‘Ndrangheta, operazione “Martingala” a Reggio Calabria: ecco come un noto venditore di piastrelle è diventato uomo dei clan [NOMI e DETTAGLI]

Operazione “Martingala” a Reggio Calabria: 27 fermi e sequestrato 100 milioni a numerose società tra Reggio Calabria e Firenze

dia (2)Le indagini avviate dalla Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, unitamente a quelli del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria che questa mattina hanno portato al fermo di 27 persone e sequestrato 100 milioni a numerose società tra Reggio Calabria e Firenze, sviluppatesi anche grazie all’approfondimento investigativo di oltre un centinaio di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, pervenute anche da Fiu (Unità di informazione finanziaria) estere, avrebbe interessato, tra l’altro, secondo gli investigatori, dinamiche criminali estrinsecatesi nella città di Reggio Calabria, svelando l’esistenza di una folta schiera di imprenditori che avrebbero fruito dei servigi offerti dall’associazione promossa e capeggiata da Scimone.

Fra questi, si è evidenziata la posizione di Pietro Canale, (socio di maggioranza ed amministratore della Canale srl, società molto attiva nel settore della costruzione e gestione di condutture di gas), ritenuto responsabile dei reati di riciclaggio, autoriciclaggio e impiego di denaro, beni, utilità di provenienza illecita; nonché quella dell’imprenditore Antonino Mordà, già interessato in passato da procedimenti in materia di criminalità organizzata. Con riferimento a Mordà, è stata documentata la straordinaria liquidità di cui disponeva. Le indagini hanno dimostrato che tali risorse, di illecita provenienza, sono state reimpiegate nell’usura e nell’esercizio abusivo del credito, soprattutto ai danni di imprenditori locali in difficoltà. In tale illecita attività, Mordà è stato attivamente collaborato dai suoi più stretti sodali, soprattutto Pierfrancesco Arconte, figlio del più noto Consolato, già condannato nel processo Olimpia quale elemento di vertice della cosca Araniti. Nella rete della Dia è finito anche, con la contestazione del reato di riciclaggio, un impiegato di banca, il quale si è dimostrato sempre solerte nel soddisfare le illecite esigenze di Mordà.

operazione DIA MartingalaUn ulteriore filone dell’attività investigativa, approfondito dal Gico del nucleo di polizia economico finanziaria di Reggio Calabria, ha riguardato le ‘prestazioni’ che l’associazione guidata da Scimone – avvalendosi del complesso reticolo di imprese allo stesso riconducibili allocate sul territorio nazionale ed europeo (tra cui la società croata ‘Nobilis Metallis Doo’ e quella slovena ‘B-Milijon, Trgovina In Storitve Doo’) – ha fornito alla famiglia Bagalà di Gioia Tauro ed a Giorgio Morabito, collegati alla cosca Piromalli. Tali imprenditori erano stati destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione ‘Cumbertazione’, condotta dal citato reparto della Guardia di finanza su delega della Dda di Reggio Calabria, in quanto, quali imprenditori espressione della ‘ndrangheta, avevano agevolato gli interessi di quest’ultima nel settore degli appalti pubblici, costituendo, gestendo e di fatto infiltrandosi in un nucleo di oltre 60 imprese, sostanzialmente consorziate tra di loro, che governavano collusivamente le principali aggiudicazioni dei lavori pubblici nell’area della piana di Gioia Tauro, attraverso insidiose attività di turbativa delle relative aste.

Partendo da tali risultanze, l’attività investigativa delle Fiamme gialle reggine si è focalizzata sulla ricostruzione dei flussi finanziari legati all’aggiudicazione di due appalti pubblici – entrambi finanziati con i fondi europei Pisu (Piani integrati di sviluppo urbano) – che il cartello d’imprese predetto, sotto la regia di Morabito, ha ottenuto con le accennate modalità delittuose. Si fa specifico riferimento, in primis, all’appalto – gestito di fatto dalla famiglia Bagalà e da Morabito – relativo al ‘centro polisportivo a servizio della città – porto’ (l’ambito portuale interessato ricadeva nel comune di Rosarno che era l’ente appaltante). A tal riguardo, è stato accertato che la società formalmente aggiudicataria della gara pubblica (Barbieri costruzioni srl) aveva ottenuto un’anticipazione dal predetto ente per 877.557,12 euro. Tale somma, a sua volta, per circa 670 mila euro, era stata fatta confluire dai conti correnti della società ‘Barbieri’ sui rapporti finanziari delle società italiane riconducibili a Scimone e, da qui, successivamente, su quelli delle imprese estere (le predette Nobilis Metallis Doo e B-Milijon). Infine, da tali conti esteri, sono stati disposti bonifici in favore di vari imprenditori coinvolti nel sistema (tra cui Mordà e Canale) nonché prelevate somme in contanti da Scimone che sono state poi consegnate a Morabito. Anche in relazione al secondo appalto, relativo al ‘centro polifunzionale – lato sud del lungomare di Gioia Tauro’ (il Comune di Gioia Tauro era l’ente appaltante), è stato accertato che quest’ultimo ente pubblico aveva concesso alla società aggiudicataria dei lavori (‘Cittadini srl’) un anticipo sull’importo del Sal per 775.966,66 euro a fronte di fatture emesse, tra le altre, da imprese riconducibili allo stesso Scimone.

carabinieri (2)Tutto ciò a conferma che ‘il cd. Sistema Scimone’ – ricorrendo ad un articolato schema di imprese nazionali ed estere nonché ai correlati rapporti economici e finanziari – ha di fatto garantito ad intere filiere criminali riconducibili alle principali cosche di ‘ndrangheta locali, adeguato, sicuro e protetto canale per riciclare i proventi illeciti derivanti, tra gli altri, dei delitti di associazione per delinquere di tipo mafioso e turbata libertà degli incanti. Le indagini, pertanto, hanno evidenziato la caratura criminale di Antonio Scimone, soggetto che spicca come riciclatore professionista al servizio non della singola cosca, ma della criminalità organizzata della provincia reggina unitariamente intesa, per conto della quale si è prestato sistematicamente a favorirne gli interessi economici attraverso il suo collaudato sistema di società di comodo italiane e straniere. Oltre ai soggetti fermati, a conclusione della lunga e laboriosa attività d’indagine, sono state denunciate, a vario titolo, 46 persone. In considerazione della tipologia dei reati contestati, che consentono, in massima parte, la confisca, è stato richiesto ed ottenuto il sequestro preventivo di 51 società con sede in varie regioni d’Italia ed anche all’estero, 19 immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di circa 100.000.000 euro. Per l’esecuzione dei provvedimenti, il centro operativo Dia di Reggio Calabriaha potuto contare sul fondamentale apporto delle articolazioni periferiche Dia di Milano, Padova, Roma e Catanzaro, nonché di personale di supporto proveniente dalla Sicilia, dalla Puglia e dalla Campania, mentre la Guardia di finanza è intervenuta mediante l’impiego di 220 militari tratti dai reparti dipendenti dal Comando provinciale di Reggio Calabria.

In concomitanza con l’operazione ‘Martingala’, il Gico del nucleo di polizia economico finanziaria di Firenze, unitamente al Reparto operativo – Nucleo investigativo dell’arma dei carabinieri del capoluogo toscano, ha fatto luce, sotto la direzione della Procura distrettuale antimafia di Firenze, sul riciclaggio/reimpiego nel tessuto economico toscano dei proventi illeciti conseguiti dall’associazione capeggiata da Antonio Scimone, Antonio Barbaro e Bruno Nirta, segnatamente nei confronti di imprenditori operanti nel locale distretto conciario. All’esito delle indagini, la Guardia di finanza ed i carabinieri di Firenze hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 persone, oltre al sequestro preventivo di 12 società e disponibilità finanziarie. La complessa attività è stata svolta con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo.