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‘Ndrangheta, blitz antidroga a Catanzaro: bambini usati per nascondere gli stupefacenti

Le parole del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri riguardo l’operazione ‘All ideas’

carabinieriAnche l’indagine di questa mattina, risultato di intercettazioni telefoniche e ambientali e di pedinamenti, è importante perché non va solo a contrastare il traffico di cocaina ma va ad incidere sulla vivibilità e sicurezza della popolazione. L’indagine condotta dai carabinieri è fatta bene, non ci troviamo davanti a gravi indizi ma a prove, quindi sul piano probatorio siamo molto tranquilli“. Così il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha commentato l’operazione ‘All ideas’, condotta dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Catanzaro e coordinata, oltre che dal procuratore Gratteri, dagli aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla e dal sostituto Paolo Petrolo e che ha portato a un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 15 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di stupefacenti in concorso e detenzione illegale di armi e munizioni. A una settimana di distanza dai 48 arresti dell’operazione interforze polizia-carabinieri contro un potente sodalizio che stava inondando di droga la città di Catanzaro, un’altra piazza di spaccio è stata chiusa. A farsi largo in maniera sempre più autonoma nel mercato degli stupefacenti, nella zona Sud del capoluogo, quartiere di Santa Maria, è la criminalità organizzata rom, la quale, sottolinea il procuratore Luberto “ha acquisito spazi autonomi che potremmo definire autosufficienti, con canali propri per il rifornimento di sostanza stupefacente nel reggino e nel vibonese. Questo indica una emancipazione rispetto alla situazione cui erano relegati fino a qualche anno fa i rom, ossia di meri spacciatori. Oggi controllano l’ingrosso, nel senso che hanno canali importanti di approvvigionamento di stupefacente e gestiscono le piazze in maniera autosufficiente“. Non complici ma compartecipi dello spaccio della cocaina sono le donne. “Le donne non sono state mere favoreggiatrici degli uomini ma sono state compartecipi e impegnate nello spaccio e nell’occultamento dello stupefacente e spesso sono state loro a consigliare ai propri compagni di occultare la droga addosso ai minori perché è difficile poter controllare un minore“, ha spiegato il comandante della Compagnia di Catanzaro, Antonio Piccione. Ragazzini, ha detto l’aggiunto Capomolla, “coinvolti come strumenti, usati per nascondere la cocaina, per eludere i controlli delle forze dell’ordine”. La conduzione del mercato degli stupefacenti era familiare ma il sodalizio stava crescendo, allacciando rapporti d’affari sempre più stretti con i fornitori del reggino e del vibonese. E il ruolo delle donne cresceva con quello del sodalizio. “Le donne – continua Piccione – si occupano della gestione contabile. Abbiamo sequestrato anche il denaro e parecchi buoni fruttiferi postali intestati a una donna, la più anziana, la matriarca, la madre degli esponenti maggiori del sodalizio, la famiglia Amato. Oltre 300mila euro sequestrati in occasione di una perquisizione”. Ma non solo. Il comandante provinciale Marco Pecci racconta come “il sodalizio, oltre che poggiare su basi familiari, era particolarmente attivo e pericoloso, non solo per il traffico di ingenti quantitativi di stupefacente ma anche per il traffico di armi che sono state sequestrate nel corso delle indagini e per la disponibilità di ingenti somme di denaro. Il denaro e la droga venivano spesso occultati all’interno degli pneumatici delle autovetture. I proventi dello spaccio venivano reinvestiti e con i guadagni acquisiti il sodalizio stava acquisendo anche padronanza e autonomia a livello territoriale“. E questo poteva portare a pericolose dinamiche di concorrenza con gruppi rivali.