Mafia: legale Dell’Utri, Riina sapeva di essere intercettato e ha seminato messaggi

Palermo, 23 mar. (AdnKronos) – Il boss mafioso Totò Riina, nelle intercettazioni in carcere del 2013, “sapeva benissimo di essere registrato” dalle cimici e “per questo ha parlato con il suo interlocutore, pur sapendo di essere intercettato, e ha seminato messaggi dappertutto per continuare a sostenere il suo ruolo di vertice”. Lo ha detto l’avvocato Giuseppe Di Peri, proseguendo la sua arringa difensiva durante il processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso davanti alla Corte d’assise dei Palermo. “Io non sostengo che Riina fosse rimbambito e che parlava in libertà- dice ancora – era vigile e attento, come è sempre stato nei processi di mafia. Riina è stato protagonista delle vicende giudiziaria da 50 anni e ha voluto esserlo fino all’ultimo”. E ricorda: “In questo processo non si è perso una sola udienza, non ha mai rinunciato. Ha letto i giornali e visto la tv, conosceva benissimo i meandri probatori per averli appresi anzitempo nell’ambito del processo per concorso esterno e proprio per questo ha parlato con il suo interlocutore pur sapendo di essere intercettato”.
Sono numerose le intercettazioni captate nel 2013 dalla Procura nel carcere in cui era detenuto Riina, morto lo scorso novembre. è il 22 agosto del 2013 quando la Dia annota che Riina “è rimasto deluso da Berlusconi”, di” non averlo mai capito quest’uomo, però in qualche modo mi cercava, si mise a cercarmi, poi mi ha mandato a questo, per incontrarmi e mi cercava: perché l’ho messo sotto per il fatto di Palermo e gli abbiamo fatto cadere quattro o cinque volte le antenne e non lo abbiamo fatto più trasmettere. Quindi quando lui si veste di minchia di cimitero non scherza”.

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