati ‘di bandiera’ non fosse piaciuta granché a Renzi. “E’ una decisione dei ‘caminetti'”, ha detto in mattinata, per poi precisare: “Mi riferivo a M5s e centrodestra”.
Quale sia stata l’intenzione reale, la frecciata dell’ex-segretario colpisce nel segno. Alla Camera i capannelli sono continui e il reggente Maurizio Martina parla con tutti, da Dario Franceschini a Graziano Delrio, Piero Fassino, Andrea Orlando. Poi ai cronisti che gli chiedono della battuta di Renzi, Martina replica: “Caminetti? Si chiama collegialità”. La stessa che continuano a chiedere minoranza e anche pezzi di maggioranza dem per la scelta dei prossimi ruoli in Parlamento.

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