Asse Salvini-Di Maio: Lega e Movimento 5 Stelle sembrano più vicini. Anche verso il Governo?

Elezioni, Salvini non esclude un governo con il Movimento 5 Stelle mentre Di Maio insiste e chiede “dialogo” a “tutti i partiti”

salvini di maioNessuna paura del voto. Con le stesse parole e le stesse motivazioni Matteo Salvini e Luigi Di Maio calano sul tavolo delle trattative la carta più pesante: il ritorno alle urne in tempi brevi. Entrambi, in due conferenze stampa quasi gemelle, il leader grillino alla Stampa estera e il leader del Carroccio a Strasburgo, spiegano che il loro obiettivo e’ andare al governo, con un programma annunciato agli elettori prima del voto, e che da quello non si potra’ deflettere. Leadership e alleanze vengono lasciate sullo sfondo, non e’ il momento per entrare troppo nel dettaglio.

Del resto Salvini in serata ha in programma un incontro con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, che si preannuncia vivace, mentre Di Maio sottolinea che nessuno degli altri partiti lo ha cercato. In tutto cio’ il Pd manda il reggente Maurizio Martina a correggere la rotta dopo una selva di dichiarazioni che hanno creato scompiglio nel partito. “Non intendiamo strattonare il presidente della Repubblica e le sue prerogative” taglia corto quando gli chiedono se il suo partito sosterrebbe un esecutivo di scopo o di larghe intese. Il Pd dunque partira’ “dall’opposizione” e attacca sia Lega che M5s. Ma le sfumature diverse di alcuni esponenti Pd di oggi, seppure precisate, fanno capire che un dibattito interno c’e’. Il capo dello Stato attende dunque ancora che le posizioni siano chiare. Oggi all’apparenza la situazione e’ piu’ complicata di ieri, ma al Quirinale sanno che e’ presto per avere dai partiti posizioni di dialogo, ancora per qualche giorno le dichiarazioni ufficiali oscilleranno tra il didascalico e il propagandistico. Per questo, in via assolutamente riservata, ha cominciato a sondare gli animi con qualche telefonata e qualche contatto.

Anche la minaccia del voto lanciata oggi da Salvini e Di Maio e’ stata registrata, ovviamente, ma nulla di piu’. Al Colle sanno che per un ritorno al voto in estate non ci sono i tempi tecnici, poiché e’ impensabile sciogliere le Camere in aprile, senza prima aver tentato il tutto per tutto sulla strada della formazione del nuovo governo. In autunno poi c’e’ la manovra da approvare e il rischio che tornando al voto con la stessa legge elettorale sperimentata il 4 marzo si possa avere di nuovo uno stallo. Del resto anticipare ora una valutazione sarebbe inutile, mancano dieci giorni alla prima seduta delle Camere, ieri e’ cominciato un percorso nel Pd, oggi nel centrodestra: il mosaico si potrà ancora scomporre e ricomporre diverse volte, con minacce e promesse reciproche prima che le forze politiche assumano una posizione definitiva. E anche quella sara’ solo la posizione sulla linea di partenza, il vero gioco comincerà con il primo giro di consultazioni, ma i veri habitue di palazzo già scommettono che ne servirà almeno un altro.