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Messina: i Prof. Pira e Baglio presenteranno il libro di Luciano Armeli Iapichino “Lucido Delirio”

Antonio Baglio e Francesco Pira

All’Università di Messina i professori Baglio e Pira, presenteranno il libro di Luciano Armeli Iapichino “Lucido Delirio”

Antonio Baglio e Francesco PiraLunedì 26 febbraio 2018, alle ore 16.00, presso il Rettorato dell’Università di Messina, nella sala dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti, i professori Francesco Pira, docente di comunicazione e giornalismo e il professor Antonio Baglio , docente di storia contemporanea presenteranno il libro “LUCIDO DELIRIO. RIFLESSIONI SOCIO-ESISTENZIALI ALLA LUCE DEL PENSIERO DIVERGENTE” (Armenio Edizioni) del professore Luciano Armeli Iapichino, docente e scrittore. L’evento, aperto alla città, è organizzato dal Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne e dal Corso di Laurea in Scienze dell’Informazione, Comunicazione Pubblica e Tecniche Giornalistiche. Edito da Armenio Editore di Brolo, fresco di stampa questo ultimo libro dello scrittore Luciano Armeli Iapichino, docente del “Borghese-Faranda” di Patti e figlio di quei Nebrodi che hanno elevato una voce culturale irradiatasi in poco più di un lustro sul territorio nazionale con intriganti lavori di denuncia e non solo, a iniziare dall’affaire Attilio Manca. In questo volume, impreziosito dalla prefazione del giornalista Nino Amadore, Armeli presenta un’accurata silloge di articoli – inchiesta, pubblicati in questi anni nelle testate giornalistiche online con le quali collabora, affrontando temi che si dipanano tra passato e presente, locale e globale, memoria e denuncia, cultura e criminalità organizzata. Un pozzo di San Patrizio di aneddoti, curiosità e agghiaccianti verità spalmate con quella scrittura non addomesticabile tipica dello stile, l’animo irrequieto e la penna di Luciano Armeli Iapichino.

Luciano Armeli IapichinoScrive Nino Amadore, giornalista di lungo corso, firma prestigiosa del Sole 24 Ore, nella prefazione:

“le parole sono pietre. Ma sono pietre che bisogna ben maneggiare qualunque sia l’obiettivo che si persegue. Le parole diventano massi enormi da utilizzare con cura quando entrano nel racconto di cronaca, nella vita quotidiana, nella carne viva della società: la vita delle persone. Non è solo questione di forma, come si potrebbe immaginare, perché il racconto è la rappresentazione dell’analisi, dell’indagine, della ricerca. Di un lavoro profondo di scoperta insomma: il disvelamento come contrario dell’occultamento. Ecco il lavoro di Luciano Armeli Iapichino è tutto questo, che parte dall’impegno civile e pedagogico per approdare al racconto e poi alla cronaca giornalistica, di approfondimento certo, alla ricerca di una prospettiva, della profondità del fatto”. 

E’ un libro che spiega anche la delicata posizione e a volte la sovraesposizione di alcuni intellettuali. Prova ancora a spiegare Amadore:

“lui parla di lucido delirio ma si potrebbe dire che il delirio dei folli, tanto quanto folli sono gli intellettuali che comprendono per tempo, cioè prima degli altri, e provano a spiegare agli altri: le intuizioni degli intellettuali sono intuizioni, spesso di follia e il loro è il drammatico delirio di chi capisce e soffre, in una dialettica con se stessi che non si placa se non di fronte al trionfo dei fatti”.

Luciano Armeli Iapichino anche nell’ultimo libro  è alla ricerca della verità, così come ha fatto nelle sue precedenti pubblicazioni: IL TIRANNO E L’IGNORANZA. 2009; – L’UOMO DI AL CAPONE. 2014; NINO FERRAÙ. UN INTELLETTUALE. LA SUA ANIMA. LA SUA EPOCA. 2015; LE VENE VIOLATE.DIALOGO CON L’UROLOGO SICILIANO UCCISO NON SOLO DALLA MAFIA. Ed.2016; SEMANTICA DI UN SENTIMENTO. VIAGGIO NELLE TERRE DELL’AMORE. 2017. In tutte le sue opere c’è il coraggio della denuncia, c’è la voglia di riscatto. C’è quella Sicilia che prova a stare dal lato giusto e che non può accettare l’altro lato, quello mafioso, quello prevaricatore e quello corrotto.