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Calabria, lettera aperta al Garante dei diritti delle persone private della libertà personale: “il detenuto Crisalli si trova in condizioni disastrose”

Calabria, lettera aperta al Garante dei diritti delle persone private della libertà personale: “il detenuto Crisalli si trova in condizioni disastrose”

carcere“Illustrissimo Avvocato Siviglia,

 Sono la figlia del detenuto Natale Crisalli e le scrivo perché lui, in questo momento, si trova in condizioni tali da rendere necessario un provvedimento d’urgenza atto a garantirgli la sopravvivenza. Sono perfettamente consapevole che, visto il Suo ruolo e la Sua carica istituzionale, sarà sicuramente oberato di impegni e mi scuso se mi permetto di disturbarla, ma faccio appello alla Sua umanità e comprensione poichè ho la necessità urgente di portare alla Sua attenzione alcuni fatti importanti in modo tale che possa valutarli prima che sia troppo tardi. Da tempo mio padre Natale è affetto da patologie importanti tra cui, principalmente, gravi disturbi cardiocircolatori a seguito di un infarto e, sopratutto, gravi e già da tempo diagnosticati problemi psichiatrici di disturbo dell’adattamento con umore depresso e disturbo di personalità nas (per i quali percepisce pensione di invalidità) che rendono la sua detenzione ancora più invivibile. Mi sono resa conto che, da quando è iniziato il periodo della reclusione carceraria, ad ogni colloquio le condizioni di salute di mio padre si aggravano sempre di più anche a causa di continui atti di autolesionismo, fenomeno già esistente ben prima dell’arresto. Prima di tale avvenimento, però, grazie ad una continua sorveglianza da parte di tutta la famiglia ed alle nostre cure questo tipo di comportamento veniva arginato ridimensionandone le conseguenze.

In particolare siamo stati allarmati, nello specifico, sopratutto dagli avvenimenti successi il 23-12-2017, il 14-03-2018 ed il 22-03-2018 all’interno dell’Istituto di reclusione. Nella prima di queste tre date, avendo gli infermieri consegnato a mio padre la terapia farmacologica da assumere con tempi e modi differenti nell’arco dell’intera giornata, in assenza di un adeguato controllo quest’ultimo assumeva involontariamente i farmaci senza alcun criterio e senza le dovute attese provocandosi un’intossicazione acuta e grave dalla quale veniva salvato solo grazie all’intervento del personale medico allertato dai suoi compagni di cella. Le conseguenze dell’accaduto erano talmente gravi che, al successivo colloquio familiare, si presentava ancora instabile e totalmente confuso, incapace di parlare e pensare normalmente. In data 14-03-2018, invece, in preda ad una crisi di autolesionismo si provocava un taglio al collo tale da necessitare vari punti di sutura. Anche in questo caso il personale medico è stato allertato dai compagni di cella.

Durante la notte del 22-03-2018, intorno all’01:30, mio padre cadeva in bagno travolgendo dei bidoni pieni d’acqua che gli si rovesciavano addosso, riportando contusioni alla testa ed alla schiena e perdendo i sensi. I compagni di cella, allertati dal rumore, lo hanno trovato e soccorso, ma è stato portato in infermeria dal personale in servizio solo alle 10:30 successive. Da ciò che ci ha riferito mio padre, chi ha compilato il verbale dell’accaduto avrebbe voluto scrivere che l’incidente era stato causato da una caduta accidentale dal letto e solo grazie alle opposizioni esibite è stata trascritta la reale dinamica dei fatti. Come Lei già ben sa, solo pochi giorni prima nello stesso istituto moriva il detenuto Antonino Saladino dopo 4 giorni di malore ed in circostanze ancora da verificare, ma forse neanche questo episodio è bastato affinché chi di dovere iniziasse ad interrogarsi sulle gravi carenze della struttura e sulle responsabilità dell’accaduto. Non credo sia il caso di parlare dell’impegno del personale che, essendo già gravemente sotto organico, è costretto a lavorare in situazioni molto distanti dall’ideale, ma quello che mi preme portare alla Sua attenzione è che le cure che una struttura carceraria ( sovraccarica di persone e che già in condizioni di normalità di regime ospita funzioni e necessità molto complesse) può offrire ad una persona con gravi problemi psichiatrici e di salute sono, purtroppo, assai limitate. So bene che la vita di mio padre è costellata da molti errori che lo hanno portato a scontare varie pene detentive ed a trascorrere in carcere numerosi anni della sua vita, ma l’uomo che oggi voglio portare davanti ad i suoi occhi è un essere umano malato, provato nel corpo e nella mente e non più in grado di gestire la propria autonomia senza danno per la propria salute.

Mi ritengo molto fortunata se, ad oggi, ho ancora un padre a cui parlare, sebbene non sia più lucido ed in salute come un tempo, ma un altro incidente come quelli che le ho descritto potrebbe essergli fatale. Sono consapevole che i reati commessi vadano scontati, come la Legge prescrive per disciplinare i colpevoli e tentare di rieducarli alla legalità, ma quello che vorrei che Lei vedesse prima di tutto è la condizione di salute pietosa in cui si trova oggi mio padre Natale. Se finora non ho perso la speranza è solo perché ho potuto contare sull’impegno che l’avvocato Corrado Viazzo e l’avvocato Antonio Foti hanno profuso nel tentativo di dare a mio padre la possibiltà di scontare in maniera dignitosa la sua pena ed al contempo di ricevere le cure e le attenzioni necessarie alle sue condizioni patologiche. In un suo toccante intervento Lei ha detto che “le vite in carcere non sono vite di serie B” e per questa sua sensibilità verso la condizione umana noi tutti Le siamo grati. Mi scuso ancora se, mossa dall’amore filiale e dalla preoccupazione, Le ho fatto perdere del tempo prezioso, ma Lei è la nostra unica speranza. RingraziandoLa per l’attenzione Le porgo i miei più distinti saluti e gli auguri di una Pasqua serena“. Lo scrive in una lettera Mirella Crisalli.