Messina, “Il futuro governo della città e il vento forte dell’antipolitica”: la riflessione dei prof. Caroniti e Limosani

Messina, una riflessione dei due docenti universitari Dario Caroniti e Michele Limosani deve far riflettere l’intera classe dirigente peloritana

elezioni comunali messina giugno 2018

La frammentazione delle candidature, che sembra profilarsi per le prossime elezioni amministrative di Messina, rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà degli schieramenti di centro-destra e di centro-sinistra, già evidenti nelle ultime elezioni politiche. Un generale scetticismo accoglie le loro capacità di rappresentare istanze di cambiamento e innovazione. Il primo turno delle elezioni amministrative rischia così di consegnare un quadro elettorale molto simile a quello nazionale. Nessuno degli schieramenti, né il centro destra né, tanto meno, il centro sinistra e neppure il movimento Cinque stelle sembrano in grado di vincere, in prima battuta, la sfida per le amministrative.

Una condizione che a livello nazionale sta già creando non pochi problemi per la determinazione delle figure di garanzia per la Camera e il Senato e che costringe le forze politiche a cercare accordi, a volte innaturali, o alchimie istituzionali come il governo del presidente, per consentire la nascita di un governo. A differenza delle nazionali, tuttavia, se nessuna forza politica a livello locale dovesse in prima battuta raggiungere il quorum del 40%, si andrà al ballottaggio. Le statistiche delle precedenti amministrative in Italia ampiamente dimostrano che i movimenti che sono espressione dell’anti politica, come fu cinque anni fa quello di Renato Accorinti e potrebbe essere questa volta il movimento pentastellato, riescono ad accreditarsi per una maggiore trasversalità, aggiudicandosi così l’eventuale ballottaggio.

Il messaggio è chiaro. Le coalizioni di centro destra e di centro sinistra o vincono al primo turno o dovranno cedere, con stragrande probabilità, il governo locale a movimenti espressione della protesta, caratterizzatisi nelle esperienze concrete più per l’improvvisazione e per il dilettantismo, piuttosto che per la competenza e la capacità di analizzare e risolvere i problemi. Consapevoli dello stallo politico che si configura, le coalizioni prendono tempo e cercano di allargare i propri confini, guardando sempre più a personalità che provengono dalla società civile, con poca esperienza all’interno dei partiti, ma che siano espressione di gruppi organizzati, del mondo delle professioni, della cultura e del volontariato. L’operazione di allargamento appare dunque una necessità ma l’esito finale non è scontato e, data l’attuale situazione, potrebbe rivelarsi del tutto inefficace.

Esistono altre possibili soluzioni? La storia recente offre due possibilità. La prima è di riportare alla luce il modello del civismo seguito per le amministrative di Palermo, meglio conosciuto in Sicilia come “modello Orlando”. Liste civiche senza simboli di partito, che si riconoscono in un progetto per la città e in una squadra credibile, competente e rappresentativa, in grado di realizzare il progetto; una compagine di primissimo livello che non possa essere confusa con l’affarismo e l’interesse privato, difetti che vengono addebitati alla politica. In alternativa, le forze politiche che si propongono per il governo della città, e soprattutto quelle moderate che hanno a cuore l’uscita dalla crisi economica ma soprattutto culturale che essa sta attraversando, esplicitano con chiarezza le alleanze e gli accordi su una condivisione di identità comunitaria e alcuni precisi punti programmatici prima delle elezioni, concordando una squadra di governo comunque di primissimo piano, che esprima davvero le migliori professionalità a disposizione degli schieramenti, e anche l’eventuale tickets che sia in grado di garantire la realizzazione degli accordi. Ai leader politici la responsabilità di scegliere il modello vincente per contrastare ciò che oggi appare l’inevitabile ascesa di persone senza un progetto comune, prive della stessa conoscenza dei problemi amministrativi e tanto più delle soluzioni possibili“.

Dario Caroniti, Michele Limosani